Gli YANOMAMI e il COVID-19

Gli invasori nel territorio yanomami non vengono messi in quarantena e il Covid-19 continua a diffondersi tra le loro comunità. I dati attuali della rete Pro-Yanomami e Ye’kwana che sta monitorando la malattia fra questo popolo registrano il numero spaventoso di 1.201 casi confermati di Covid-19, con nove morti confermate e altri 13 decessi sospettati di essere dovuti al coronavirus.

I numeri continuano a crescere, come si può vedere nel grafico sottostante:73e83f11-9dcb-4f10-b7a7-a708d6ce6e3e

Con 20.000 cercatori d’oro che hanno invaso le loro terre, l’isolamento è impossibile e i minatori portano nei villaggi il Covid-19 e altre malattie, come la malaria. Questo, aggiunto alla difficoltà di accesso alle strutture sanitarie, significa che la vita di questo popolo, così come quella di tutti i popoli amazzonici è gravemente minacciata.

I popoli indigeni e il COVID-19

Nel mese di aprile 2020, il ministero della salute del Brasile ha riferito della morte, causa Covid19, di un ragazzo quindicenne appartenente alla tribù Yanomami. Gli Yanomami vivono in una zona della foresta amazzonica tra il Brasile e il Venezuela e sono la più grande tribù indigena isolata nelle americhe. La morte di questo giovane ha destato molte preoccupazioni per la sorte dei popoli indigeni che vivono in isolamento volontario nel bacino amazzonico: circa 200 tribù, per circa 10.000 individui complessivi. La maggior parte di esse, ben 114, vivono nell’Amazzonia brasiliana. Per questi popoli l’isolamento è una consapevole strategia di conservazione collettiva, che consente loro di mantenere i propri sistemi sociali, le loro culture, le loro lingue e tradizioni. Continua a leggere