Le prime 10 cose che Biden dovrebbe fare.

Il giornale Native News Online ha scelto le prime 10 cose che dovrebbero essere fatte il primo giorno dell’amministrazione Biden:

1. Rimuovere il ritratto di Andrew Jackson nello Studio Ovale. Vi era stato messo da Trump.

2. Garantire una completa distribuzione del vaccino Covid-19 nel Paese indiano. Gli indiani d’America e i nativi dell’Alaska sono spesso gli ultimi a ricevere assistenza.

3. Emettere un Ordine esecutivo per ristabilire la periodica consultazione con le tribù abolita da Trump.

4. Ripristinare l’annuale conferenza delle nazioni tribali della Casa Bianca abolita da Trump e programmare la prima data.

5. Occuparsi in modo sistematico del problema delle donne e dei bambini indigeni scomparsi e assassinati. Questo grave problema colpisce il Paese indiano in proporzioni epidemiche.

6. Chiudere le condutture del Dakota Access e del Keystone XL tramite un Ordine presidenziale.

7. Ripristina Bears Ears e Grand Staircase-Escalante come monumenti nazionali.

8. Ripristinare lo status di trust land alle terre già affidate alla tribù dei Mashpee Wampanoag e revocate da Trump.

9. Proteggere l’Artic Refuge dalle esplorazioni petrolifere.

10. Fermare la costruzione del muro di confine col Messico nella riserva della Nazione Tohono O’odham e nelle altre nazioni tribali interessate.

Hitler’s American Model

Nel settembre 1935, nel corso del congresso del Partito Nazionalsocialista tedesco, svoltosi a Norimberga, furono emanate le cosidette Leggi di Norimberga. Queste leggi, che furono precedute e seguite da decreti legislativi e da numerose disposizioni d’ufficio, avevano lo scopo di ridurre, fino ad annullarli, i diritti di cittadinanza delle persone “non gradite”, in particolare degli ebrei tedeschi e in seguito anche di quelli dei territori occupati. In questo modo, il nazismo si dotò di un appiglio giuridico per la sempre più aspra persecuzione antiebraica che sarebbe poi culminata con l’olocausto. Com’è noto non furono solo gli ebrei a essere perseguitati e a finire vittime della “soluzione finale” di angosciante memoria. Zingari, oppositori politici, persone con menomazioni fisiche o psichiche, omosessuali, subirono la medesima sorte. Fra le altre cose, fu anche stabilita una distinzione tra chi doveva essere considerato “appartenente allo Stato” e chi “cittadino del Reich”. Poteva far parte di quest’ultima categoria solo chi era “di sangue tedesco o affine” la qualcosa gli conferiva pieni diritti politici, mentre gli “appartenenti allo Stato” subivano pesanti limitazioni ad esempio in campo matrimoniale. Si trattava, nell’aberrante logica nazista, d’impedire l’indebolimento della “razza ariana” attraverso unioni con individui di “razze” considerate inferiori. Sempre a tale scopo fu poi approvata la Legge sulla prevenzione della nascita di elementi ereditariamente malati che imponeva lasterilizzazione forzata dei potenziali trasmettitori di tare ereditarie e che permetteva alla polizia di fare irruzione nelle abitazioni dei segnalati e prelevare a forza gli interessati. Continua a leggere

Un esperimento di autodeterminazione del popolo Lakota

Anche a Rapid City, in South Dakota, ai piedi delle Colline Nere, vivono molti dei cosiddetti indiani urbanizzati. Alcuni di loro vivono ai margini della società, sono senza fissa dimora, bevono e usano droghe e da decenni il loro luogo di ritrovo è lungo le rive del Rapid Creek, che attraversa la città. Poiché le riserve Sioux non sono molto distanti da qui, sono perlopiù persone appartenenti alla Nazione Lakota. Alcuni attivisti Lakota hanno iniziato ad aiutare questa gente, dapprima offrendo loro pasti caldi o semplicemente una buona parola poi, in previsione della stagione invernale, hanno deciso di offrire loro un riparo. Così, lungo il torrente, hanno rizzato alcuni tepee in cui alloggiare i loro parenti Lakota. Il sindaco ha subito dichiarato illegale il campo e la polizia è intervenuta per smantellarlo. Sei persone sono finite in prigione, ma il progetto ha comunque preso il volo.

Appena usciti dalla prigione, gli attivisti hanno rapidamente spostato l’accampamento in un terreno di circa 36 ettari di proprietà delle tribù Sioux di Cheyenne River, Rosebud e Pine Ridge che erano parte dell’area dove sorgeva la Rapid City Indian Boarding School, appena fuori città, in direzione delle colline. Lo hanno chiamato “Camp Mniluzahan” dal nome Lakota del torrente che attraversa Rapid City. Si trova abbastanza vicino al centro per essere accessibile ai senzatetto indiani della città grazie a brevi corse in navetta offerte dai volontari. E poiché si trova su un terreno tribale, è al di fuori della giurisdizione delle autorità locali.https---images.saymedia-content.com-.image-MTc2NzczNzk4MzQ1ODQ0MzUz-camp-mniluzahan-1

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IL VOTO DEI NATIVI AMERICANI E LE PROMESSE ELETTORALI DI JOE BIDEN

Visto i risultati delle elezioni per individuare il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America, e tenuto conto del particolarissimo sistema di elezione, sembra proprio che i Nativi Americani, dando fiducia al candidato Joe Biden e alla parte del suo programma elettorale che li riguarda, siano risultati decisivi  per la sua vittoria.

In Arizona, dove gli indiani censiti sono circa 425.000, Biden ha battuto Trump per circa 11.000 voti grazie al contributo determinate dei Nativi Americani. Il 98% dei Tohono O’odham ha votato per Biden, così come il 90% dei Navajo. Gli Hualapai, Havasupai, gli Apache di White Mountain, di Gila River, di San Carlos e i Pascua Yaqui hanno votato per Biden in percentuali comprese fra il 70 e il 90%.

Il Wisconsin, che Biden si è aggiudicato per soli 20.500 voti e che è risultato determinate per raggiungere i 270 grandi elettori, gli indiani, che sono circa 86.000,  lo hanno votato all’82%.

Pur essendo stati vinti d Trump, anche in Montana e South Dakota gli indiani hanno votato in maggioranza per Biden. In Montana, le tribù di Fort Belknap, i Blackfeet, i Crow e i Northern Cheyenne hanno scelto Biden al 64%. In South Dakota, dove Trump ha vinto col 61%, le tribù Sioux hanno votato per Biden all’ 88%. Continua a leggere

I DEMOCRATICI AMERICANI E LE BOARDING SCHOOL

Martedì 29 settembre scorso, la senatrice democratica degli Stati Uniti Elizabeth Warren e il deputato Deb Haaland (democratico del New Mexico) hanno presentato un disegno di legge per l’istituzione di una Commissione per la verità e la guarigione relativa alla politica di assimilazione forzata dei Nativi Americani attuata dagli Stati Uniti dalla metà del XIX alla metà del XX secolo. Durante quel periodo di tempo furono aperte centinaia di collegi, le cosiddette Indian Boarding School, in cui i bambini nativi, portati via dalle loro case contro la volontà dei loro genitori, venivano costretti a imparare la cultura dei colonizzatori bianchi, secondo il famigerato detto “uccidi l’indiano, salva l’uomo”.Unknown

Se la legge sarà approvata verrà istituita la prima commissione formale nella storia degli Stati Uniti per indagare, documentare e riconoscere il genocidio culturale e le pratiche di assimilazione forzata attuate del governo degli Stati Uniti contro gli indiani. La Commissione avrebbe il compito di esplorare, documentare e riconoscere i torti del governo federale allo scopo di aiutare la guarigione dei traumi intergenerazionali tramandati nelle famiglie e nelle comunità dei Nativi Americani. Darebbe, inoltre, alle vittime l’opportunità di parlare delle proprie esperienze personali legate alle molte violazioni dei più elementari diritti umani, fra cui il diritto di crescere ed educare i propri figli, il diritto di parlare la propria lingua e di praticare la propria religione, nonché il diritto a non essere violentati fisicamente, sessualmente e psicologicamente. E, da ultimo ma non ultimo, il diritto alla vita.

La politica delle Boarding School è stata una macchia nerissima nella storia degli Stati Uniti, ed è da tempo che le sue vittime chiedono giustizia per i danni inimmaginabili che hanno subito. Per tali motivi il disegno di legge ha il sostegno convinto dei leader tribali che vedono e vivono ancora oggi gli effetti del trauma associato alla separazione forzata dei bambini e dei ragazzi indiani delle loro famiglie e delle violenza che subirono nei collegi. L’alto tasso di suicidi, di alcolismo, di abuso di droghe e di violenza domestica, che sono purtroppo una caratteristica delle comunità Native Americane, è il risultato di decenni di violenze perpetrate all’interno delle Boarding School. Il disegno di legge denominato Truth and Healing Commission on Indian Boarding School Policy in the United States Act è supportato da molte organizzazioni tribali fra cui la National Native American Boarding School Healing Coalition e la Association on American Indian Affairs.

La tempistica per la presentazione di questo disegno di legge, che avviene a ridosso delle elezioni presidenziali americane, fa sorgere il sospetto che il Partito Democratico degli Stati Uniti voglia conquistare in questo modo una parte dei voti dei Nativi Americani, tuttavia, se questo fosse il prezzo da pagare per ottenere l’istituzione della Commissione, e contemporaneamente battere Trump, potrebbe valere la pena pagarlo.

Una commissione per la verità e la guarigione sulle Indian Boarding School è attesa da tempo negli Stati Uniti mentre in Canada un processo analogo a quello proposto si è da tempo concluso con la presentazione di scuse ufficiali del governo canadese a chi ne subì  le conseguenze e alle rispettive First Nations e con l’avvio di programmi di supporto alle comunità e alle persone colpite dal trauma.

Apache e scoiattoli rossi

Due giorni fa, 16 settembre 2020, il Center for Biological Diversity e la Maricopa Audubon Society hanno notificato il loro intento di citare in giudizio l’U.S. Fish and Wildlife Service, l’Agenzia statunitense per la pesca e la fauna selvatica, per ottenere l’espansione dell’area definita di l’habitat critico per gli scoiattoli rossi del Monte Graham (Tamiasciuris hudsonicus grahamensis), a elevatissimo rischio di estinzione, in Arizona. Questa specie di scoiattolo, di cui restano meno di 80 esemplari, vive solo nelle montagne del Pinaleño, una catena isolata nel deserto dell’Arizona.squir1l

L’attuale habitat critico, designato a favore degli scoiattoli, include solo le foreste di abeti rossi che, a quella latitudine, si trovano sopra i 2.800 metri. La costruzione di alcuni telescopi, gli incendi naturali e quelli programmati per proteggere i telescopi dalle fiamme libere hanno ridotto l’areale tipico della specie e spinto gli scoiattoli a quote più basse, nelle foreste miste di conifere che sono prive della designazione ufficiale di habitat critico e quindi non protette. Continua a leggere