Apache e scoiattoli rossi

Due giorni fa, 16 settembre 2020, il Center for Biological Diversity e la Maricopa Audubon Society hanno notificato il loro intento di citare in giudizio l’U.S. Fish and Wildlife Service, l’Agenzia statunitense per la pesca e la fauna selvatica, per ottenere l’espansione dell’area definita di l’habitat critico per gli scoiattoli rossi del Monte Graham (Tamiasciuris hudsonicus grahamensis), a elevatissimo rischio di estinzione, in Arizona. Questa specie di scoiattolo, di cui restano meno di 80 esemplari, vive solo nelle montagne del Pinaleño, una catena isolata nel deserto dell’Arizona.squir1l

L’attuale habitat critico, designato a favore degli scoiattoli, include solo le foreste di abeti rossi che, a quella latitudine, si trovano sopra i 2.800 metri. La costruzione di alcuni telescopi, gli incendi naturali e quelli programmati per proteggere i telescopi dalle fiamme libere hanno ridotto l’areale tipico della specie e spinto gli scoiattoli a quote più basse, nelle foreste miste di conifere che sono prive della designazione ufficiale di habitat critico e quindi non protette. Continua a leggere

Distruttori di luoghi sacri

Rio Tinto Group è un gruppo multinazionale anglo-australiano che si occupa di ricerca, estrazione e lavorazione di risorse minerarie. È tra le più grandi società minerarie del mondo ed è attiva in ben 36 paesi. Il gruppo è composto da 2 società: Rio Tinto Plc, quotata al London Stock Exchange e Rio Tinto Limited, quotata all’Australian Securities Exchange. Rio Tinto Group fu fondato a Londra nel 1873, come Rio Tinto Company Limited, per sfruttare le risorse minerarie della provincia spagnola dell’Huelva. Nonostante che all’interno del sito internet della società si possa trovare la frase seguente: “In Australia, our archaeologists work alongside Indigenous Australians to preserve 40,000-year-old rock art”, è di una settimana fa la notizia che la società ha costretto alle dimissioni il proprio amministratore delegato Jean-Sébastien Jacques a causa delle diffuse e forti proteste per la distruzione dei rifugi preistorici nella gola di Juukan, in Australia, sacri ai popoli aborigeni Puutu Kunti Kurrama e Pinikura.

Le grotte, frequentate per più di 46.000 anni, incastonate in una gola del deserto australiano, avevano già restituito un tesoro di manufatti che tracciavano la lunga storia degli aborigeni in quella zona: un coltello di osso di canguro di 28.000 anni e una treccia di capelli umani, vecchia 4.000 anni, che si pensa fosse stata usata come cintura e da cui verrà estratto il DNA di quegli antichi uomini. Purtroppo l’area delle grotte è ricchissima di minerali di ferro di alta qualità, perciò, lo scorso mese di maggio, Rio Tinto ha deciso di far saltare in aria le grotte per raggiungere le ricchezze sottostanti.

La stessa storia si sta per ripetere agli antipodi. Continua a leggere

Vittoria storica della nazione Creek in Oklahoma

Con un articolo del 21 maggio scorso, a cui vi rimandiamo, avevamo dato conto di una causa pendente alla Corte Suprema degli Stati Uniti.

Oggi una sentenza della Corte Suprema, ha confermato che i confini della riserva Creek definiti dal trattato con quella Nazione sono ancora oggi in vigore.

Con il trattato, gli Stati Uniti “garantirono solennemente” alla Nazione Creek la loro riserva come “dimora permanente” in cambio dell’uscita dalle loro terre d’origine dell’est (Trattato con i Creek del 1832) e Trattato con i Creek del 1833). Con un trattato successivo, gli Stati Uniti ribadirono che la riserva era “per sempre messa da parte come sede di detta Nazione Creek” (Trattato con i Creek del 1866).

La storica decisione odierna della Corte Suprema lo ribadisce. Nel rilasciare il parere della Corte, il giudice Neil Gorsuch ha dichiarato: “Oggi ci viene chiesto se la terra promessa da questi trattati rimanga una riserva indiana ai fini del diritto penale federale. Poiché il Congresso non ha stabilito diversamente, manteniamo il governo alla sua parola”.

Nel mantenere il governo federale ai suoi obblighi derivanti dai trattati, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha messo fine a ciò che non avrebbe mai dovuto essere messo in discussione. Ci congratuliamo con la Nazione Creek per il suo successo.

I principali focolai del Covid-19 negli Stati Uniti sono tutte terre indiane

 

In percentuale i Navajo hanno avuto più persone infettate dal coronavirus rispetto a qualsiasi Stato degli USA. Decenni di abbandono, sfruttamento e discriminazione hanno fatto si che, anche prima di questa pandemia, i Navajo avessero un’aspettativa di vita più breve (72 anni) rispetto alle persone in Guatemala (74) e ora il Covid-19 sta li colpendo con una forza particolare. Preda della povertà: molti Navajo vivono affollati in piccole case in cui il distanziamento sociale è impossibile e il 40% di loro non ha acqua corrente. Ciò rende difficile il lavaggio delle mani e porta le famiglie a raggrupparsi nelle lavanderie automatiche.Y84Xycq

Secondo una ricerca dell’American Indian Studies Center, presso l’U.C.L.A, basata sul numero di contagiati ogni 100.000 abitanti, se le tribù di nativi americani fossero conteggiate come stati, i cinque stati più infetti del paese sarebbero tutti nativi, con New York che scenderebbe dal 1° al 6° posto. Al primo posto di questa triste classifica ci sarebbe la Mississippi Band of Choktow, al secondo i White Mountain Apache, poi il Pueblo Zia, il Pueblo San Felipe, la Navajo Nation, New York, il Pueblo Kewa, poi il New Jersey, ecc. Il Servizio Sanitario Indiano afferma che il 28% dei test effettuati ha avuto esito positivo positivo, un tasso enormemente elevato e, poiché molti Navajo soffrono di diabete, ipertensione e malattie cardiache, ci sono più morti tra i giovani che altrove negli Stati Uniti.

Anche per questo i Navajo sono già stati stigmatizzati come potenziali minacce per la salute dell’intera regione, il che è ridicolo data la storia delle molte malattie epidemiche portate dagli europei nel Nuovo Mondo. In ogni caso ci sono già stati casi discriminatori come i blocchi stradali istituiti dalla città di Gallup, che confina con la riserva Navajo, per impedire l’ingresso in città dei membri tribali.

In questa situazione allarmante, gli Stati Uniti, attraverso il Servizio Sanitario Indiano, hanno stanziato solo $ 3.943 a persona per l’assistenza sanitaria per i nativi americani. Cioè, meno della metà dei $ 8.602 spesi per l’assistenza sanitaria per ogni detenuto nelle prigioni americane.

Non tutti però sono “disattenti”, poiché circa 800 Navajo prestarono servizio durante la Guerra di Corea del 1950-53, alcuni di loro come code talker”, la Corea del Sud si è ricordata di loro e, in segno di gratitudine, ha inviato 10.000 mascherine ai veterani della Navajo Nation. Ben 20.000 famiglie irlandesi, riconoscenti per aver ricevuto aiuti dagli indiani Choctaw, nel 1847, durante la carestia delle patate, hanno restituito il favore donando 670.000 $ alle nazioni Navajo e Hopi.

Il governo degli Stati Uniti si è mosso invece con grave ritardo. Washington impiegò sei settimane per trasferire fondi ai Navajo, rendendo difficile per la tribù procurarsi equipaggiamento protettivo e kit di prova e ciò è costato più vite di quante si potesse immaginare.

I bisonti tornano a Rosebud

Foto: M. Galanti

Foto: M. Galanti

La Rosebud Sioux Tribe, attraverso il suo braccio economico, la Rosebud Economic Development Corporation (REDCO), ha avviato un progetto per la creazione di un nuovo branco di bisonti di pianura. La tribù lo farà impegnando 11.300 ettari di prateria col la capacità di supportare 1.500 animali. La Wolakota Buffalo Range diventerà la più grande mandria di bisonti di proprietà e gestione dei Nativi Americani.

Il progetto della tribù è stato avviato in collaborazione col WWF e con il supporto del Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti. Nei prossimi cinque anni, il Dipartimento degli Interni invierà centinaia di bisonti provenienti da mandrie gestite a livello federale nello spazio di nuova creazione. Il primo trasferimento di bisonti avrà luogo in autunno. Questa mandria aumenterà il numero complessivo di bisonti di proprietà di nativi americani del 7%. Continua a leggere

Bare invece di mascherine

Riceviamo, dall’amica Naila Clerici, e volentieri pubblichiamo.

Dalla SIHB, Seattle Indian Health Board (Stato di Washington), arriva la notizia-disastro il 5 maggio. A fine marzo la SIHB invia una richiesta urgente alle autorità statali e federali per materiale sanitario, onde contenere la pandemia che dalla grande area urbana stava espandendosi nelle riserve. Tra queste le più popolate sono: Tulalip, Duwanish, Chinnok, Cayuse, Umatilla, Yakama, Spokane, Walla-Walla. Urgono – supplicava il messaggio – mascherine, guanti, camici per sanitari ed infermieri, amuchina e clorochina e, possibilmente, ventilatori. Nessuna risposta. Le due responsabili del centro sanitario, Esther Lucero ed Abigail Echo-Hawk, rinnovano la richiesta pochi giorni dopo. Ancora silenzio assoluto: le autorità sanitarie statali e federali non hanno nemmeno dato notifica di ricevuta dei messaggi. Nel frattempo tra gli oltre 560 ricoverati si registrano ben 64 decessi. Passano le settimane e la richiesta viene ripetuta più volte: l’ultima (prima della rinuncia) risale a metà aprile. E finalmente pochi giorni or sono arrivano dei pacchi. Quando Lucero ed Echo-Hawk li aprono scoppiano in grida di disperazione e decidono di fotografare tutti i contenuti inviando le foto alla catena televisiva NBC, che le diffonde solo localmente. Quando la casa madre del network si accorge della notizia si è giunti ormai al 5 maggio e dopo aver tempestato di improperi la filiale di Washington State, fa scoppiare il caso in tutti gli Stati Uniti. Nei pacchi inviati dalle autorità sanitarie ci sono solo Body – Bags. Ovvero bare gonfiabili con tanto di fogli esplicativi relativi all’uso delle Cadaver Body Bags e targhette dove si scrivono i nomi dei defunti e si attaccano poi agli alluci dei piedi prima di tirare la chiusura-lampo.

È uno scandalo. Inoltre quella targhette – ora di cartoncino – sono identiche a quelle di ottone che nell’Ottocento servivano ad identificare gli indiani massacrati (ricordate Wounded Knee?).