Le prime 10 cose che Biden dovrebbe fare.

Il giornale Native News Online ha scelto le prime 10 cose che dovrebbero essere fatte il primo giorno dell’amministrazione Biden:

1. Rimuovere il ritratto di Andrew Jackson nello Studio Ovale. Vi era stato messo da Trump.

2. Garantire una completa distribuzione del vaccino Covid-19 nel Paese indiano. Gli indiani d’America e i nativi dell’Alaska sono spesso gli ultimi a ricevere assistenza.

3. Emettere un Ordine esecutivo per ristabilire la periodica consultazione con le tribù abolita da Trump.

4. Ripristinare l’annuale conferenza delle nazioni tribali della Casa Bianca abolita da Trump e programmare la prima data.

5. Occuparsi in modo sistematico del problema delle donne e dei bambini indigeni scomparsi e assassinati. Questo grave problema colpisce il Paese indiano in proporzioni epidemiche.

6. Chiudere le condutture del Dakota Access e del Keystone XL tramite un Ordine presidenziale.

7. Ripristina Bears Ears e Grand Staircase-Escalante come monumenti nazionali.

8. Ripristinare lo status di trust land alle terre già affidate alla tribù dei Mashpee Wampanoag e revocate da Trump.

9. Proteggere l’Artic Refuge dalle esplorazioni petrolifere.

10. Fermare la costruzione del muro di confine col Messico nella riserva della Nazione Tohono O’odham e nelle altre nazioni tribali interessate.

TRUMP INSISTE ANCORA CON OAK FLAT

unnamedIl presidente uscente degli Stati Uniti, Donald Trump insiste nel voler approvare il controverso scambio di terre necessario alla società mineraria Rio Tinto e il suo socio BHP Group per il noto progetto di estrazione del rame in Arizona nel sito di Oak Flat che ha un profondo valore culturale e spirituale per molti popoli indigeni della zona.

Il prossimo 15 gennaio, un pugno di giorni prima dell’entrata in carica del presidente eletto Joe Biden, il servizio forestale degli Stati Uniti dovrebbe pubblicare la sua dichiarazione finale sull’impatto ambientale della progettata miniera. Questo è un passaggio necessario per completare lo scambio di terre di cui abbiamo già scritto in un articolo pubblicato il 17 settembre scorso.

Dopo l’atteso atto del servizio forestale, il governo americano ha 90 giorni di tempo per procedere allo scambio della terra sopra il giacimento di rame con altre che Rio possiede nelle vicinanze.

La società Rio Tinto sostiene di essere impegnata  a confrontarsi con il servizio forestale anche dopo l’entrata in carica dell’amministrazione Biden, così come con le tribù e le comunità interessate. I noti precedenti non depongono tuttavia a suo favore.

Poiché i terreni minerari non sono ancora di loro proprietà Rio e BHP Group devono ancora ottenere i permessi per l’apertura della miniera. Le tribù e i loro alleati hanno già iniziato a fare pressioni su Biden sperando che non li concederà.

 

Bare invece di mascherine

Riceviamo, dall’amica Naila Clerici, e volentieri pubblichiamo.

Dalla SIHB, Seattle Indian Health Board (Stato di Washington), arriva la notizia-disastro il 5 maggio. A fine marzo la SIHB invia una richiesta urgente alle autorità statali e federali per materiale sanitario, onde contenere la pandemia che dalla grande area urbana stava espandendosi nelle riserve. Tra queste le più popolate sono: Tulalip, Duwanish, Chinnok, Cayuse, Umatilla, Yakama, Spokane, Walla-Walla. Urgono – supplicava il messaggio – mascherine, guanti, camici per sanitari ed infermieri, amuchina e clorochina e, possibilmente, ventilatori. Nessuna risposta. Le due responsabili del centro sanitario, Esther Lucero ed Abigail Echo-Hawk, rinnovano la richiesta pochi giorni dopo. Ancora silenzio assoluto: le autorità sanitarie statali e federali non hanno nemmeno dato notifica di ricevuta dei messaggi. Nel frattempo tra gli oltre 560 ricoverati si registrano ben 64 decessi. Passano le settimane e la richiesta viene ripetuta più volte: l’ultima (prima della rinuncia) risale a metà aprile. E finalmente pochi giorni or sono arrivano dei pacchi. Quando Lucero ed Echo-Hawk li aprono scoppiano in grida di disperazione e decidono di fotografare tutti i contenuti inviando le foto alla catena televisiva NBC, che le diffonde solo localmente. Quando la casa madre del network si accorge della notizia si è giunti ormai al 5 maggio e dopo aver tempestato di improperi la filiale di Washington State, fa scoppiare il caso in tutti gli Stati Uniti. Nei pacchi inviati dalle autorità sanitarie ci sono solo Body – Bags. Ovvero bare gonfiabili con tanto di fogli esplicativi relativi all’uso delle Cadaver Body Bags e targhette dove si scrivono i nomi dei defunti e si attaccano poi agli alluci dei piedi prima di tirare la chiusura-lampo.

È uno scandalo. Inoltre quella targhette – ora di cartoncino – sono identiche a quelle di ottone che nell’Ottocento servivano ad identificare gli indiani massacrati (ricordate Wounded Knee?).

Un primo bilancio della politica indiana di Trump

Com’è noto, negli Stati Uniti il Partito Democratico ha scelto il suo candidato per sfidare il presidente Trump alle prossime elezioni presidenziali di fine anno. Al voto naturalmente parteciperanno anche gli Indiani Americani e i Nativi d’Alaska che, notoriamente, prediligono i candidati del Partito Democratico. Nelle comunità indiane si stanno tirando le somme di questa prima (e speriamo ultima) presidenza di Donald Trump. Si può senz’altro affermare che, da quando è entrata in carica, l’attuale amministrazione statunitense ha agito per ridimensionare le politiche federali a tutela dei diritti delle nazioni tribali americane, così come non le ha rispettate e onorate come meritano. Più specificatamente l’amministrazione Trump ha:

Proposto di ridimensionare la legge sulla politica ambientale: il National Environmental Policy Act. Nel 2020, l’amministrazione Trump ha presentato una proposta per ridimensionare la normativa ambientale per consentire di accelerare i progetti di sviluppo dell’energia da fonti fossili e altri progetti con elevato impatto ambientale. La proposta mira a limitare la revisione pubblica dei progetti (la nostra Valutazione d’Impatto Ambientale) e consentire ai promotori di partecipare alla stesura delle valutazioni federali sul loro impatto ambientale. L’attivazione delle procedure fino a ora previste dal National Environmental Policy Act è uno dei pochi modi che le tribù hanno di ottenere un controllo sulle azioni degli enti federali. Continua a leggere

Trump v. Wampanoag

 

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Dal blog “Changing America / the Hill”, articolo di Alexandra Kelley

Il Congresso stigmatizza la decisione dell’amministrazione Trump di eliminare le terre dei Nativi Americani dal fondo fiduciario federale

Diciotto membri del Congresso hanno firmato una lettera che tira in ballo la decisione del Ministero dell’Interno di togliere la tutela del governo federale alle terre dei Nativi Americani. La lettera è stata indirizzata ai leader di maggioranza e minoranza del Senato, rispettivamente il repubblicano Mitch McConnell, senatore del Kentucky, e il democratico Charles Schumer, senatore dello stato di New York, e riguarda la recente delegittimazione delle terre della tribù Mashpee Wampanoag con la loro revoca dal fondo fiduciario federale, privando così la tribù di ogni sussidio e contributo federale. La tribù ha ricevuto la notifica di questo cambio del loro status venerdì di due settimane fa, da parte dell’Agenzia per gli Affari Indiani Continua a leggere

La Nazione Navajo e il Covid-19

GRIDO D’ALLARME DELLA GOVERNATRICE DEL NUOVO MESSICO: IL CORONA VIRUS POTREBBE “SPAZZAR VIA” LE COMUNITÀ TRIBALI

La governatrice del Nuovo Messico, Michelle Lujan Grisham [democratica], lunedì ha lanciato un allarme al presidente Donald Trump riguardo alla “incredibile impennata” di casi di Corona virus nella Nazione Navajo, avvertendo che il virus potrebbe “spazzar via” alcune nazioni tribali, almeno secondo la registrazione della recente videoconferenza intercorsa tra Trump e i governatori dei vari stati, ottenuta da ABC News.

“Sono molto preoccupata, signor presidente,” ha detto la governatrice Lujan Grisham nel suo intervento, informando Trump di non avere ancora ricevuto alcuna risposta a una sua domanda, fatta mercoledì scorso al Ministero della Difesa, riguardo alla fornitura di un ospedale da campo dell’esercito per 248 posti letto da allestire in Albuquerque (Nuovo Messico). Continua a leggere