Un esperimento di autodeterminazione del popolo Lakota

Anche a Rapid City, in South Dakota, ai piedi delle Colline Nere, vivono molti dei cosiddetti indiani urbanizzati. Alcuni di loro vivono ai margini della società, sono senza fissa dimora, bevono e usano droghe e da decenni il loro luogo di ritrovo è lungo le rive del Rapid Creek, che attraversa la città. Poiché le riserve Sioux non sono molto distanti da qui, sono perlopiù persone appartenenti alla Nazione Lakota. Alcuni attivisti Lakota hanno iniziato ad aiutare questa gente, dapprima offrendo loro pasti caldi o semplicemente una buona parola poi, in previsione della stagione invernale, hanno deciso di offrire loro un riparo. Così, lungo il torrente, hanno rizzato alcuni tepee in cui alloggiare i loro parenti Lakota. Il sindaco ha subito dichiarato illegale il campo e la polizia è intervenuta per smantellarlo. Sei persone sono finite in prigione, ma il progetto ha comunque preso il volo.

Appena usciti dalla prigione, gli attivisti hanno rapidamente spostato l’accampamento in un terreno di circa 36 ettari di proprietà delle tribù Sioux di Cheyenne River, Rosebud e Pine Ridge che erano parte dell’area dove sorgeva la Rapid City Indian Boarding School, appena fuori città, in direzione delle colline. Lo hanno chiamato “Camp Mniluzahan” dal nome Lakota del torrente che attraversa Rapid City. Si trova abbastanza vicino al centro per essere accessibile ai senzatetto indiani della città grazie a brevi corse in navetta offerte dai volontari. E poiché si trova su un terreno tribale, è al di fuori della giurisdizione delle autorità locali.https---images.saymedia-content.com-.image-MTc2NzczNzk4MzQ1ODQ0MzUz-camp-mniluzahan-1

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