Si è insediato il 46° presidente

A due giorni dall’insediamento di Joe Biden alla presidenza degli Stati Uniti d’America vi aggiorniamo sul contenuto nostro articolo del 5 gennaio 2021: “Le prime 10 cose che Biden dovrebbe fare”.

1. Rimuovere il ritratto di Andrew Jackson nello Studio Ovale. Vi era stato messo da Trump. FATTO

2. Garantire una completa distribuzione del vaccino Covid-19 nel Paese indiano. Gli indiani d’America e i nativi dell’Alaska sono spesso gli ultimi a ricevere assistenza. FATTO

3. Emettere un Ordine esecutivo per ristabilire la periodica consultazione con le tribù abolita da Trump.

4. Ripristinare l’annuale conferenza delle nazioni tribali della Casa Bianca abolita da Trump e programmare la prima data.

5. Occuparsi in modo sistematico del problema delle donne e dei bambini indigeni scomparsi e assassinati. Questo grave problema colpisce il Paese indiano in proporzioni epidemiche.

6. Chiudere le condutture del Dakota Access e del Keystone XL tramite un Ordine presidenziale. FATTO, solo per il Keystone XL

7. Ripristina Bears Ears e Grand Staircase-Escalante come monumenti nazionali. FATTO

8. Ripristinare lo status di trust land alle terre già affidate alla tribù dei Mashpee Wampanoag e revocate da Trump.

9. Proteggere l’Artic Refuge dalle esplorazioni petrolifere. FATTO

10. Fermare la costruzione del muro di confine col Messico nella riserva della Nazione Tohono O’odham e nelle altre nazioni tribali interessate. FATTO

Speriamo che nei prossimi giorni Biden possa prendere in considerazione anche gli altri punti rimesti in sospeso. 

Continua la lotta degli Apache per Oak Flat

Apache Stronghold è un’organizzazione senza scopo di lucro costituita da Apache della riserva di San Carlos in Arizona, fondata allo scopo di combattere la colonizzazione continua, difendere i luoghi sacri e la libertà religiosa del popolo Apache, fra cui il sito di Chi’chil Bildagoteene, meglio conosciuto col nome di Oak Flat (vedere i nostri articolo del 17.09.2020 e 05.01.2021). Ne fanno parte leader religiosi e culturali tradizionalisti.

Martedì scorso, 12 gennaio 2020, Apache Stronghold ha citato in giudizio il Servizio Forestale degli Stati Uniti per impedire che emetta una dichiarazione finale d’impatto ambientale che spianerebbe la strada a un’enorme miniera di rame su quel sito ritenuto sacro dagli Apache e da altre tribù dell’Arizona. La causa, depositata presso la Corte distrettuale degli Stati Uniti, a Tucson, afferma tra l’altro che il Forest Service non ha dato sufficiente preavviso al pubblico e alle tribù interessate al fine di consentire eventuali obiezioni, e che la terra è ancora terra Apache in base a un trattato del 1852. Gli Apache sostengono anche che il Forest Service sta violando il diritto della tribù a un giusto processo, i loro diritti religiosi garantiti dal primo emendamento della Costituzione americana, il Religious Freedom Restoration Act, e anche che il Governo federale ha violato i suoi obblighi di responsabilità fiduciaria nei confronti delle tribù Apache. La causa afferma anche che Oak Flat appartiene al popolo Apache “in conformità con i termini del Trattato di Santa Fe del 1852 … che non è mai stato modificato, annullato né risolto” e che, poiché gli Stati Uniti non possiedono quella terra, non hanno l’autorità per trasferire la terra a chiunque altro.image001

Gli avvocati di Apache Stronghold hanno presentato al tribunale una dichiarazione dell’archeologo e professore dottor John Welch che afferma: “Non ho trovato alcuna prova, nei procedimenti della Indian Claims Commission o altrove, di alcun cambiamento o diminuzione dei diritti derivanti dal trattato con gli Apache relativo al territorio degli Apache occidentali. Non ho trovato alcuna prova che gli Stati Uniti abbiano compensato i diritti del trattato degli Apache titolari di Chí’chil Biłdagoteel (Oak Flat). Oak Flat è terra Apache, come lo è stata per secoli e non è di proprietà degli Stati Uniti d’America o di qualsiasi altra entità o persona”. Gli avvocati di Apache Stronghold sostengono nella causa che le tribù e i nativi interessati non hanno appreso la data esatta dell’emissione del rapporto sull’impatto ambientale fino a quando un articolo della Reuters non ha divulgato la notizia il 4 gennaio, secondo cui il documento sarebbe stato rilasciato il 15 gennaio. La data è importante perché lo scambio di terre diventa definitivo 60 giorni dopo l’emissione del rapporto.

Apache Stronghold ha anche presentato un’ordinanza restrittiva temporanea, chiedendo al giudice di vietare al Forest Service di pubblicare la dichiarazione finale sull’impatto ambientale fino a quando la causa non sarà stata risolta. Inoltre, allo scopo di bloccarne il trasferimento al gigante minerario Rio Tinto e alla sua controllata Resolution Copper Mining, mercoledì scorso, 13 gennaio, sulla base delle ricerche del prof. Welch, Apache Stronghold ha depositato all’Ufficio del registro della contea di Pinal, in Arizona, la richiesta di porre un vicolo di privilegio, a favore degli Apache, su Oak Flat. Il vincolo richiesto ha lo scopo di impedire al Forest Service degli Stati Uniti di trasferire il titolo su Oak Flat a Resolution Copper mentre è in corso la causa di cui sopra.

Nel 2019 (vedere il nostro articolo del 09.07.2020), la Corte Suprema degli Stati Uniti ha confermato i trattati sulla terra del XIX secolo tra Washington e le tribù dell’Oklahoma, questo potrebbe costituire un precedente favorevole a rafforzare la richiesta di privilegio degli Apache.

METÀ DELLO STATO DELL’OKLAHOMA È ANCORA UNA RISERVA INDIANA … FORSE

C’è una causa pendente alla Corte Suprema degli Stati Uniti, originariamente denominato Carpenter vs. Murphy, ora Sharp v.s. Murphy, che potrebbe mettere in discussione tutte le azioni legislative che furono messe in atto per togliere la terra alla Nazione Creek in Oklahoma, e alle altre quattro tribù cosiddette “civilizzate”. Questa causa potrebbe inoltre costringere gli Stati Uniti a un più ampio riesame del rapporto tra le tribù dei Nativi Americani e il governo federale.

Questa la domanda presentata alla Suprema Corte: “Se i confini territoriali del 1866 della Nazione Creek all’interno dell’ex Territorio Indiano dell’Oklahoma orientale costituiscano una riserva indiana oggi”. Da ciò derivano due sub-domande: (1) quando un qualunque atto abbia concesso la giurisdizione all’Oklahoma sulle procedure di crimini commessi dagli indiani all’interno dei confini territoriali del 1866 della Nazione Creek, non rispettando lo status di riserva dell’area; e (2) se ci siano circostanze in cui la terra della Nazione Creek si qualifica come riserva indiana, ma non coincide con la definizione di Paese Indiano come previsto nella sentenza 18 U.S.C. §1151 (Solem vs. Bartlett). Continua a leggere