Hugo Blanco e il nostro sostegno a “Lucha Indígena”

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Siamo orgogliosi di annunciare che anche Il Cerchio ha deciso  di sostenere Lucha Indígena e il lavoro di Hugo.

Chi è Hugo Blanco?

11136675_952544204785679_2426144693537939324_nHugo Blanco, dirigente storico della lotta contadina peruviana e della sinistra rivoluzionaria latinoamericana, è stato un protagonista fondamentale dell’immensa insurrezione dei contadini poveri delle valli de La Convenciòn e Lares, a cavallo degli anni ’60, che impose al potere una riforma agraria nata dal basso. A metà degli anni ’50 studia Agronomia in Argentina, si lega a un’organizzazione trotzkista e inizia in una fabbrica la sua prima scuola di formazione politica come rivoluzionario. Comincia allora il suo compromiso (impegno) con gli oppressi, cui è sempre rimasto fedele. Tornato in Perù, aderisce nel ’58 alla lotta contadina. Il suo ruolo è decisivo per il rafforzamento dei sindacati contadini e lo sviluppo della loro mobilitazione, per l’impulso all’occupazione delle terre e la conquista della riforma agraria, resistendo alla repressione dello Stato e dei gamonales (proprietari terrieri che esercitavano un potere feudale sulle comunità andine) anche con azioni armate. Catturato nel ’63, tre anni dopo viene condannato a morte da un tribunale militare, ma una grande campagna di solidarietà nazionale e internazionale fa sì che la pena venga commutata in 25 anni di prigione. Dopo un altro tentativo di condannarlo a morte e 14 scioperi della fame, viene liberato da un’amnistia del governo militar-nazionalista di Velasco Alvarado, che gli offre di lottare dall’alto, con incarico di governo, per i suoi obiettivi.  Al suo rifiuto segue il suo primo esilio forzato nel 1971, cui si aggiungono altri due nel ’75 e nel ’78. Nel ’78 viene eletto all’Assemblea Costituente, nell’80 come deputato, nel ’90 come senatore, ma quest’ultimo mandato è interrotto dall’autogolpe di Fujimori nel ’92.

Dagli anni ’90, tutti i governi che si sono succeduti hanno progressivamente svenduto il Paese alle multinazionali minerarie; l’area delle concessioni minerarie (principalmente miniere a cielo aperto) si estende per circa il 50% dei territori delle comunità contadine della Sierra e della Costa del centro e del nord del paese. Quasi la metà della regione idrografica del Pacifico (47 %) è concessa  all’attività mineraria, dove vive il 65% della popolazione che conta su appena l’1,8 % del volume d’acqua del paese. Le lotte e la resistenza indigena non sono mai venute meno in tutti questi anni, specialmente contro il colosso Minera Yanacocha (società di  proprietà della statunitense Newmont, della peruviana Minas Beneventura e fino a poco tempo fa della Banca Mondiale), che nella regione di Cajamarca ha espropriato terre, sottratto l’acqua alle comunità contadine, avvelenato le falde acquifere con gravissime conseguenze per la salute di uomini e animali. Lotte socio-ambientali con gli strumenti della tradizione comunitaria indigena quechua (Guardiani delle Lagune, Ronde Contadine) che, dal 2010, si sono moltiplicate contro il progetto Conga della Minera Yanacocha per l’estrazione dell’oro nel territorio di Celendin, megaprogetto minerario che finirebbe col pregiudicare 40 lagune di altura nelle zone di Cajamarca e Celendin, che alimentano circa 600 sorgenti, utilizzate da migliaia di contadini per i campi e gli allevamenti, che sfociano in cinque fiumi (parte nel Pacifico, parte nel bacino Amazzonico). In queste lotte ritroviamo Hugo Blanco, che nel 2012 venne in Italia per far conoscere il movimento “Conga no va!” ed è ritornato in Europa nella primavera del 2015; in quell’occasione volle conoscere la lotta NoTav, Mondeggi Bene Comune e altre realtà di lotta e di resistenza del nostro paese.

Nosotros, los indios y la Lucha Indígena

9788897376408_0_306_0_75La vita di Hugo Blanco sembra una leggenda cui si possono ispirare generazioni e generazioni di lottatori sociali, ma Hugo è una persona reale che oggi, all’età di 83 anni, continua a essere attivamente dalla parte degli oppressi, con i suoi incontri con gli studenti e collettivi sociali, con la sua partecipazione agli appuntamenti più importanti della lotta dei popoli di Abya Yala contro il capitale etnocida ed ecocida (l’ultima la sua partecipazione all’incontro a La Realidad per il 25esimo anniversario dell’insurrezione zapatista) e, soprattutto, con la pubblicazione mensile di Lucha Indígena, rivista fondata nel 2006 con un piccolo gruppo di compagni. Hugo ne spiega il perché: “Le lotte del movimento indigeno internazionale, in difesa della Madre Natura e della propria organizzazione collettiva e democratica, segnalano il cammino efficace della difesa della specie umana per la sua stessa sopravvivenza. Per appoggiarle, con un gruppo di persone, dal 2006, facciamo lo sforzo di pubblicare mensilmente Lucha Indígena, per diffondere queste lotte. Contrastando in minima parte il silenzio e la calunnia del sistema. Dando impulso a seguire il loro esempio”.

Nel 2003 fu pubblicata a Cusco la prima edizione del libro di Hugo Nosotros los indios, rivisto e ampliato è stato ripubblicato in Argentina nel 2010 e pubblicato in Italia da Nova Delphi nel 2015, con il titolo Noi, gli indios. Scrive Eduardo Galeano nella prefazione del libro : “Hugo decise di essere indio (appellativo dispregiativo usato contro la popolazione indigena), sebbene non lo fosse, e risultò essere il più indio di tutti ”. E il senso del titolo del suo libro Nosotros los indios lo si capisce bene conoscendo la sua storia, leggendo i suoi scritti, conoscendolo di persona: quel “nosotros”, quel “noi” viene dall’aver sentito , patito le ingiustizie, le ingiurie, la tragedia coloniale dei suoi fratelli indigeni nel suo stesso corpo al punto di generare quel nosotros, quel noi che dà il titolo al libro. Il libro è una raccolta di testi scritti in diversi momenti, una testimonianza che abbraccia 50 anni di lotte per la terra, per la difesa dei diritti e la cultura degli indios, per la difesa della Pachamama, un lascito prezioso per le nuove generazioni , lascito che è stato arricchito di testi e testimonianze nella terza edizione del 2017.

“Con il collettivo Pueblos en Camino abbiamo organizzato un gruppo denominato Nosotrxs lxs indixs, di cui fanno parte persone di diversi paesi e differenti gruppi messicani, ci riuniamo periodicamente in internet, l’idea centrale è preparare una quarta edizione, per cui stiamo leggendo capitolo per capitolo per vedere la sua validità attuale o se fare i cambiamenti necessari. Abbiamo cominciato cambiando il nome, correggendo il mio maschilismo, si chiamerà Nosotrxs lxs Indixs. Inoltre dobbiamo aggiungere alcuni temi, come la lotta internazionale delle donne contro il sistema patriarcale, soprattutto l’esempio delle donne curde”. Così scrive Hugo Blanco nell’ editoriale del numero 147 di Lucha Indígena novembre ’18, e continua raccontando che la cosa più importante è stata l’idea di lavorare sui capitoli e sui temi presi separatamente, per fare di questi scritti un materiale accessibile di riflessione e organizzazione nelle diverse lotte. Ci sono state già due esperienze con studenti e organizzazioni sociali in Messico, dove attualmente vive Hugo, e una a Quito, al Congresso Internazionale Indigeno “Corpi, saccheggi, territori”, nell’ottobre scorso, dove il gruppo fu presentato da René Olvera.

Lucha-Indigena-153A sostegno di Lucha Indígena, Manuel  Rozental di Pueblos en Camino e Raúl Zibechi, scrittore e giornalista uruguayano, nel 2014 hanno promosso una Minga internazionale (minga è una parola quechua che indica un’attività comunitaria di utilità collettiva o in appoggio a qualcuno) a sostegno economico della rivista ed è nato anche un piccolo gruppo in Italia, promosso da alcuni partecipanti del Seminario America Latina Desde Abajo.

Così conclude Hugo: “…morirò tranquillo sapendo che il mio lascito ha cominciato a camminare, che ci sarà chi userà le mie esperienze per motivarsi a continuare a lottare”.

Qui puoi leggere e scaricare la rivista, e trovi altri articoli e approfondimenti sul tema

Il Cile continua a uccidere

Nel pomeriggio del 14 novembre 2018 è stato ucciso, per mano del Comando Jungla dei carabinieri cileni, il giovane Camilo Catrillanca, nipote del lonko (capo politico e spirituale) Juan Segundo Catrillanca  della comunità Tradizionale di Temucuicui e figlio di Marcelo Catrillanca, storico attivista del popolo Mapuche.
Denunciando il tragico risultato dell’azione sconsiderata del Comando Jungla dentro il territorio della comunità, ricordiamo che questo reparto antiterrorismo dei carabinieri è stato creato dallo stato Cileno e formato in Colombia con il fine di reprimere le comunità Mapuche in lotta per i propri diritti di terra e autonomia.
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Come associazione di osservatori umanitari, con quasi 10 anni di permamenza nelle comunità mapuche oggetto di questa repressione, siamo partecipi dello sdegno, della rabbia e della frustrazione che provano la famiglia, le comunità mapuche e le organizzazioni umanitarie locali; denunciamo che si è trattato di un omicidio sangue freddo per le modalità con cui è avvenuto il fatto e che stanno emergendo già a poche ore di distanza.
Il giovane mapuche è morto per le conseguenze di un proiettile entrato nella testa dalle spalle. La balistica smonta così immediatamente il racconto dei carabinieri che, cosa stranamente abituale, giustificano l’operazione come conseguenza di un furto d’auto. Fatto di per sé già abbastanza assurdo se si pensa che un delitto comune avrebbe visto il dispiego di mezzi corazzati militari, elicotteri e forze speciali con armi da guerra.
La realtà propende per essere un’ennesima azione deliberata contro una delle comunità mapuche più attive nel reclamare i propri diritti e sorgono dubbi che si tratti di omicidio mirato a colpire la famiglia di un leader storico come Catrillanca.
Camilo si trovava sul suo trattore, rientrando a casa da lavori nel territorio della comunità quando si è incrociato con il Comando Jungla risultando ucciso a sangue freddo. Esigiamo giustizia  per questo omicidio, il cui sangue macchia direttamente le istituzioni e il governo cileno che finanziano e sostengono le azioni del Comando Jungla.
Questa morte si somma alle già troppe morti di comuneros mapuche per mano dello stato cileno, come Alex Lemun, Matias Catrileo, Mendoza Collio, per citarne alcuni. E’ il risultato della chiusura dello stato cileno al dialogo e al riconoscimento dei diritti del popolo mapuche ed è analogo a ciò che accade in luoghi del mondo come la Palestina.
Ci associamo al Centro de Investigación y Defensa Sur (CID Sur) nel chiedere immediatamente una investigazione imparziale e che i responsabili siano tratti davanti alla giustizia a rispondere di questo omicidio.
Camilo lascia una figlia di sei anni e la moglie in stato di gravidanza.
PER DIFFONDERE LA DENUNCIA USA GLI INDIRIZZI ALLEGATI

EPPUR SI MUOVE – il Parlamento Europeo chiede al Cile di risolvere i suoi problemi col popolo Mapuche

Da pochi mesi la Commissione Europea è obbligata a essere trasparente in tutti i suoi atti e così l’opinione pubblica ha finalmente saputo su quali basi era stato avviato il negoziato con il Cile per il rinnovo e l’aggiornamento dell’accordo di associazione UE-Cile in essere da molti anni.

Avendone preso visione, il 13 giugno 2018, il Parlamento Europeo ha approvato una Raccomandazione al Consiglio Europeo, alla Commissione e al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza concernente i negoziati sull’aggiornamento dell’accordo di associazione UE-Cile.

Al punto c) dei principi generali, il Parlamento chiede: di rafforzare la dimensione dei diritti umani nella cooperazione tra l’UE e il Cile; di prevedere un impegno comune per la tutela e la promozione dei diritti umani, delle libertà fondamentali, … dei diritti delle minoranze, quali … le popolazioni indigene, mediante meccanismi applicabili di monitoraggio, rendicontazione periodica e risoluzione delle controversie; di incoraggiare il Cile a trovare una soluzione alle questioni insorte con il popolo indigeno dei Mapuche e altre popolazioni indigene; …
Inoltre al punto d) dei principi generali, il Parlamento chiede: di incoraggiare il Cile a garantire il giusto processo e procedimenti giurisdizionali equi, in pieno accordo con le norme internazionali.

L’Associazione il Cerchio da molti anni è attenta a ciò che accade nei territori e nelle comunità mapuche del Cile sia intrattenendo rapporti con diverse autorità tradizionali mapuche sia inviando periodicamente propri osservatori dei diritti umani in territorio mapuche. La rappresentanza permanente della Unione Europea in Cile è stata di volta in volta informata della presenza dei nostri osservatori ed è stata recentemente allertata in merito alla situazione del machi Celestino Cordova, uno sciamano mapuche incarcerato di cui ci siamo più volte occupati.

Ci piace pensare che la nostra presenza fra i Mapuche e i nostri appelli abbiano raggiunto il centro delle istituzioni europee e siano servite a far si che il Parlamento abbia inserito la questione Mapuche nelle proprie raccomandazioni.

Siamo consapevoli che tutto ciò non risolverà dall’oggi al domani i molti problemi dei Mapuche ma un altro po’ di terreno è stato dissodato e un altro seme piantato.

Associazione il Cerchio

IL CASO DEL MACHI CELESTINO CORDOVA

Come il governo cileno non rispetta i diritti umani e le norme internazionali, costringendo un’autorità spirituale mapuche a morire in sciopero della fame

images-2Un uomo, un “machi”, sta morendo in sciopero della fame per chiedere il rispetto dei suoi diritti. Celestino Cordoba è uno sciamano, autorità ancestrale del popolo mapuche, in carcere a Temuco, Cile, e chiede di poter tornare per 48 ore nella propria comunità per compiere una cerimonia religiosa imprescindibile per la propria salute fisica e spirituale.

Il diritto internazionale, in particolare la Convenzione N. 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro sui Popoli Indigeni e Tribali del 1989, ratificata dal Cile nel 2008, e la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni del 2007, nonché le norme nazionali del diritto penitenziario cileno prevedono un’applicazione interculturale del diritto al culto e alla salute, che permetterebbe la concessione di questo beneficio ma il governo cileno si rifiuta categoricamente.

Il machi in prigione

images-3Ho incontrato Celestino in carcere nel 94esimo giorno di sciopero della fame ed è stato un pugno nello stomaco. Le forze lo hanno ormai abbandonato quasi del tutto e si trascina in cella appoggiato a un bastone, strisciando i piedi perché non riesce ad articolare le gambe. I medici pronosticano che è questione di giorni e sarà costretto a letto. Se il corpo è allo stremo, sulla soglia del punto di non ritorno nel deterioramento degli organi vitali, la mente è lucida, calma e consapevole. Continua a leggere

Le lingue indigene in Perù

Nel 2016, con il Decreto Supremo n. 004-2016-MC è stato approvato il Regolamento della Legge n. 29735, approvata nel 2011, che regola l’uso, la conservazione, lo sviluppo, il recupero, la promozione e la diffusione di tutte le lingue originarie del Perù. Il Regolamento mira a garantire i diritti linguistici dei cittadini autoctoni, così come previsto negli accordi internazionali sottoscritti dal Perù, come la Convenzione 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro.

Attraverso questo Regolamento, lo Stato peruviano stabilisce disposizioni specifiche per la promozione dell’uso delle lingue indigene nella sfera pubblica e privata e l’esercizio dei diritti linguistici dei loro parlanti. Stabilisce anche l’ufficialità delle lingue native nei luoghi in cui predominano, il che richiede allo Stato, attraverso le sue diverse organizzazioni, di garantire l’accesso alla salute, alla giustizia e all’istruzione, nella lingua degli oltre 4 milioni di peruviani indigeni.

La Legge riconosce che le lingue indigene sono una parte importante del patrimonio culturale della nazione e di ciascuna delle popolazioni indigene che le parlano. La loro valorizzazione e il loro uso fanno parte delle politiche per promuovere la diversità, l’interculturalità e l’inclusione sociale. Il Ministero della Cultura, attraverso la Direzione delle lingue indigene, ha la responsabilità di promuovere e attuare azioni per lo sviluppo e l’uso delle lingue native delle popolazioni indigene del paese, incoraggiandone l’apprendimento, nel quadro della Legge, della Costituzione, della Dichiarazione Universale dei Diritti Linguistici e delle relative normative nazionali e internazionali.

Ma ad Amadeo Garcia non è rimasto più nessuno con cui parlare nella sua lingua madre, il Taushiro, di cui è l’ultimo parlante vivente. Lui e i suoi quattro figli sono gli ultimi Taushiro rimasti, ma i suoi figli conoscono solo pochissime parole della lingua paterna. I Taushiro erano indigeni originari del Perù settentrionale che sono stati decimati dalla malaria, dai conflitti con i raccoglitori di gomma e dalle fuoriuscite di petrolio e altri elementi tossici nei fiumi.

Amadeo Garcia

Amadeo Garcia

Anche Pablo Andrade, l’ultimo vivente a parlare il Resigaro, ha visto svanire il suo popolo e la sua lingua. C’erano trentasette Resigaro dieci anni fa. Ma si sono tutti sposati in un gruppo etnico più grande, quello degli Ocaina, e hanno rinunciato a parlare la loro lingua madre. Continua a leggere