I principali focolai del Covid-19 negli Stati Uniti sono tutte terre indiane

 

In percentuale i Navajo hanno avuto più persone infettate dal coronavirus rispetto a qualsiasi Stato degli USA. Decenni di abbandono, sfruttamento e discriminazione hanno fatto si che, anche prima di questa pandemia, i Navajo avessero un’aspettativa di vita più breve (72 anni) rispetto alle persone in Guatemala (74) e ora il Covid-19 sta li colpendo con una forza particolare. Preda della povertà: molti Navajo vivono affollati in piccole case in cui il distanziamento sociale è impossibile e il 40% di loro non ha acqua corrente. Ciò rende difficile il lavaggio delle mani e porta le famiglie a raggrupparsi nelle lavanderie automatiche.Y84Xycq

Secondo una ricerca dell’American Indian Studies Center, presso l’U.C.L.A, basata sul numero di contagiati ogni 100.000 abitanti, se le tribù di nativi americani fossero conteggiate come stati, i cinque stati più infetti del paese sarebbero tutti nativi, con New York che scenderebbe dal 1° al 6° posto. Al primo posto di questa triste classifica ci sarebbe la Mississippi Band of Choktow, al secondo i White Mountain Apache, poi il Pueblo Zia, il Pueblo San Felipe, la Navajo Nation, New York, il Pueblo Kewa, poi il New Jersey, ecc. Il Servizio Sanitario Indiano afferma che il 28% dei test effettuati ha avuto esito positivo positivo, un tasso enormemente elevato e, poiché molti Navajo soffrono di diabete, ipertensione e malattie cardiache, ci sono più morti tra i giovani che altrove negli Stati Uniti.

Anche per questo i Navajo sono già stati stigmatizzati come potenziali minacce per la salute dell’intera regione, il che è ridicolo data la storia delle molte malattie epidemiche portate dagli europei nel Nuovo Mondo. In ogni caso ci sono già stati casi discriminatori come i blocchi stradali istituiti dalla città di Gallup, che confina con la riserva Navajo, per impedire l’ingresso in città dei membri tribali.

In questa situazione allarmante, gli Stati Uniti, attraverso il Servizio Sanitario Indiano, hanno stanziato solo $ 3.943 a persona per l’assistenza sanitaria per i nativi americani. Cioè, meno della metà dei $ 8.602 spesi per l’assistenza sanitaria per ogni detenuto nelle prigioni americane.

Non tutti però sono “disattenti”, poiché circa 800 Navajo prestarono servizio durante la Guerra di Corea del 1950-53, alcuni di loro come code talker”, la Corea del Sud si è ricordata di loro e, in segno di gratitudine, ha inviato 10.000 mascherine ai veterani della Navajo Nation. Ben 20.000 famiglie irlandesi, riconoscenti per aver ricevuto aiuti dagli indiani Choctaw, nel 1847, durante la carestia delle patate, hanno restituito il favore donando 670.000 $ alle nazioni Navajo e Hopi.

Il governo degli Stati Uniti si è mosso invece con grave ritardo. Washington impiegò sei settimane per trasferire fondi ai Navajo, rendendo difficile per la tribù procurarsi equipaggiamento protettivo e kit di prova e ciò è costato più vite di quante si potesse immaginare.

La Nazione Navajo e il Covid-19

GRIDO D’ALLARME DELLA GOVERNATRICE DEL NUOVO MESSICO: IL CORONA VIRUS POTREBBE “SPAZZAR VIA” LE COMUNITÀ TRIBALI

La governatrice del Nuovo Messico, Michelle Lujan Grisham [democratica], lunedì ha lanciato un allarme al presidente Donald Trump riguardo alla “incredibile impennata” di casi di Corona virus nella Nazione Navajo, avvertendo che il virus potrebbe “spazzar via” alcune nazioni tribali, almeno secondo la registrazione della recente videoconferenza intercorsa tra Trump e i governatori dei vari stati, ottenuta da ABC News.

“Sono molto preoccupata, signor presidente,” ha detto la governatrice Lujan Grisham nel suo intervento, informando Trump di non avere ancora ricevuto alcuna risposta a una sua domanda, fatta mercoledì scorso al Ministero della Difesa, riguardo alla fornitura di un ospedale da campo dell’esercito per 248 posti letto da allestire in Albuquerque (Nuovo Messico). Continua a leggere

Le tribù di fronte al Covid-19

Il coronavirus COVID-19 sta iniziando a colpire le nazioni dei Nativi Americani. Molte tribù hanno già scoperto diversi focolai all’interno delle riserve indiane. C’è un elevato rischio che le tribù siano costrette ad affrontare il virus a “mani nude”. I nativi americani sono la parte più povera della popolazione degli Stati Uniti e soffrono delle malattie croniche sottostanti, come diabete, problemi cardiocircolatori e asma. Sono inoltre storicamente soggetti ad altissimi tassi di disoccupazione, alcolismo, violenza domestica. Tutti retaggio del trauma intergenerazionale causato da quattro secoli di genocidio fisico e culturale e delle criminali politiche assimilazioniste perseguite, fino ad anni recenti, dal governo degli Stati Uniti.

Nel 2009, gli Indiani d’America e i Nativi dell’Alaska sono morti a causa del ceppo influenzale H1N1 a un tasso quattro volte superiore a quello di tutti gli altri gruppi etnici messi insieme. L’impatto del COVID-19 potrebbe essere quindi, particolarmente devastante per loro.

Ci sono già molti focolai nelle riserve, ma mancano gli ospedali e quei pochi che ci sono non sono minimamente attrezzati per far fronte al virus. L’Indian Health Service, il Servizio Sanitario Indiano che è parte del Dipartimento della Salute degli Stati Uniti, ha dichiarato di essere in costante contatto con la Casa Bianca e i centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie, e ha assicurato che tutte le sue cliniche “hanno accesso ai test” per il COVID-19. Tuttavia alcune tribù segnalano una drammatica carenza di kit per i test. Tenendo presente che gli indiani che vivono nelle riserve sono circa 2,5 milioni, al 30 marzo, i test effettuati in tutte le riserve sono stati 3.288, con 174 positivi e 1.990 negativi. Fra i Navajo, che sono oltre 350.000, i test effettuati sono stati 1.377, con 110 contagiati, poi saliti a 128.

L’invito, anche per i Navajo, è di stare in casa, però migliaia di membri tribali sono costretti ogni giorno a lasciare le proprie case e percorrere molti chilometri per approvvigionarsi d’acqua potabile. Il governatore del New Mexico ha lanciato un preoccupato allarme. Sostiene che il virus potrebbe decimare gli indiani di Arizona, New Mexico e Utah.

La Rosebud Sioux Tribe, nel South Dakota, ha chiesto assistenza e aiuto urgente all’Organizzazione mondiale della sanità e alla Pan American Health Organization. Evidentemente non credono che il governo americano si stia preoccupando per loro. La Rosebud Sioux Tribe ha circa 30.000 membri tribali e meno di 200 posti letto nell’ospedale della riserva.

I Chippewa della tribù di Sault Ste. Marie, in Michigan, hanno evidenziato che i due kit per il test del coronavirus inviategli dall’Indian Healt Service, siano una risposta federale “dolorosamente inadeguata”.

Ad aggravare il problema, la chiusura dei casinò, che sono presenti in quasi tutte le riserve indiane, dovuta alla necessità di prevenire la diffusione dei contagi, ha come immediata conseguenza che alcuni governi tribali stanno perdendo la loro principale fonte di entrate proprio nel momento in cui ne avrebbero maggior bisogno.

Ci sono 574 tribù di Nativi Americani riconosciute a livello federale negli Stati Uniti, alcune in parti remote del paese con accesso limitato alle risorse di base. Per tutte loro si prospettano tempi molto bui.

 

CHACO CANYON MINACCIATO DAL FRACKING

Il Chaco Culture National Historical Park si trova nel nord-ovest del Nuovo Messico, tra Albuquerque e Farmington e conserva una delle più affascinanti aree storiche e culturali d’America. E’ un parco nazionale storico degli Stati Uniti dal 1980 e patrimonio dell’umanità tutelato dall’UNESCO dal 1987. Possiede la più densa ed eccezionale concentrazione di pueblo degli Stati Uniti e ben 2400 siti archeologici si trovano all’interno del territorio del parco. I siti culturali e tutta l’area che li conserva sono considerati sacri dagli Hopi, dai Navajo e dai Pueblo, che si considerano diretti discendenti degli antichi costruttori di Chaco e che continuano a tramandare tradizioni orali narranti della storica migrazione da Chaco e della loro relazione spirituale con quei luoghi. Ora tutto ciò è messo in pericolo.

Pueblo Bonito (Chaco Canyon) – Foto M. Galanti

Cheto Ketl (Chaco Canyon) – Foto M. Galanti

L’orizzonte a nord di Chaco Canyon – Foto M.Galanti

Da diversi anni tutta l’area a nord di Chaco Canyon è soggetta allo sfruttamento intensivo dei depositi di scisti bituminosi che vi si trovano attraverso l’apertura di numerosissimi pozzi per l’estrazione di gas e petrolio con la contestatissima tecnica del fracking. La regione ospita il più grande hotspot di metano degli Stati Uniti e vi sono già avvenuti diversi incidenti: esplosioni di depositi di gas, esplosioni di serbatoi d’acqua (associati alla produzione di gas), rotture, perdite, sversamenti, terremoti e contaminazione di aria, suolo e acqua. A luglio 2016, una piattaforma petrolifera è esplosa e ha bruciato per giorni, uccidendo il bestiame e costringendo i residenti locali a evacuare le proprie case.

Ora il Bureau of Land Management (BLM) dell’Amministrazione Trump sta accelerando le procedure di vendita di terre pubbliche, destinate al fracking, nella regione del Greater Chaco, l’area di rispetto di Chaco Canyon. Il BLM è stato indotto a quest’accelerazione dal Secretarial Order n. 3354 emesso lo scorso mese di luglio dal Segretario agli Interni Ryan Zinke che impone di rimuovere tutti gli ostacoli burocratici al rilascio delle concessioni e alla vendita delle terre pubbliche. E cosa ha fatto il BLM? Ha abolito d’ufficio il periodo di due settimane, fin qui disponibile, per la visione da parte del pubblico della documentazione e l’eventuale presentazione di osservazioni.leases-near-chaco-canyon

Il BLM prevede di mettere all’asta dei lotti di terra, di proprietà pubblica, all’industria del fracking entro l’8 marzo 2018. I lotti si trovano vicino a case di residenti Navajo e nella zona di rispetto di 10 miglia dal Chaco Canyon National Historical Park. Questa decisione ha trovato l’opposizione della Nazione Navajo e del Consiglio dei Governatori di tutti i Pueblo della zona che si sono rivolte, oltre che al BLM, anche al Bureau of Indian Affairs (BIA) chiedendo che la sacralità dei luoghi sia rispettata e che sia messo a punto un piano protezione dell’intera area.

Una coalizione di associazioni costituita da WildEarth Guardians, Western Environmental Law Center, Amigos Bravos, Chaco Alliance, Dine Citizens Against Our Ruining Our Environment, Natural Resources Defense Council, San Juan Citizens Alliance, e Sierra Club si sono coalizzate e chiedono al Bureau of Land Management (BLM) dell’Amministrazione Trump di rinunciare a mettere all’asta le terre pubbliche e tribali nella regione del Greater Chaco a favore dell’industria petrolifera e del gas. Fino ad ora senza alcun esito positivo.unknownMa, nel mentre il BLM ha ammesso che è necessaria una nuova analisi per capire meglio gli impatti paesaggistici del fracking nella regione del Great Chaco, lo stesso ufficio, con l’avvallo del BIA, continua spudoratamente ad autorizzarne lo sviluppo in assoluto disprezzo per le terre pubbliche e il patrimonio culturale che dovrebbero sostenere.

M. Galanti