GLI OLEODOTTI AVANZANO VERSO IL PACIFICO

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Qualche giorno fa la Corte Suprema del Canada ha respinto un appello delle Prime Nazioni della Columbia Britannica contro l’espansione dell’oleodotto Trans Mountain attraverso cui verrà quasi triplicato il flusso di petrolio dalle sabbie bituminose dell’Alberta alla costa del Pacifico nei pressi di Vancouver, provocando così un aumento di sette volte del numero di petroliere nelle acque condivise tra il Canada e lo stato di Washington, e con esse i relativi rischi ambientali. Questo oleodotto consentirà al Canada di aumentare notevolmente le esportazioni verso l’Asia, dove conta di vendere il petrolio a un prezzo più elevato che non quello attuale che ottiene dagli Stati Uniti. Oggi, circa il 99% delle esportazioni canadesi, per mezzo dell’oleodotto Keystone, va alle raffinerie americane.

Il tribunale ha respinto l’appello della Squamish Nation, della Tsleil-Waututh Nation, della Ts’elxweyeqw Tribes e della Coldwater Indian Band, ponendo fine alla lunga battaglia legale su questo progetto.

Il governo del primo ministro Justin Trudeau aveva approvato il Trans Mountain nel 2016 incontrando da subito l’opposizione delle tribù che, oltre ad azioni dirette a ostacolare i lavori, attraverso blocchi stradali e ferroviari, si appellarono subito alle corti di giustizia competenti. Nel 2018, la Corte d’appello federale dichiarò che il Governo non aveva consultato adeguatamente le prime nazioni interessate, sostenendo che il progetto avrebbe danneggiato le loro terre e acque.

Dopo che il Governo ebbe espletato le consultazioni, nel giugno 2019 il progetto Trans Mountain fu nuovamente approvato e di nuovo le tribù si opposero trovando però un diniego dal tribunale competente, da qui la decisione di appellarsi alla Corte Suprema che adesso ha definitivamente chiuso la questione nei confronti delle prime nazioni.

Tuttavia il Governo si trova ancora di fronte a una forte opposizione ambientale da parte del governo provinciale della Columbia Britannica, ma la costruzione dell’oleodotto è in corso. Il ministro delle risorse naturali Seamus O’Regan ha dichiarato che le consultazioni con tutte le parti in causa continueranno man mano che la costruzione continua.

Questo oleodotto consentirà al Canada di diversificare i mercati petroliferi e aumentare notevolmente le esportazioni verso l’Asia, dove conta di ottenere un prezzo più elevato che non quello che oggi è costretto ad accettare dagli Stati Uniti dove va circa il 99 percento delle esportazioni canadesi.

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METÀ DELLO STATO DELL’OKLAHOMA È ANCORA UNA RISERVA INDIANA … FORSE

C’è una causa pendente alla Corte Suprema degli Stati Uniti, originariamente denominato Carpenter vs. Murphy, ora Sharp v.s. Murphy, che potrebbe mettere in discussione tutte le azioni legislative che furono messe in atto per togliere la terra alla Nazione Creek in Oklahoma, e alle altre quattro tribù cosiddette “civilizzate”. Questa causa potrebbe inoltre costringere gli Stati Uniti a un più ampio riesame del rapporto tra le tribù dei Nativi Americani e il governo federale.

Questa la domanda presentata alla Suprema Corte: “Se i confini territoriali del 1866 della Nazione Creek all’interno dell’ex Territorio Indiano dell’Oklahoma orientale costituiscano una riserva indiana oggi”. Da ciò derivano due sub-domande: (1) quando un qualunque atto abbia concesso la giurisdizione all’Oklahoma sulle procedure di crimini commessi dagli indiani all’interno dei confini territoriali del 1866 della Nazione Creek, non rispettando lo status di riserva dell’area; e (2) se ci siano circostanze in cui la terra della Nazione Creek si qualifica come riserva indiana, ma non coincide con la definizione di Paese Indiano come previsto nella sentenza 18 U.S.C. §1151 (Solem vs. Bartlett). Continua a leggere

I bisonti tornano a Rosebud

Foto: M. Galanti

Foto: M. Galanti

La Rosebud Sioux Tribe, attraverso il suo braccio economico, la Rosebud Economic Development Corporation (REDCO), ha avviato un progetto per la creazione di un nuovo branco di bisonti di pianura. La tribù lo farà impegnando 11.300 ettari di prateria col la capacità di supportare 1.500 animali. La Wolakota Buffalo Range diventerà la più grande mandria di bisonti di proprietà e gestione dei Nativi Americani.

Il progetto della tribù è stato avviato in collaborazione col WWF e con il supporto del Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti. Nei prossimi cinque anni, il Dipartimento degli Interni invierà centinaia di bisonti provenienti da mandrie gestite a livello federale nello spazio di nuova creazione. Il primo trasferimento di bisonti avrà luogo in autunno. Questa mandria aumenterà il numero complessivo di bisonti di proprietà di nativi americani del 7%. Continua a leggere

Bare invece di mascherine

Riceviamo, dall’amica Naila Clerici, e volentieri pubblichiamo.

Dalla SIHB, Seattle Indian Health Board (Stato di Washington), arriva la notizia-disastro il 5 maggio. A fine marzo la SIHB invia una richiesta urgente alle autorità statali e federali per materiale sanitario, onde contenere la pandemia che dalla grande area urbana stava espandendosi nelle riserve. Tra queste le più popolate sono: Tulalip, Duwanish, Chinnok, Cayuse, Umatilla, Yakama, Spokane, Walla-Walla. Urgono – supplicava il messaggio – mascherine, guanti, camici per sanitari ed infermieri, amuchina e clorochina e, possibilmente, ventilatori. Nessuna risposta. Le due responsabili del centro sanitario, Esther Lucero ed Abigail Echo-Hawk, rinnovano la richiesta pochi giorni dopo. Ancora silenzio assoluto: le autorità sanitarie statali e federali non hanno nemmeno dato notifica di ricevuta dei messaggi. Nel frattempo tra gli oltre 560 ricoverati si registrano ben 64 decessi. Passano le settimane e la richiesta viene ripetuta più volte: l’ultima (prima della rinuncia) risale a metà aprile. E finalmente pochi giorni or sono arrivano dei pacchi. Quando Lucero ed Echo-Hawk li aprono scoppiano in grida di disperazione e decidono di fotografare tutti i contenuti inviando le foto alla catena televisiva NBC, che le diffonde solo localmente. Quando la casa madre del network si accorge della notizia si è giunti ormai al 5 maggio e dopo aver tempestato di improperi la filiale di Washington State, fa scoppiare il caso in tutti gli Stati Uniti. Nei pacchi inviati dalle autorità sanitarie ci sono solo Body – Bags. Ovvero bare gonfiabili con tanto di fogli esplicativi relativi all’uso delle Cadaver Body Bags e targhette dove si scrivono i nomi dei defunti e si attaccano poi agli alluci dei piedi prima di tirare la chiusura-lampo.

È uno scandalo. Inoltre quella targhette – ora di cartoncino – sono identiche a quelle di ottone che nell’Ottocento servivano ad identificare gli indiani massacrati (ricordate Wounded Knee?).

Un primo bilancio della politica indiana di Trump

Com’è noto, negli Stati Uniti il Partito Democratico ha scelto il suo candidato per sfidare il presidente Trump alle prossime elezioni presidenziali di fine anno. Al voto naturalmente parteciperanno anche gli Indiani Americani e i Nativi d’Alaska che, notoriamente, prediligono i candidati del Partito Democratico. Nelle comunità indiane si stanno tirando le somme di questa prima (e speriamo ultima) presidenza di Donald Trump. Si può senz’altro affermare che, da quando è entrata in carica, l’attuale amministrazione statunitense ha agito per ridimensionare le politiche federali a tutela dei diritti delle nazioni tribali americane, così come non le ha rispettate e onorate come meritano. Più specificatamente l’amministrazione Trump ha:

Proposto di ridimensionare la legge sulla politica ambientale: il National Environmental Policy Act. Nel 2020, l’amministrazione Trump ha presentato una proposta per ridimensionare la normativa ambientale per consentire di accelerare i progetti di sviluppo dell’energia da fonti fossili e altri progetti con elevato impatto ambientale. La proposta mira a limitare la revisione pubblica dei progetti (la nostra Valutazione d’Impatto Ambientale) e consentire ai promotori di partecipare alla stesura delle valutazioni federali sul loro impatto ambientale. L’attivazione delle procedure fino a ora previste dal National Environmental Policy Act è uno dei pochi modi che le tribù hanno di ottenere un controllo sulle azioni degli enti federali. Continua a leggere

Trump v. Wampanoag

 

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Dal blog “Changing America / the Hill”, articolo di Alexandra Kelley

Il Congresso stigmatizza la decisione dell’amministrazione Trump di eliminare le terre dei Nativi Americani dal fondo fiduciario federale

Diciotto membri del Congresso hanno firmato una lettera che tira in ballo la decisione del Ministero dell’Interno di togliere la tutela del governo federale alle terre dei Nativi Americani. La lettera è stata indirizzata ai leader di maggioranza e minoranza del Senato, rispettivamente il repubblicano Mitch McConnell, senatore del Kentucky, e il democratico Charles Schumer, senatore dello stato di New York, e riguarda la recente delegittimazione delle terre della tribù Mashpee Wampanoag con la loro revoca dal fondo fiduciario federale, privando così la tribù di ogni sussidio e contributo federale. La tribù ha ricevuto la notifica di questo cambio del loro status venerdì di due settimane fa, da parte dell’Agenzia per gli Affari Indiani Continua a leggere