Poesia di uno Tsistsistas

Something inside me was speaking….voice in a distant rain
That sings its thunder yet pauses …. this
Dusk of dried leaves that wait before dying under grey clouds of promise
And there
We search inside our yearning for the sound of hawk wings
Owl wings badgers whisper upon the horizon….
And gather in our hands the ashes of our beloved
Our palms opening toward the wind…
As days light
Sets upon the world….
With its circling….
Dog soldier poem
July 25 2022
Bologna Italy

C’è qualcosa che parla dentro di me … voce in una pioggia lontana
Che canta con rombo di tuono e poi si ferma … così
Crepuscolo di foglie secche in attesa della morte sotto nubi grigie gravide di una promessa
E là
Cerchiamo nello struggersi delle nostre brame il suono delle ali del falco
Ali di gufo tassi sussurrano all’orizzonte …
E raccolgono nelle nostre mani le ceneri dei nostri cari
Con i palmi aperti al vento …
Mentre la luce del giorno
Tramonta sul mondo …
Nella sua eterna ruota …

Poesia di Dog Soldier
Bologna (Italia), 25 luglio 2022

 

DI LANCE HENSON

TRADUZIONE: MAURO MARRA

La corte d’appello federale dà il via libera alla distruzione della terra sacra degli Apache

Il Nono Circuito Diviso ignora la legge sulla libertà religiosa e dice che la miniera di rame può distruggere Apache Oak Flat. La terra sacra dei nativi americani è sul patibolo dopo che la Corte d’Appello del Nono Circuito ha rifiutato oggi di proteggere Oak Flat da una compagnia mineraria di proprietà straniera. In una decisione 2-1, che il giudice dissenziente Marsha Berzon ha definito “assurda”, “illogica”, “falsa” e “incoerente”, la Corte ha stabilito che la decisione del governo di trasferire Oak Flat alla Resolution Copper non grava sostanzialmente sulle pratiche religiose degli Apache, anche se la miniera inghiottirà il luogo sacro in un enorme cratere, ponendo fine a quelle pratiche per sempre. Apache Stronghold, una coalizione di Apache, altri popoli nativi e alleati non nativi, rappresentata dal Becket Fund for Religious Liberty, ha promesso di appellarsi alla Corte Suprema degli Stati Uniti.

“Oak Flat è come il Monte Sinai per noi, il nostro luogo più sacro in cui ci connettiamo con il nostro Creatore, la nostra fede, le nostre famiglie e la nostra terra”, ha affermato il dottor Wendsler Nosie, Sr. di Apache Stronghold. “È un luogo di guarigione che è sacro da molto prima che gli europei arrivassero in questo continente. I miei figli, i miei nipoti e le generazioni successive meritano di mettere in pratica le nostre tradizioni a Oak Flat”.

Conosciuto in Apache come Chi’chil Biłdagoteel, Oak Flat è stato protetto dagli interessi minerari per più di sei decenni ed è iscritto nel registro nazionale dei luoghi storici. Gli Apache occidentali e altre tribù hanno adorato a Oak Flat da tempo immemorabile e ancora oggi vi si recano per raccogliere piante medicinali, visitare sorgenti sacre e condurre cerimonie essenziali come la Cerimonia dell’Alba per la maggiore età per le donne Apache.

Le protezioni di lunga data per Oak Flat sono state eliminate nel 2014, quando il governo degli Stati Uniti ha deciso di trasferire il terreno a Resolution Copper, una società mineraria di proprietà straniera. La miniera di Resolution Copper inghiottirà il sito in un cratere largo 2 miglia e profondo 1.100 piedi, rendendo impossibili le pratiche religiose e devastando lo stile di vita degli Apache.

“La decisione odierna è, come dice il dissenso, ‘assurda’, ‘illogica’ e ‘incoerente’: se qualcosa viola il libero esercizio della religione, è la completa distruzione di un luogo sacro che pone fine alle pratiche religiose per sempre, ” ha affermato Luke Goodrich, vicepresidente e consulente senior di Becket. “Questa sentenza non solo è devastante per gli Apache e altri nativi americani, ma minaccia anche persone di tutte le fedi”.

L’appello di Apache Stronghold alla Corte Suprema degli Stati Uniti è previsto per il 22 settembre 2022.

Una cometa potrebbe aver estinto una cultura dei Nativi Americani

Più di 1500 anni fa, una vasta cultura indigena nota come tradizione o cultura Hopewell esisteva in quelli che oggi sono gli Stati Uniti orientali. La causa del declino di quella cultura è stata a lungo dibattuta, ipotizzando cause come la guerra e il cambiamento climatico, ma ora si è aperta una nuova strada di indagine.02-Hopewell-Core-Map-NPS-1-960x628I ricercatori che lavorano in 11 diversi siti archeologici della cultura di Hopewell, in tre diversi stati, hanno trovato concentrazioni insolite di iridio e platino, segni rivelatori di frammenti di meteorite, durante gli scavi. Uno strato di carbone nel sedimento suggerisce anche un momento d’intenso calore. L’ipotesi principale è che i detriti di una cometa di passaggio possano essere caduti vicino alle comunità degli Hopewell nella valle dell’Ohio, provocando un’esplosione aerea che avrebbe avuto effetti profondi e potenzialmente devastanti sull’ambiente locale. L’esplosione della cometa avrebbe anche provocato incendi su circa 23.828 chilometri quadrati di territorio. Questa ipotesi spiegherebbe perché nei gioielli e negli strumenti degli Hopewell di quel tempo furono inseriti frammenti di meteorite.national-archives-photograph-rg77-144_20-millfordCi sono anche altri indizi: gli Hopewell hanno costruito un tumulo a forma di cometa vicino all’epicentro della regione delle piogge di meteoriti, che oggi è chiamato Milford Earthworks. Inoltre, tra le tribù formate dai loro discendenti si parla ancora oggi di un evento calamitoso che risale alla loro storia più remota. Ad esempio i Miami raccontano di un ‘serpente cornuto’ che volò attraverso il cielo e lasciò cadere rocce sulla terra prima di precipitare nel fiume. Gli Shawnee si riferiscono a una ‘pantera del cielo’ che aveva il potere di abbattere le foreste. Gli Ottawa parlano di un giorno in cui ‘il Sole cadde dal cielo’.

I micrometeoriti rilasciati in eventi di questo tipo hanno chiare impronte chimiche, affermano i ricercatori. Eventi cosmici come asteroidi ed esplosioni di comete lasciano dietro di sé elevate quantità di platino e iridio. E questi due elementi sono stati trovati in abbondanza. Il materiale è stato datato al radiocarbonio e i ricercatori hanno stabilito che l’evento abbia avuto luogo tra il 252 d.C. e il 383 d.C. I documenti storici euro/asiatici riportano che 69 comete passarono vicino alla Terra nello stesso arco temporale. Ulteriori studi sono ora in programma per avere un’idea migliore di come la pioggia di meteoriti avrebbe impattato su un’area così estesa. Sono ora in osservazione i pollini intrappolati nei sedimenti di quel periodo.SIA2069

https://www.nature.com/articles/s41598-022-05758-y.pdf

Gli USA vogliono proteggere i siti sacri, ma non Oak Flat.

Martedì 9 novembre scorso, otto agenzie federali degli Stati Uniti, oltre al Dipartimento degli Interni, hanno annunciato un accordo interagenzie denominato: PROTOCOLLO DI INTESA IN MERITO AL COORDINAMENTO E COLLABORAZIONE INTERAGENZIE PER LA TUTELA DEI SITI SACRI INDIGENI.

Quest’accordo ne sostituisce un altro che fu definito nel 2012. Oltre al Dipartimento degli Interni, le agenzie firmatarie sono i Dipartimenti dell’agricoltura, dei trasporti e dell’energia degli Stati Uniti, l’Agenzia per la protezione ambientale, il Consiglio della Casa Bianca per la qualità ambientale, il Consiglio consultivo per la conservazione storica e la Tennessee Valley Authority. Il Dipartimento della Difesa, che faceva parte del precedente accordo, non è più fra i firmatari.

La notizia di questo nuovo accordo è stata data a un gruppo di leader tribali, durante il vertice delle nazioni tribali della Casa Bianca, da Bryan Newland, assistente segretario per gli affari indiani dell’amministrazione Byden. Il Segretario agli Interni Deb Haaland, membro dei Laguna Pueblo, con una nota ha affermato che il Dipartimento dell’Interno è impegnato sia nella protezione dei siti sacri sia nella collaborazione con le comunità indigene per l’accesso a e l’amministrazione di tali siti.

Il nuovo accordo interagenzia prevede che le tribù siano consultate con largo anticipo durante il processo di valutazione dei progetti sui terreni federali allo scopo di incorporare la conoscenza tradizionale indigena per aiutare le agenzie a valutare l’impatto delle azioni federali sui siti sacri.

Nonostante quest’ammirevole impegno dell’amministrazione Byden, sembra che il progetto in Arizona che avrà un impatto devastante sul sito sacro di Oak Flat non sarà soggetto alla nuova direttiva. Il Dipartimento di Giustizia ha infatti sostenuto che anche la completa distruzione di Oak Flat, cosa certa se la prevista miniera di rame fosse aperta, non rappresenterebbe una violazione sostanziale della libertà religiosa degli Apache e che il governo federale ha il diritto di utilizzare le terre che controlla come meglio crede. Su questo si è in attesa di una decisione da parte della Corte d’Appello federale del 9° Circuito cui gli Apache si sono rivolti nel tentativo di proteggere il sito sacro di Oak Flat.

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La siccità salverà Oak Flat?

Durante questo 2021 abbiamo pubblicato diversi articoli relativi alla battaglia degli Apache per la salvaguardia di Oak Flat, uno dei loro luoghi sacri minacciato da un progetto di estrazione di rame. Gli Apache credono, infatti, che Oak Flat sia un “luogo benedetto” dove abitano Ga’an, guardiani o messaggeri tra la gente e Usen, il creatore.

Riprendiamo l’argomento sottolineando che, come spesso accade, la sacralità di un luogo non è ritenuta motivo sufficiente di protezione da chi ritiene che il sacro possa e debba essere confinato entro le mura di una chiesa. Ben sapendo che parlare di sacralità con chi di sacro conosce solo il denaro è spesso inutile, il Consiglio tribale della San Carlos Apache Tribe ha recentemente incaricato la società di consulenza ambientale L. Everett & Associates, che ha sede a Santa Barbara, in California, di effettuare uno studio sull’impatto che la progettata miniera di rame avrebbe sull’ambiente. Dallo studio, denominato The Proposed Resolution Copper Mine e Arizona’s Water Future, è emerso che l’enorme miniera, che verrebbe scavata sui monti Pinal, 60 miglia a est di Phoenix (Arizona), consumerebbe l’acqua sufficiente a rifornire per 40 anni una città di 140.000 persone. Si tratterebbe di migliaia di miliardi di litri di acque sotterranee sottratte agli usi civili proprio mentre l’Arizona deve affrontare riduzioni senza precedenti dell’approvvigionamento idrico di superficie causate dai cambiamenti climatici. Il potenziale massiccio prelievo di acque sotterranee necessarie per la coltivazione della miniera avverrebbe proprio quando le riserve idriche superficiali dell’Arizona vengono drasticamente ridotte. Infatti, il mese scorso, i gestori idrici federali hanno ridotto la quota d’acqua del fiume Colorado destinata all’Arizona. Questa prima riduzione colpisce principalmente gli agricoltori, ma le probabili riduzioni future colpiranno anche le aree urbane, facendo anche aumentare il costo della risorsa acqua.90

Un componente della L. Everett & Associates ha testimoniato davanti al Congresso sugli impatti profondi e di vasta portata della progettata miniera di rame sulle falde acquifere sotterranee della pianura desertica confinante con i monti Pinal. La relazione indica che i pozzi privati nella contea di Pinal si stanno già prosciugando a causa della siccità e ha sottolineato la gravità degli impatti che ciò sta già avendo sulla Tonto National Forest e sulle falde acquifere nelle vicinanze del sito della miniera. Inoltre la miniera esaurirebbe la falda acquifera di Apache Tuff che rifornisce i torrenti della zona. E poiché, come per tutte le operazioni minerarie in Arizona, anche questa miniera sarebbe esente dalle normative statali sul prelievo delle acque sotterranee, la miniera potrebbe teoricamente pompare una quantità d’acqua illimitata.

A questo punto gli Apache sperano che la proposta di legge denominata Save Oak Flat Act sia approvata dalla Camera dei Rappresentanti al più presto. Nell’attesa gli attivisti di Apache Stronghold, un’organizzazione no-profit che lavora per proteggere il sito sacro di Oak Flat, stanno preparando un convoglio spirituale diretto a San Francisco, dove un tribunale ascolterà un appello che il gruppo ha presentato per impedire che la terra di Oak Flat sia trasferita alla Resolution Copper, la società di proprietà del gigante minerario anglo-australiano Rio Tinto che è interessata allo sviluppo della miniera di rame. I membri di Apache Stronghold prenderanno parte sabato 9 ottobre a una giornata di preghiera a Oak Flat prima di incontrare i leader della Tohono O’odham Nation, che offriranno una benedizione e una preghiera per il loro viaggio che inizierà il 13 ottobre ed effettuerà diverse soste per incontrare le comunità dei nativi americani e i leader religiosi dei Salt River Pima-Maricopa, vicino a Phoenix; dei Wishotoyo Chumash, nella regione di Los Angeles; e la colonia indiana Elem degli indiani Pomo; prima dell’udienza californiana del 22 ottobre.AP4476325276530220

Primi risultati del censimento americano. Gli Indiani d’America sono 9,6 milioni

Iniziano a essere pubblicati i dati del censimento generale della popolazione effettuato negli Stati Uniti nel 2020.

Il Census Bureau ha ricordato che i dati raccolti si basano sull’auto identificazione razziale ed etnica delle persone. Noi ricordiamo che gli Stati Uniti d’America si distinguono, unici fra tutti i paesi del cosiddetto occidente, per la classificazione razziale della loro popolazione.

Fra le altre finalità, i dati demografici sono utilizzati per ridisegnare i 429 distretti della Camera degli Stati Uniti in 44 stati e 7.383 distretti legislativi statali. Gli stessi dati servono anche per determinare l’entità delle risorse destinate ai programmi federali relativi agli indiani e per questo moltissimi leader tribali fecero una campagna insistente per convincere quanti più indiani possibile a rispondere alle domande del censimento, e il risultato è stato notevole.

A fronte della popolazione degli Stati Uniti che risulta essere di 331 milioni, con un incremento del 7,4 % sul 2010, la popolazione indiana americana e dei nativi dell’Alaska è aumentata dai 5,2 milioni censiti nel 2010 ai 9,6 milioni del 2020, con un aumento dell’86,5%. Questo fa sì che gli indiani d’America e i nativi dell’Alaska rappresentino oggi il 2,9% del totale. Un incremento di così ampia portata non può spiegarsi solo con il naturale incremento demografico. Come accade da diversi anni, sempre più persone percepiscono la propria identità indigena come un valore di cui essere fieri e, di conseguenza, manifestano questo stato d’animo auto dichiarandosi indiani.

Più in dettaglio:

– 3,7 milioni di persone si sono identificate unicamente come indiani d’America e nativi dell’Alaska.

– 5,9 milioni di persone si sono identificate come indiani d’America e nativi dell’Alaska in combinazione con un’altra razza o con più razze.

Il numero di persone che si sono identificate come bianchi, indiani d’America e nativi dell’Alaska è cresciuto da 1,4 milioni del 2010 a 4 milioni nel 2020.

I nativi hawaiani, da soli e in combinazione con altre razze, sono risultati essere 1,6 milioni.

Oggi gli indiani d’America e i nativi dell’Alaska da soli, cioè non in combinazione con altre razze, sono, dopo i bianchi, il secondo gruppo razziale più grande in diversi stati:

– Alaska – 14,8%

– Sud Dakota – 8,4 %

– Montana – 6,6 %

– Nord Dakota – 4,8 %