Gli USA vogliono proteggere i siti sacri, ma non Oak Flat.

Martedì 9 novembre scorso, otto agenzie federali degli Stati Uniti, oltre al Dipartimento degli Interni, hanno annunciato un accordo interagenzie denominato: PROTOCOLLO DI INTESA IN MERITO AL COORDINAMENTO E COLLABORAZIONE INTERAGENZIE PER LA TUTELA DEI SITI SACRI INDIGENI.

Quest’accordo ne sostituisce un altro che fu definito nel 2012. Oltre al Dipartimento degli Interni, le agenzie firmatarie sono i Dipartimenti dell’agricoltura, dei trasporti e dell’energia degli Stati Uniti, l’Agenzia per la protezione ambientale, il Consiglio della Casa Bianca per la qualità ambientale, il Consiglio consultivo per la conservazione storica e la Tennessee Valley Authority. Il Dipartimento della Difesa, che faceva parte del precedente accordo, non è più fra i firmatari.

La notizia di questo nuovo accordo è stata data a un gruppo di leader tribali, durante il vertice delle nazioni tribali della Casa Bianca, da Bryan Newland, assistente segretario per gli affari indiani dell’amministrazione Byden. Il Segretario agli Interni Deb Haaland, membro dei Laguna Pueblo, con una nota ha affermato che il Dipartimento dell’Interno è impegnato sia nella protezione dei siti sacri sia nella collaborazione con le comunità indigene per l’accesso a e l’amministrazione di tali siti.

Il nuovo accordo interagenzia prevede che le tribù siano consultate con largo anticipo durante il processo di valutazione dei progetti sui terreni federali allo scopo di incorporare la conoscenza tradizionale indigena per aiutare le agenzie a valutare l’impatto delle azioni federali sui siti sacri.

Nonostante quest’ammirevole impegno dell’amministrazione Byden, sembra che il progetto in Arizona che avrà un impatto devastante sul sito sacro di Oak Flat non sarà soggetto alla nuova direttiva. Il Dipartimento di Giustizia ha infatti sostenuto che anche la completa distruzione di Oak Flat, cosa certa se la prevista miniera di rame fosse aperta, non rappresenterebbe una violazione sostanziale della libertà religiosa degli Apache e che il governo federale ha il diritto di utilizzare le terre che controlla come meglio crede. Su questo si è in attesa di una decisione da parte della Corte d’Appello federale del 9° Circuito cui gli Apache si sono rivolti nel tentativo di proteggere il sito sacro di Oak Flat.

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La siccità salverà Oak Flat?

Durante questo 2021 abbiamo pubblicato diversi articoli relativi alla battaglia degli Apache per la salvaguardia di Oak Flat, uno dei loro luoghi sacri minacciato da un progetto di estrazione di rame. Gli Apache credono, infatti, che Oak Flat sia un “luogo benedetto” dove abitano Ga’an, guardiani o messaggeri tra la gente e Usen, il creatore.

Riprendiamo l’argomento sottolineando che, come spesso accade, la sacralità di un luogo non è ritenuta motivo sufficiente di protezione da chi ritiene che il sacro possa e debba essere confinato entro le mura di una chiesa. Ben sapendo che parlare di sacralità con chi di sacro conosce solo il denaro è spesso inutile, il Consiglio tribale della San Carlos Apache Tribe ha recentemente incaricato la società di consulenza ambientale L. Everett & Associates, che ha sede a Santa Barbara, in California, di effettuare uno studio sull’impatto che la progettata miniera di rame avrebbe sull’ambiente. Dallo studio, denominato The Proposed Resolution Copper Mine e Arizona’s Water Future, è emerso che l’enorme miniera, che verrebbe scavata sui monti Pinal, 60 miglia a est di Phoenix (Arizona), consumerebbe l’acqua sufficiente a rifornire per 40 anni una città di 140.000 persone. Si tratterebbe di migliaia di miliardi di litri di acque sotterranee sottratte agli usi civili proprio mentre l’Arizona deve affrontare riduzioni senza precedenti dell’approvvigionamento idrico di superficie causate dai cambiamenti climatici. Il potenziale massiccio prelievo di acque sotterranee necessarie per la coltivazione della miniera avverrebbe proprio quando le riserve idriche superficiali dell’Arizona vengono drasticamente ridotte. Infatti, il mese scorso, i gestori idrici federali hanno ridotto la quota d’acqua del fiume Colorado destinata all’Arizona. Questa prima riduzione colpisce principalmente gli agricoltori, ma le probabili riduzioni future colpiranno anche le aree urbane, facendo anche aumentare il costo della risorsa acqua.90

Un componente della L. Everett & Associates ha testimoniato davanti al Congresso sugli impatti profondi e di vasta portata della progettata miniera di rame sulle falde acquifere sotterranee della pianura desertica confinante con i monti Pinal. La relazione indica che i pozzi privati nella contea di Pinal si stanno già prosciugando a causa della siccità e ha sottolineato la gravità degli impatti che ciò sta già avendo sulla Tonto National Forest e sulle falde acquifere nelle vicinanze del sito della miniera. Inoltre la miniera esaurirebbe la falda acquifera di Apache Tuff che rifornisce i torrenti della zona. E poiché, come per tutte le operazioni minerarie in Arizona, anche questa miniera sarebbe esente dalle normative statali sul prelievo delle acque sotterranee, la miniera potrebbe teoricamente pompare una quantità d’acqua illimitata.

A questo punto gli Apache sperano che la proposta di legge denominata Save Oak Flat Act sia approvata dalla Camera dei Rappresentanti al più presto. Nell’attesa gli attivisti di Apache Stronghold, un’organizzazione no-profit che lavora per proteggere il sito sacro di Oak Flat, stanno preparando un convoglio spirituale diretto a San Francisco, dove un tribunale ascolterà un appello che il gruppo ha presentato per impedire che la terra di Oak Flat sia trasferita alla Resolution Copper, la società di proprietà del gigante minerario anglo-australiano Rio Tinto che è interessata allo sviluppo della miniera di rame. I membri di Apache Stronghold prenderanno parte sabato 9 ottobre a una giornata di preghiera a Oak Flat prima di incontrare i leader della Tohono O’odham Nation, che offriranno una benedizione e una preghiera per il loro viaggio che inizierà il 13 ottobre ed effettuerà diverse soste per incontrare le comunità dei nativi americani e i leader religiosi dei Salt River Pima-Maricopa, vicino a Phoenix; dei Wishotoyo Chumash, nella regione di Los Angeles; e la colonia indiana Elem degli indiani Pomo; prima dell’udienza californiana del 22 ottobre.AP4476325276530220

Primi risultati del censimento americano. Gli Indiani d’America sono 9,6 milioni

Iniziano a essere pubblicati i dati del censimento generale della popolazione effettuato negli Stati Uniti nel 2020.

Il Census Bureau ha ricordato che i dati raccolti si basano sull’auto identificazione razziale ed etnica delle persone. Noi ricordiamo che gli Stati Uniti d’America si distinguono, unici fra tutti i paesi del cosiddetto occidente, per la classificazione razziale della loro popolazione.

Fra le altre finalità, i dati demografici sono utilizzati per ridisegnare i 429 distretti della Camera degli Stati Uniti in 44 stati e 7.383 distretti legislativi statali. Gli stessi dati servono anche per determinare l’entità delle risorse destinate ai programmi federali relativi agli indiani e per questo moltissimi leader tribali fecero una campagna insistente per convincere quanti più indiani possibile a rispondere alle domande del censimento, e il risultato è stato notevole.

A fronte della popolazione degli Stati Uniti che risulta essere di 331 milioni, con un incremento del 7,4 % sul 2010, la popolazione indiana americana e dei nativi dell’Alaska è aumentata dai 5,2 milioni censiti nel 2010 ai 9,6 milioni del 2020, con un aumento dell’86,5%. Questo fa sì che gli indiani d’America e i nativi dell’Alaska rappresentino oggi il 2,9% del totale. Un incremento di così ampia portata non può spiegarsi solo con il naturale incremento demografico. Come accade da diversi anni, sempre più persone percepiscono la propria identità indigena come un valore di cui essere fieri e, di conseguenza, manifestano questo stato d’animo auto dichiarandosi indiani.

Più in dettaglio:

– 3,7 milioni di persone si sono identificate unicamente come indiani d’America e nativi dell’Alaska.

– 5,9 milioni di persone si sono identificate come indiani d’America e nativi dell’Alaska in combinazione con un’altra razza o con più razze.

Il numero di persone che si sono identificate come bianchi, indiani d’America e nativi dell’Alaska è cresciuto da 1,4 milioni del 2010 a 4 milioni nel 2020.

I nativi hawaiani, da soli e in combinazione con altre razze, sono risultati essere 1,6 milioni.

Oggi gli indiani d’America e i nativi dell’Alaska da soli, cioè non in combinazione con altre razze, sono, dopo i bianchi, il secondo gruppo razziale più grande in diversi stati:

– Alaska – 14,8%

– Sud Dakota – 8,4 %

– Montana – 6,6 %

– Nord Dakota – 4,8 %

L’inizio di una nuova era?

Pochi giorni dopo che Deb Haaland ha assunto la sua carica di Segretaria degli Interni, il suo Dipartimento ha annullato una decisione dell’amministrazione Trump con cui era stato stabilito che una parte del fiume Missouri era sotto la giurisdizione dello stato del Nord Dakota piuttosto che facente parte di una riserva dei nativi americani.

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Pow-wow a Fort Berthold (2013 – foto Galanti)

L’Amministrazione Trump aveva deciso che la parte del fiume Missouri che scorre attraverso la Fort Berthold Indian Reservation era sotto la giurisdizione dello Stato piuttosto che quella delle nazioni Mandan, Hidatsa e Arikara, le tre tribù affiliate che vivono nella riserva.

La precedente amministrazione aveva ribaltato una decisione risalente al 1936 secondo cui, in base ai trattati, l’alveo del fiume Missouri apparteneva alle nazioni Mandan, Hidatsa e Arikara.

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Pow-wow a Fort berthold (2013 – foro Galanti)

I diritti delle nazioni Mandan, Hidatsa e Arikara sul letto del fiume Missouri che attraversa la riserva sono stati riaffermati e non dovrebbero esserci più dubbi sulla validità delle argomentazioni indiane e il rispetto degli obblighi derivanti dai trattati non dovrebbe dipendere da chi siede al governo degli Stati Uniti.

 

Una prima, piccola, vittoria per gli Apache

Di recente il presidente Joe Biden ha emesso un memorandum con cui ha invitato tutte le agenzie federali a rafforzare la consultazione con le tribù e ripristinare le relazioni da nazione a nazione fra Stati Uniti e Nazioni indiane. La prima conseguenza è stata che il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti ha ordinato al Servizio Forestale di ritirare la dichiarazione finale di impatto ambientale che avrebbe permesso la realizzazione di un’enorme miniera di rame nel sito sacro di Oak Flat, in Arizona, distruggendolo. E’ stato così temporaneamente interrotto Il processo, avviato dall’amministrazione Trump, che prevedeva di scambiare delle terre di proprietà di una controllata della società mineraria Rio Tinto con altre, nella Tonto National Forest, comprendenti anche il sito sacro di Oak Flat.

Con una dichiarazione rilasciata lunedì scorso, la direzione della Tonto National Forest ha affermato che il governo federale ha ricevuto pressioni significative da molte parti dopo il rilascio della dichiarazione finale sull’impatto ambientale.

A questo punto il Servizio Forestale dovrà avviare le consultazioni con le tribù e le altre parti interessate in un processo che, secondo i suoi funzionari, potrebbe richiedere diversi mesi, facendo così guadagnare tempo prezioso in attesa degli sviluppi delle cause legali intentate dagli Apache per la salvaguardia di Oak Flat.

Il governatore repubblicano dell’Arizona, Doug Ducey, ha criticato il Dipartimento dell’Agricoltura sostenendo che l’annullamento di studi ambientali federali già completati per il capriccio di una nuova amministrazioni federale non è ammissibile.

Ma gli Apache esultano.

Ancora su Oak Flat

Il giudice federale Steven Logan ha respinto la richiesta dei membri tribali Apache di fermare il trasferimento delle terre dove si trova Oak Flat alla società mineraria Resolution Copper, una controllata della società Rio Tinto. Pur avendo riconosciuto che la miniera distruggerà per sempre un luogo sacro e devasterà completamente la linfa vitale degli Apache occidentali, il giudice ha anche stabilito che il gruppo di attivisti di Apache Stronghold non ha titolo legale sulla questione perché rappresenta degli individui e non un governo tribale Apache. Sebbene l’ingiunzione preliminare presentata da Apache Stronghold non sia riuscita a fermare il trasferimento delle terre, il caso sta ancora procedendo e potrebbe essere arrivare a processo, ma questa la sentenza rimuove qualsiasi barriera legale e ciò consentirà al Servizio Forestale degli Stati Uniti di procedere, entro la data limite dell’11 marzo prossimo, al trasferimento di proprietà. Anche esperti legali non sono d’accordo con la sentenza. “Le nostre leggi sulla libertà religiosa non permetterebbero al governo di demolire le chiese impunemente, e lo stesso dovrebbe valere per un sito che è sacro per il popolo Apache da molte generazioni.

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Wendsler Noise – attivista di Apache Stronghold – ex presidente del Consiglio tribale degli Apache di San carlos

Chiamato Chi’chil Bildagoteel in Apache, Oak Flat è compreso nel Registro nazionale dei luoghi storici per il suo significato spirituale e culturale per almeno una dozzina di tribù di nativi americani del sud-ovest e contiene centinaia di siti archeologici indigeni risalenti a 1.500 anni fa. Purtroppo, come già più volte scritto in precedenti articoli, Oak Flat si trova sopra uno dei più grandi giacimenti di rame non sfruttati al mondo, che si stima valga più di 1 miliardo di dollari. L’operazione mineraria distruggerà circa 17 kmq di territorio, ivi compresi i luoghi di sepoltura degli Apache, i siti sacri, i petroglifi e le piante medicinali che vi crescono.

Il piano della compagnia mineraria dovrà affrontare numerose altre sfide. La settimana scorsa, l’Advisory Council on Historic Preservation, un’organizzazione indipendente, ha annunciato che non approverà i piani di conservazione che il governo Trump ha proposto per proteggere i manufatti culturali e storici presenti a Oak Flat, perché li ritiene insufficienti.

Nel frattempo Apache Stronghold ha depositato un privilegio sulla terra, e il mese scorso anche la San Carlos Apache Nation ha intentato una causa per fermare lo scambio di terre che è in corso presso il tribunale distrettuale degli Stati Uniti a Phoenix. Il deputato dell’Arizona Raul Grijalva e il senatore Bernie Sanders hanno in programma di presentare al Congresso il Save Oak Flat Act per abrogare lo scambio di terre. E l’amministrazione Biden potrebbe abrogare le approvazioni ambientali.

Noi continueremo a seguire la vicenda.