SANTIAGO MALDONADO 1

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Domenica 26 novembre si è svolto il funerale di Santiago Maldonado. Tuttavia, questo è ben lungi dall’essere l’ultimo atto della vicenda. La parola “fine” è ancora lontana, come lo sono i chiarimenti su ciò che successe il primo agosto, sulle responsabilità, così come è ancora lontana la giustizia.

E lo stesso giorno, mentre non lontano veniva seppellito il corpo di Santiago, Rafael Nahuel, un giovane mapuche di 22 anni veniva assassinato dalla polizia argentina, in quella che ormai si rivela come una strategia di ‘caccia libera’ al mapuche. Diciamo assassinato, poiché l’autopsia dice che il proietile è entrato da una natica e uscito dal torace, quindi il ragazzo stava scappando, come testimoniano i suoi amici, e salendo sul versante della collina.

Speriamo non avesse ragione Fernando Jones Huala, fratello del Lonko Facundo tutt’ora in carcere, quando in una intervista afferma: “Se Santiago fosse stato Mapuche, questo va detto, non avremmo avuto 250.000 persone che manifestavano in Plaza de Mayo”.

Noi vogliamo ricordare Santiago attraverso le sue parole e il commiato del fratello Sergio.

23131880_1664912760206359_3375363804543133078_nLE PAROLE DI SANTIAGO

Le ha lasciate in un libretto. Ha annotato le sue idee del sistema e dell’ingiustizia. Oggi sono un pezzetto di lui, e le leggiamo davanti a tutti, perché paradossalmente alludono ai meccanismi e agli interessi di coloro che lo hanno fatto sparire.

“‘Salve cara popolazione siamo il governo, siamo il tuo governo, quelli che abbiamo il potere sulla tua vita ogni secondo ogni minuto, ogni ora, ogni giorno, ogni istante che passa sul tuo orologio e nella tua testa e ti diciamo come devi vivere. Siamo quelli che premiamo i repressori, torturatori, sfruttatori e castighiamo quelli che non sono come noi vogliamo che siano.’ Continua a leggere