ANCORA SUL MONTE GRAHAM

Le Church of Christ sono congregazioni cristiane autonome, protestanti, la cui dottrina è basata sulla letterale assunzione di quanto dice la Bibbia e in particolare il Nuovo Testamento. Negli Stati Uniti le congregazioni sono quasi 12.000 per oltre un milione di aderenti. Una di queste congregazioni è l’Arizona Church of Christ che, fra le altre cose, nel 1965 aprì, sul monte Graham, sacro al popolo Apache, un campo ricreativo non sorprendentemente denominato Bible Camp. Questo campo si trova all’interno della Coronado National Forest al limitare dell’areale dove vive lo scoiattolo rosso di monte Graham, specie in pericolo d’estinzione. Il campo è attualmente costituito da sei dormitori e quattro rifugi, un edificio adibito a mensa con cucina, servizi igienici e tecnici di vario tipo. Il campo è in disuso da molto tempo e, nel 2017, è stato gravemente danneggiato da un’inondazione seguita all’incendio della foresta.

L’Arizona Church of Christ ha tentato, per diversi anni, di vendere il campo e ora che ha trovato un acquirente, la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, si è accorta che la concessione d’uso rilasciata dal Forest Service degli Stati Uniti è scaduta nel 2008. Così, con una corsa contro il tempo, prima che entri in carica la nuova amministrazione del presidente Biden e del Segretario agli Interni  Deb Haaland, che è membro tribale dei Laguna Pueblo, ha richiesto il rilascio di una nuova concessione al Forest Service.

Fortunatamente, il Forest Service ha deciso che è necessario aprire un’istruttoria per una nuova valutazione d’impatto ambientale, ai sensi del National Environmental Policy Act, il cui costo è di $ 41.000, che l’Arizona Church of Christ dice di non avere. Il Forest Service ha comunque inviato una lettera a 598 enti possibili portatori d’interessi chiedendo di esprimere un parere e ricevendo nove lettere a sostegno del rilascio della nuova concessione e una contro. La lettera in opposizione proveniva da una tribù di nativi americani, ma non è stato reso pubblico di chi si tratti. A noi piace pensare che sia una delle tribù del popolo Apache che da anni si batte per la salvaguardia della montagna sacra che loro chiamano Dzil-ncaa-si-an, cioè la Grande  Montagna Seduta.Mount-Graham-777x437

La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, possiede anch’essa dei campi sul monte Graham, poco distante dal Bible Camp, e sta sostenendo che se la procedura attivata dal Forest Service avanzerà ciò creerà un “pericoloso precedente” per altri enti le cui concessioni andranno, prima o poi, a scadenza, come il Mount Graham Observatory e tutti quelli che dispongono di ponti radio sulla montagna come, ad esempio, il Dipartimento di Pubblica Sicurezza dell’Arizona e l’ufficio dello sceriffo della contea di Graham.

E la protezione delle molte specie endemiche presenti sulla montagna?

E la salvaguardia dei siti sacri ai Nativi Americani?

Beh, ma, forse, poiché la Bibbia non ne parla …

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TRUMP INSISTE ANCORA CON OAK FLAT

unnamedIl presidente uscente degli Stati Uniti, Donald Trump insiste nel voler approvare il controverso scambio di terre necessario alla società mineraria Rio Tinto e il suo socio BHP Group per il noto progetto di estrazione del rame in Arizona nel sito di Oak Flat che ha un profondo valore culturale e spirituale per molti popoli indigeni della zona.

Il prossimo 15 gennaio, un pugno di giorni prima dell’entrata in carica del presidente eletto Joe Biden, il servizio forestale degli Stati Uniti dovrebbe pubblicare la sua dichiarazione finale sull’impatto ambientale della progettata miniera. Questo è un passaggio necessario per completare lo scambio di terre di cui abbiamo già scritto in un articolo pubblicato il 17 settembre scorso.

Dopo l’atteso atto del servizio forestale, il governo americano ha 90 giorni di tempo per procedere allo scambio della terra sopra il giacimento di rame con altre che Rio possiede nelle vicinanze.

La società Rio Tinto sostiene di essere impegnata  a confrontarsi con il servizio forestale anche dopo l’entrata in carica dell’amministrazione Biden, così come con le tribù e le comunità interessate. I noti precedenti non depongono tuttavia a suo favore.

Poiché i terreni minerari non sono ancora di loro proprietà Rio e BHP Group devono ancora ottenere i permessi per l’apertura della miniera. Le tribù e i loro alleati hanno già iniziato a fare pressioni su Biden sperando che non li concederà.

 

IL VOTO DEI NATIVI AMERICANI E LE PROMESSE ELETTORALI DI JOE BIDEN

Visto i risultati delle elezioni per individuare il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America, e tenuto conto del particolarissimo sistema di elezione, sembra proprio che i Nativi Americani, dando fiducia al candidato Joe Biden e alla parte del suo programma elettorale che li riguarda, siano risultati decisivi  per la sua vittoria.

In Arizona, dove gli indiani censiti sono circa 425.000, Biden ha battuto Trump per circa 11.000 voti grazie al contributo determinate dei Nativi Americani. Il 98% dei Tohono O’odham ha votato per Biden, così come il 90% dei Navajo. Gli Hualapai, Havasupai, gli Apache di White Mountain, di Gila River, di San Carlos e i Pascua Yaqui hanno votato per Biden in percentuali comprese fra il 70 e il 90%.

Il Wisconsin, che Biden si è aggiudicato per soli 20.500 voti e che è risultato determinate per raggiungere i 270 grandi elettori, gli indiani, che sono circa 86.000,  lo hanno votato all’82%.

Pur essendo stati vinti d Trump, anche in Montana e South Dakota gli indiani hanno votato in maggioranza per Biden. In Montana, le tribù di Fort Belknap, i Blackfeet, i Crow e i Northern Cheyenne hanno scelto Biden al 64%. In South Dakota, dove Trump ha vinto col 61%, le tribù Sioux hanno votato per Biden all’ 88%. Continua a leggere

Apache e scoiattoli rossi

Due giorni fa, 16 settembre 2020, il Center for Biological Diversity e la Maricopa Audubon Society hanno notificato il loro intento di citare in giudizio l’U.S. Fish and Wildlife Service, l’Agenzia statunitense per la pesca e la fauna selvatica, per ottenere l’espansione dell’area definita di l’habitat critico per gli scoiattoli rossi del Monte Graham (Tamiasciuris hudsonicus grahamensis), a elevatissimo rischio di estinzione, in Arizona. Questa specie di scoiattolo, di cui restano meno di 80 esemplari, vive solo nelle montagne del Pinaleño, una catena isolata nel deserto dell’Arizona.squir1l

L’attuale habitat critico, designato a favore degli scoiattoli, include solo le foreste di abeti rossi che, a quella latitudine, si trovano sopra i 2.800 metri. La costruzione di alcuni telescopi, gli incendi naturali e quelli programmati per proteggere i telescopi dalle fiamme libere hanno ridotto l’areale tipico della specie e spinto gli scoiattoli a quote più basse, nelle foreste miste di conifere che sono prive della designazione ufficiale di habitat critico e quindi non protette. Continua a leggere

GLI APACHE CHIEDONO AL PAPA CHE IL VATICANO SE NE VADA DA MONTE GRAHAM

Dzil Ncha Si An, così gli Apache chiamano il Monte Graham, significa “La grande montagna seduta”.

E’ una delle loro montagne sacre ed è stata violata con la costruzione di alcuni telescopi su una delle sue cime. Fra coloro che hanno costruito un telescopio sulla Montagna c’è anche la Specola vaticana.

Da anni, gli Apache chiedono che almeno la Chiesa mantenga ciò che a parole dichiara: i Popoli Indigeni devono essere rispettati.

Di seguito pubblichiamo, tradotte da Giovanni Panza, tre lettere.

La prima del 2016 scritta dai leader tradizionalisti della San Carlos Apache Tribe a Papa Francesco, rimasta priva di risposta.

La seconda dello scorso settembre del Center for Biological Diversity al Segretario del Cardinale O’Malley

la terza con la risposta alla seconda.

Gli Apache chiedono che il Vaticano ordini alla Specola di smantellare il telescopio e vorrebbero incontrare il Papa per spiegargli cosa significa per loro Monte Graham.

Lettera al Papa 13/08/2016

Lettera a Reverendo Robert T. Kickham Segretario al Cardinale O’malley del 14/09/2018

Risposta del 20/12/2018

PER SAPERNE DI PIU’:

Il Monte Graham e gli Apache