GLI APACHE CHIEDONO AL PAPA CHE IL VATICANO SE NE VADA DA MONTE GRAHAM

Dzil Ncha Si An, così gli Apache chiamano il Monte Graham, significa “La grande montagna seduta”.

E’ una delle loro montagne sacre ed è stata violata con la costruzione di alcuni telescopi su una delle sue cime. Fra coloro che hanno costruito un telescopio sulla Montagna c’è anche la Specola vaticana.

Da anni, gli Apache chiedono che almeno la Chiesa mantenga ciò che a parole dichiara: i Popoli Indigeni devono essere rispettati.

Di seguito pubblichiamo, tradotte da Giovanni Panza, tre lettere.

La prima del 2016 scritta dai leader tradizionalisti della San Carlos Apache Tribe a Papa Francesco, rimasta priva di risposta.

La seconda dello scorso settembre del Center for Biological Diversity al Segretario del Cardinale O’Malley

la terza con la risposta alla seconda.

Gli Apache chiedono che il Vaticano ordini alla Specola di smantellare il telescopio e vorrebbero incontrare il Papa per spiegargli cosa significa per loro Monte Graham.

Lettera al Papa 13/08/2016

Lettera a Reverendo Robert T. Kickham Segretario al Cardinale O’malley del 14/09/2018

Risposta del 20/12/2018

PER SAPERNE DI PIU’:

Il Monte Graham e gli Apache

 

LEONARD PELTIER

L’International Leonard Peltier Defense Committee chiede, ancora una volta, di aiutare Leonard Peltier.

Di seguito riproduciamo quanto ricevuto e la relativa traduzione.

 

 

Dear Friends and supporters,

At our legal visit yesterday, Leonard told us that his case manager had submitted his request for a transfer on Wed, 1-2-19. He was cautiously excited and felt his transfer could happen within a few months BUT he didn’t rule out the fact that his transfer might have to be fought in the courts.

We put together this information for you to send letters of support for Leonard’s transfer. There are suggested letters, as well as points of information should you care to write your own letter.

Thank you for your support and if you get a return reply we would appreciate it if you would share it with us.

Sincerely,
ILPDC Board and National Office

Email, fax, call or write sample letters:

 

Email: GRA-DSC/PolicyCorrespondence@bop.gov
Phone: 972-352-4400
Fax: 972-352-4395

 

GRAND PRAIRIE OFFICE COMPLEX
346 MARINE FORCES DRIVE
GRAND PRAIRIE, TX, 75051

 

Sample Letter:

 

RE: LEONARD PELTIER REGISTER NUMBER 89637-132

 

To whom it may concern:

Leonard Peltier #89637-132 has requested a transfer from the facility at Coleman, Florida to the facility at Oxford, WI. I am writing to support Peltier’s transfer.

The reasons for transferring Peltier to Oxford include:

Oxford is approximately 1,300 miles closer to Peltier’s home and family.

 

Oxford is closer to the Native communities related to Peltier.

 

Peltier has multiple medical issues some extreme and potentially life threatening.

 

Oxford is in proximity to the Mayo Clinic and Federal Medical Clinic in Rochester.

Transfer from Coleman to Oxford is therefore consistent with the spirit and intent of BOP policy and will serve to allow more family visitation and improve medical services to Peltier. Therefore, the transfer should be permitted.

Sincerely,

 

 

 

 

or

Dear Madam/Sir;

I am writing to express my support for the transfer of Mr. Leonard Peltier 89637-132 to FCI Oxford WIS. Mr. Peltier is approaching his 75th birthday and had done over 44 years in Federal Custody. It is time that he be assigned a Federal facility closer to his family and an expert medical facility, like the Mayo Clinic.

The Oxford Facility is within a day’s drive for Mr. Peltier’s family in MN & ND and only 2 ½ hours from the Mayo clinic, which will provide the best health care necessary for the elder Mr. Leonard Peltier.

Thank you for considering Mr. Peltier’s request for a transfer to FCI in Oxford.

Sincerely,

 

 

 

Cari amici e sostenitori,

Durante la nostra visita legale di ieri, Leonard ci ha detto che il suo case manager (responsabile del suo caso) aveva presentato la sua richiesta di trasferimento mercoledì 2/1/2019. Era moderatamente entusiasta al pensiero che il suo trasferimento sarebbe potuto avvenire in pochi mesi, ma non escludeva il fatto che il suo trasferimento potesse essere discusso in tribunale.

Abbiamo raccolto queste informazioni per voi affinché vengano inviate lettere di supporto per il trasferimento di Leonard. Accludiamo schemi di lettere, così come informazioni, nel caso voi vogliate scrivere la lettera di vostro pugno.

Grazie per il vostro supporto e, se otterrete una risposta, vi saremmo grati se voleste condividerla con noi.

Cordiali saluti,
ILPDC Board e National Office

 

 

 

Oggetto:

LEONARD PELTIER REGISTER NUMBER 89637-132

 

A chi di competenza:

Leonard Peltier # 89637-132 ha richiesto un trasferimento dalla struttura di Coleman, in Florida, alla struttura di Oxford, Wisconsin. Sto scrivendo per supportare il trasferimento di Peltier.

Le ragioni per il trasferimento di Peltier a Overford includono i seguenti punti:
▪ Oxford è circa 1.300 miglia più vicino alla casa e alla famiglia di Peltier.
▪ Oxford è più vicina alle comunità native legate a Peltier.
▪ Peltier ha vari problemi medici gravi e potenzialmente letali.
▪ Oxford è in prossimità della Mayo Clinic e della Federal Medical Clinic di Rochester.

Il trasferimento da Coleman a Oxford è quindi coerente con lo spirito e l’intento della politica del BOP e servirà per consentire a Peltier maggiori visite dei familiari e a migliorare i servizi medici a suo favore. Pertanto, il trasferimento dovrebbe essere consentito.

Distinti saluti,

 

oppure:

 

Gentile Signora / Signore;

Sto scrivendo per esprimere il mio sostegno per il trasferimento di Mr. Leonard Peltier 89637-132 a FCI Oxford WIS. Il signor Peltier si sta avvicinando al suo 75 ° compleanno e ha trascorso oltre 44 anni in Custodia federale. È tempo che gli venga assegnata una struttura federale più vicina alla sua famiglia e una struttura medica esperta, come la Mayo Clinic.

L’Oxford Facility è a un giorno di viaggio per la famiglia di Mr. Peltier in MN e ND e solo 2 ore e mezza dalla clinica Mayo, che fornirà le migliori cure necessarie per l’anziano Mr. Leonard Peltier.

Grazie per aver esaminato la richiesta del Sig. Peltier per un trasferimento alla FCI di Oxford.

Cordiali saluti,

 

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Bolsonaro presidente: una notizia catastrofica per le tribù indigene del Brasile

Il 1° gennaio Jair Bolsonaro ha prestato giuramento ed è così diventato il 38° Presidente del Brasile. In campagna elettorale aveva promesso di aprire la foresta amazzonica allo sfruttamento agricolo e minerario e alle grandi dighe idroelettriche, riducendo i vincoli posti a difesa della natura e dei popoli indigeni. Con un provvedimento firmato poco dopo essersi insediato, Bolsonaro ha tolto alla Fondazione Nazionale per gli Indigeni (Funai, Fundaçao Nacional do Indio) una delle sue funzioni più importanti e significative: l’identificazione e demarcazione dei territori dei popoli indigeni del paese per affidarla alla ministra Tereza Cristina che nel governo rappresenta le lobby dei grandi proprietari terrieri che da sempre sono in conflitto con gli indigeni per lo sfruttamento dei loro territori. Con questo provvedimento iniziano a prendere corpo le minacciose affermazioni passate di Bolsonaro: “È un peccato che la cavalleria brasiliana non sia stata efficiente come quella statunitense, che ha sterminato gli indiani”.

Questi inviti a massacrare impunemente gli indigeni, perpetuando un nuovo genocidio sono già stati presi in parola. Lo scorso 21 dicembre, un commando ha assaltato il campo base della Fondazione Nazionale Indigena (Funai), che è l’ente governativo incaricato di proteggere i nativi, sui fiumi Ituí e Itacoaí, lungo il confine tra Brasile e Perù. Quella regione è la patria di diciassette popoli nativi incontattati, cioè in isolamento volontario. Le tribù incontattate sono particolarmente vulnerabili, non solo perché a rischio di essere sterminati dal contagio con malattie per cui non hanno difese immunitarie, ma perché diventano facili bersagli di uomini senza scrupoli, spesso al soldo delle lobby agricole, minerarie e del legname, da cui sono assaliti e massacrati per poter accedere più facilmente alle risorse naturali. Le notizie degli eccidi spesso emergono solo mesi, se non anni, dopo perché senza testimoni.

Non lontano dalla città di Colniza, nella parte centro-occidentale del Brasile, una delle zone con il più alto tasso di criminalità del paese, dove il 90% degli introiti provengono dal disboscamento illegale, vivono i Kawahiva una delle ultime tribù incontattate. Sono una comunità di qualche dozzina di persone in fuga. Scappano dalle moto seghe dei taglialegna e dai bulldozer degli allevatori. E soprattutto dai fucili delle milizie reclutate per sterminarli. Tutti gli appelli lanciati in loro favore sono caduti nel vuoto. Per il Brasile la loro sicurezza non è una priorità. Ciò che interessa sono oro, stagno e magnesio di cui è ricca la regione. E per il presidente Bolsonaro gli indigeni sono dei selvaggi che ostacolano gli affari economici dei suoi grandi elettori, i latifondisti della grande produzione agroalimentare. Prevenire un genocidio di persone non contattate non è una priorità per Bolsonaro. Una volta disse: “Non esiste un territorio indigeno dove non ci siano minerali. Oro, stagno e magnesio si trovano in queste terre, soprattutto in Amazzonia, la zona più ricca del mondo. Non mi sto addentrando in questa assurdità di difesa della terra per gli indiani”.

Come ha riportato il quotidiano Avvenire l’attacco alla Funai del 21 dicembre ha rappresentato un salto di qualità. Paulo Dollis Barbosa da Silva, presidente dell’Unione dei popoli indigeni della Valle del Javarí ha dichiarato: “Erano armati fino ai denti, un’équipe di Funai stava pattugliando il fiume con la scorta della polizia militare quando funzionari e agenti sono stati bersaglio di una raffica di proiettili. Non è il primo scontro tra vigilanti e “invasori”, come chiamiamo chiunque irrompa nella nostra terra: cacciatori e pescatori di frodo, minatori illegali, trafficanti di droga. Stavolta, però, questi ultimi avevano moltissime munizioni. Hanno sparato per uccidere. Il fatto è che si sentono appoggiati dal nuovo presidente. È solo l’inizio dell’effetto Bolsonaro”.

Non si è trattato di un episodio isolato. Il primo dicembre, sempre nella Valle del Javarí, è stata distrutta una delle imbarcazioni impiegate dalla Funai per i suoi sopralluoghi. A ottobre è toccato a una base di protezione degli indios Kawashiva.

Le posizioni espresse da Bolsonaro preoccupano non poco i nativi e quanti difendono i loro diritti. Appena qualche settimana fa, ha paragonato le terre in uso esclusivo per gli indigeni a “giardini zoologici per animali”. E ha ribadito l’intenzione di “volerli integrare”, termine impiegato dall’ultima dittatura militare e associato al sistematico sterminio dei nativi.

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CILE – Mapuche in resistenza occupano le loro terre ancestrali

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
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“Lago Lleu Lleu / territorio Lavkenmapu*
Comunicato pubblico
Le comunità rivierasche del lago Lleu-lleu comunichiamo all’opinione pubblica nazionale e internazionale oggi mercoledì 19 dicembre 2018 quanto segue:
A partire dall’istallazione dello stato cileno (processo di “pacificación” 1870), esso ha solo ha portato  miseria e sofferenza per la nostra gente, e ancor più dall’inizio del processo dittatoriale (tuttora vigente, dovuto al fatto che ancora siamo sotto la Costituzione del 1980) il quale fu estremamente violento con i nostri fratelli, laddove lo stato sistematicamente attraverso la sua polizia ha colpito e perseguitato, incarcerandoci e obbligandoci a vivere dipendendo dalle sue politiche di sussidi, volendo controllare finanche il modo di vivere della nostra gente, dividendoci, trasformandoci in consumisti e individualisti per mantenerci sotto il controllo con il modo di vita capitalista…
Oggi diciamo, con forza e unità, BASTA!
Come conseguenza, dichiariamo quanto segue:
Kiñe [1]: 11 comunità circostanti al lago lleu Lleu hanno iniziato il processo di recupero e occupazione delle nostre terre ancestrali che legittimamente ci appartengono.
Epu [2]: l’obiettivo di questo recupero è proteggere il nostro lago Lleu lleu in tutti i suoi ambiti: spirituale, culturale, ambientale e poter decidere autonomamente qual’è il modello di sviluppo che vogliamo, per il benessere della nostra gente in comunione con la nostra Ñuke Mapu [Madre Terra n.d.t.].
Kula [3]: oggi siamo riusciti ad autoconvocarci in modo trasversale, siamo più 500 fratelli (Papay, chachay, wechekeche, picheke, peñis, lamuen e wenuy) che abbiamo occupato il fondo Choke, per iniziare il processo di ripopolamento di tutta la riviera del  nostro lago Lleu lleu, allontanando le forze repressive dello stato insieme a qualsiasi accenno dominio impresariale-forestale.
Meli [4]: facendo uso del nostro legittimo diritto a decidere autonomamente rispetto a cosa fare del legname che si trova nelle nostre terre usurpate, dichiariamo che non lasceremo che si attivino le assicurazioni delle imprese forestali, per tanti non bruceremo le piantagioni, ma le elimineremo in modo che servano per la costruzione di ponti, stalle, abitazioni, mobili e qualunque altro prodotto di cui necessitiamo per procedere nel ri-abitare il nostro territorio usurpato, e inoltre dichiariamo che l’obiettivo è cambiare il modello produttivo, dalla selvicoltura ad uno che si accordi con il nostro antico modo di vivere, sviluppando agricoltura, allevamento, apicoltura, per veder rinascere i nostri boschi che ci fanno lawen [erbe curative, n.d.t.] e frutti silvestri, far rinascere le nostre sorgenti perché l’acqua torni a nascere e scendere dalla cordigliera di Nahuelbuta, in modo da alimentare l’equilibrio naturale del nostro lago.
Kechu [5]: i confini naturali dei nostri antenati sono: il fondo Becker a nord, a sud il fiume Pallaco, a ovest la  rivera del lago e a est fino a  Charrocura, totalizzando 20.000 ettari in processo di recupero, dove ricostruiremo il nostro lof [comunità indigena, n.d.r.], rispettando così i processi di resistenza che abbiamo iniziato in questi anni nel nostro territorio ancestrale
Kayu [6]: facciamo un’energica chiamata a tutti i nostri fratelli ad appoggiare e a non zoppicare nella legittima lotta del nostro popolo nazione mapuche, a stare fermamente a lato delle nostre famiglie che oggi soffrono gli attacchi dello stato cileno e dei suoi apparati di sicurezza, a esigere la liberazione dei nostri prigionieri politici, e a non permettere più nessun abuso contro la nostra infanzia…
Oggi è il momento di alzare la nostra voce e gridare libertà e autonomia per il nostro popolo, lo stato cileno ha perduto valore persino tra la propria gente, salutiamo e solidarizziamo anche con tutto il popolo povero, che soffre l’abuso e la persecuzione politica, per il solo fatto di lottare.
Regle [7]: le comunità esigiamo il ritiro immediato delle imprese forestali dal nostro territorio e degli apparati repressivi che curano solo gli interessi  del capitale, nazionale e internazionale, dando un prezzo e mercanteggiando le mal chiamate “risorse” naturali, che sono parte fondamentale della nostra cosmovisione e del modo di vita che dai tempi remoti sono scolpiti nella nostra memoria, che sicuramente torneranno a rinascere in ognuna delle gocce di sudore che cadranno prodotte dal nostro lavoro comunitario nella nostra Ñuke [madre n.d.r.] e in ogni conversazione intorno al fuoco eternizzato delle nostre rucas [capanne tradizionali n.d.r.].
Purra [8]: infine, dichiariamo che non permetteremo l’intromissione di alcun apparato dello stato cileno, né di alcun organismo che lo rappresenti, assumeremo il nostro destino nel modo mapuche, Così come ce lo insegnarono i nostri antenati.
Amulepe taiñ weichan
[che continui la nostra lotta b.d.r.]
Comunità
Venancio Ñeguey, sector choke / Juan huichalao Porma, Choke, / Esteban Yevilao, choke/ Lorenzo Lepin Millahual, Rankilwe Chico/ Jose  Lincopan Lepuman, rankilwe grande/ Francisco Millabur Cau cau, Rankilwe Grande/ Lorenzo neculqueo, sector Txanakepe/ Humberto Millahual, mikiwe/ Lorenzo Pilquiman, Mikiwe/ Salto Lorcura, sector Lorcura/Segundo yevilao, rankilwe chico/
* Regione del Bío Bío, provincia di Arauco, Cile”
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DONNE NATIVE IN CAMMINO

safe_image-php Lunedì 3 dicembre 2018,vestita con le sue insegne tradizionali, Ruth Buffalo (Mandan, Hidatsa e Arikara Nation) ha prestato giuramento come rappresentante dello Stato del North Dakota, a Bismarck.

Ruth Buffalo è una democratica e rappresenterà il Distretto n. 27, la zona della città di Fargo. Questo era tradizionalmente un distretto repubblicano.

Ruth Buffalo è la prima democratica Indiana Americana a essere eletta nel parlamento del North Dakota e dopo avere strappato il seggio all’ex presidente in carica Randy Boehning.

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Capitol Hill, Bismarck, North Dakota

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Il Cile continua a uccidere

Nel pomeriggio del 14 novembre 2018 è stato ucciso, per mano del Comando Jungla dei carabinieri cileni, il giovane Camilo Catrillanca, nipote del lonko (capo politico e spirituale) Juan Segundo Catrillanca  della comunità Tradizionale di Temucuicui e figlio di Marcelo Catrillanca, storico attivista del popolo Mapuche.
Denunciando il tragico risultato dell’azione sconsiderata del Comando Jungla dentro il territorio della comunità, ricordiamo che questo reparto antiterrorismo dei carabinieri è stato creato dallo stato Cileno e formato in Colombia con il fine di reprimere le comunità Mapuche in lotta per i propri diritti di terra e autonomia.
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Come associazione di osservatori umanitari, con quasi 10 anni di permamenza nelle comunità mapuche oggetto di questa repressione, siamo partecipi dello sdegno, della rabbia e della frustrazione che provano la famiglia, le comunità mapuche e le organizzazioni umanitarie locali; denunciamo che si è trattato di un omicidio sangue freddo per le modalità con cui è avvenuto il fatto e che stanno emergendo già a poche ore di distanza.
Il giovane mapuche è morto per le conseguenze di un proiettile entrato nella testa dalle spalle. La balistica smonta così immediatamente il racconto dei carabinieri che, cosa stranamente abituale, giustificano l’operazione come conseguenza di un furto d’auto. Fatto di per sé già abbastanza assurdo se si pensa che un delitto comune avrebbe visto il dispiego di mezzi corazzati militari, elicotteri e forze speciali con armi da guerra.
La realtà propende per essere un’ennesima azione deliberata contro una delle comunità mapuche più attive nel reclamare i propri diritti e sorgono dubbi che si tratti di omicidio mirato a colpire la famiglia di un leader storico come Catrillanca.
Camilo si trovava sul suo trattore, rientrando a casa da lavori nel territorio della comunità quando si è incrociato con il Comando Jungla risultando ucciso a sangue freddo. Esigiamo giustizia  per questo omicidio, il cui sangue macchia direttamente le istituzioni e il governo cileno che finanziano e sostengono le azioni del Comando Jungla.
Questa morte si somma alle già troppe morti di comuneros mapuche per mano dello stato cileno, come Alex Lemun, Matias Catrileo, Mendoza Collio, per citarne alcuni. E’ il risultato della chiusura dello stato cileno al dialogo e al riconoscimento dei diritti del popolo mapuche ed è analogo a ciò che accade in luoghi del mondo come la Palestina.
Ci associamo al Centro de Investigación y Defensa Sur (CID Sur) nel chiedere immediatamente una investigazione imparziale e che i responsabili siano tratti davanti alla giustizia a rispondere di questo omicidio.
Camilo lascia una figlia di sei anni e la moglie in stato di gravidanza.
PER DIFFONDERE LA DENUNCIA USA GLI INDIRIZZI ALLEGATI