DICHIARAZIONE STATO DI EMERGENZA CLIMATICA

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DICHIARAZIONE DI STATO DI EMERGENZA CLIMATICA ED ECOLOGICA

L’ASSOCIAZIONE IL CERCHIO

– RICONOSCENDO lo stato di emergenza globale;

– CONSIDERATO che noi esseri umani abbiamo già parzialmente compromesso in modo irreversibile l’ecosistema terrestre e la sopravvivenza di tutti gli esseri viventi, inclusa la nostra specie, mettendo in discussione la presenza stessa dell’essere umano sul pianeta;

– VISTO il rapporto 2018 dell’IPCC-ONU, Commissione intergovernativa di esperti sul cambiamento climatico, secondo cui l’umanità ha tempo solo fino al 2030 per limitare l’incremento di temperatura a 1.5 gradi, per evitare danni irreversibili al clima;

– VISTO il rapporto 2019 dell’IPBES – ONU Piattaforma intergovernativa sulla biodiversità e sui servizi degli ecosistemi, secondo cui il tasso di estinzione delle specie sta accelerando ad un ritmo senza precedenti nella storia umana, causando gravi effetti sulle popolazioni in tutto il mondo;

– VISTO l’Accordo di Parigi (Dicembre 2015), sottoscritto da 192 Nazioni tra cui l’Italia e ratificato con la L. 4 novembre 2016, 204, che riconosce che “i cambiamenti climatici sono preoccupazione comune dell’umanità, e che le Parti, al momento di intraprendere azioni volte a contrastarli, rispettino, promuovano e tengano conto dei loro obblighi rispettivi nei confronti dei diritti umani, del diritto alla salute, dei diritti delle popolazioni indigene,… “, considerando “l’importanza di assicurare l’integrità di tutti gli ecosistemi, inclusi gli oceani, e la protezione della biodiversità, riconosciuta da alcune culture come la Madre Terra”;

– CONSTATATO che i Governi e le amministrazioni locali non hanno fatto e non stanno facendo abbastanza per contrastare i cambiamenti climatici in corso, mentre questi dovrebbero essere la priorità dell’agenda politica delle Istituzioni;

– RECEPITE le istanze delle/i proprie/i socie/i e delle giovani generazioni che ci richiamano all’azione per affrontare il collasso climatico, e considerando che  il 15 marzo e il 24 maggio 2019 si sono tenuti scioperi globali per il clima, giornate di mobilitazione mondiale contro i cambiamenti climatici promosse dal movimento Fridays For Future, che ha visto milioni di persone protestare nelle città di tutto il mondo, e che dal 20 al 27 settembre 2019 è stata promossa una settimana di mobilitazione globale per il clima;

– CONSIDERATO che la nostra associazione ha tra i suoi principi il rispetto delle tradizioni dei popoli nativi, il sostegno alle lotte per la terra e per la propria sopravvivenza fisica, culturale e spirituale, la convinzione che le culture native siano portatrici di un rispetto e di un’armonia con tutta la natura che noi occidentali abbiamo dimenticato, ma che possiamo e dobbiamo imparare nuovamente; che il nostro statuto ha come proprio oggetto il “lavoro di sostegno ai popoli nativi del mondo e naturali  del mondo, sostenendoli nelle lotte per la loro sopravvivenza fisica e culturale, oltre che a collaborare per mutare la realtà del mondo in cui viviamo verso un maggior rispetto per l’ambiente”.

– CONSIDERATO che i popoli indigeni e le loro comunità hanno sviluppato stili di vita e culture strettamente legati alla natura, sviluppando, durante la loro storia plurimillenaria, un vasto ed inestimabile patrimonio di conoscenze tradizionali per la gestione del loro ambiente in modo sostenibile; che essi non sfruttano la terra, ma la proteggono, come disse Capo Seattle nel suo celebre discorso al Presidente degli Stati Uniti: “L’uomo bianco tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come cose che possano essere comprate, sfruttate, vendute come si fa con le pecore o con le pietre preziose. La sua ingordigia divorerà tutta la terra ed a lui non resterà che il deserto. […] Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri: la terra è la madre di tutti noi. Tutto ciò che di buono arriva dalla terra arriva anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi. Noi almeno sappiamo questo: la terra non appartiene all’uomo, bensì è l’uomo che appartiene alla terra.”

– RECEPITE le istanze dei popoli indigeni del pianeta, che sono i primi e più colpiti dalle emergenze ecologiche e dai cambiamenti climatici, poiché il loro stretto rapporto con l’ambiente li ha resi estremamente vulnerabili ad essi: dallo scioglimento dello spesso strato di permafrost, che sta sconvolgendo l’ambiente dove vivono i popoli artici, all’espansione dei deserti in tutto il mondo, che costringe i popoli nomadi a scontrarsi con le popolazioni stanziali, le quali a loro volta soffrono per la maggiore aridità dei terreni; dall’invasione, la distruzione e i recenti gravissimi incendi delle foreste primarie in America latina, in Africa ed in Asia che ha conseguenze drammatiche sugli ambienti naturali, sulla riduzione della biodiversità e sulla integrità di intere popolazioni, a volte mai entrate in contatto con l’uomo bianco, ai problemi ambientali causati dall’estrattivismo e dai business. Inoltre, numerosissimi negli ultimi anni sono gli omicidi di rappresentanti indigeni nel loro ruolo di “protettori della terra”.

DICHIARA 

LO STATO DI EMERGENZA CLIMATICA ED ECOLOGICA

Alla luce di tale dichiarazione l’associazione Il Cerchio si impegna a:

  1. Comunicare questa Dichiarazione agli enti locali e al Parlamento italiano, al Relatore speciale ONU sui diritti dei popoli indigeni, al UNPFII (United Nations Permanent Forum on Indigenous Issues), ad altre associazioni con cui collabora, alle scuole in cui svolge le proprie attività didattiche, chiedendo a tutti che proclamino a loro volta in tempi celeri lo stato di emergenza, affinché dedichino alla lotta ai cambiamenti climatici un ruolo prioritario nella propria agenda, tenendo conto in ogni azione amministrativa o iniziativa degli effetti che questa comporta sul clima, impegnandosi a dare ogni possibile contributo all’interno delle proprie competenze per contenere l’aumento della temperatura globale entro 1,5°C e fissare un obiettivo di azzeramento delle emissioni nette di gas climalteranti entro il 2030.
  2. Sollecitare la comunicazione per far crescere la consapevolezza attraverso:
  • La costituzione di un gruppo di lavoro interno all’associazione e aperto alla cittadinanza sull’emergenza climatica
  • Il proprio sostegno alle popolazioni indigene colpite dal cambiamento climatico in atto, anche attraverso la diffusione di notizie, appelli e quant’altro possa essere utile, oltre che con la promozione di progetti a sostegno dei popoli indigeni in genere con particolare attenzione a quelli colpiti dai cambiamenti climatici;
  • La promozione di incontri pubblici, utili alla comunità locale, nazionale ed internazionale, di informazione sui danni derivanti dal cambiamento climatico e sulle misure atte a contrastarlo e/o mitigarlo, contribuendo a tali incontri con interventi qualificati che tengano conto degli specifici campi in cui opera la nostra Associazione.
  • La progettazione ed attuazione di attività di educazione ambientale e interculturale nelle scuole, stimolando gli studenti ad intraprendere in prima persona azioni e buone pratiche. Inoltre, nelle scuole in cui è presente con le proprie attività didattiche, proporre occasioni di confronto tra corpo docente, famiglie e alunni per una crescita della sensibilità nell’affrontare la crisi climatica ed ecologica: tali percorsi serviranno a ragionare, dal punto di vista educativo, sui comportamenti abituali dannosi e sulle loro conseguenze proponendo in alternativa comportamenti virtuosi e buone pratiche.
  1. Diffondere e sollecitare buone pratiche per intraprendere comportamenti quotidiani che tendano a raggiungere l’obiettivo “emissioni zero”:
  • Tra le/i proprie/i socie/i e nella comunità locale.
  • Attraverso i propri canali informativi.
  1. Networking:
  • Disponibilità a promuovere e a partecipare a momenti assembleari (attività di comitati, cittadini, associazioni, ecc.) che siano coerenti alle misure derivanti dall’emergenza climatica locale o nazionale.
  • Creare contatti con i gruppi locali di Fridays For Future delle città in cui è presente la nostra Associazione per promuovere insieme iniziative di sensibilizzazione.
  • Promuovere la condivisione delle buone pratiche e di tutte le iniziative volte ad una maggiore consapevolezza con le nazioni e popolazioni indigene che stanno dichiarando lo stato di emergenza climatica, come i popoli della conca amazzonica e la Vuntut Gwitchin First Nation dell’Alaska canadese.

In definitiva, l’Associazione riconosce come il collasso climatico per colpa dell’attività antropica costituisca con tutta evidenza una EMERGENZA MONDIALE non più procrastinabile, ed emette la presente dichiarazione.

Borgo San Lorenzo, 27.09.2019

Il presidente Antonio Ventre

Scarica il pdf: Dichiaraz. Em. Climatica CERCHIO

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Il genocidio dei nativi americani ha provocato la Piccola Era Glaciale

 tratto da un’articolo di Marco Margaritoff del 20 agosto 2019

 

Gli scienziati dell’University College di Londra hanno ipotizzato che la colonizzazione europea dell’America che ha provocato la morte di massa dei nativi americani abbia causato la Piccola Era Glaciale che fu attiva tra il XV e il XVIII secolo.

Secondo questo studio, il genocidio dei nativi americani, non solo ha quasi estinto la popolazione del continente, ma successivamente ha provocato la drastica riduzione delle temperature globali del pianeta.

Ciò sarebbe accaduto perché il genocidio delle popolazioni indigene americane ebbe come conseguenza l’abbandono della terra agricola prima coltivata dai nativi che fu così rioccupata dalla foresta la cui ricrescita catturò abbastanza anidride carbonica dall’atmosfera da causare la Piccola Era Glaciale.

Il gruppo di ricercatori ha esaminato tutti i dati demografici disponibili delle Americhe prima del 1492. Hanno esaminato l’andamento demografico nel tempo  incorporandovi fattori storici ed eventi come malattie, guerre e schiavitù fino al crollo finale delle società native.

La ricerca ha, ancora una volta, dimostrato una drastica riduzione della popolazione indigena dai circa 60 milioni della fine del 15° secolo – che all’epoca era circa il 10 percento della popolazione mondiale – ai cinque o sei milioni del secolo successivo. (secondo altri studi la popolazione native delle Americhe sarebbe stata di oltre 100 milioni)

Al fine di collegare tali dati all’assorbimento di anidride carbonica, i ricercatori hanno prima dovuto stimare quanta terra dei nativi americani era stata abbandonata per essere poi recuperata dalla foresta. Il risultato li ha portati a sostenere che ben 56 milioni di ettari, un’area grande quanto la Francia, fu lasciata incustodita dopo la morte di coloro che in precedenza la lavoravano. La successiva ricrescita di alberi e vegetazione spontanea avrebbe causato una diminuzione della CO2 atmosferica tra 7 e 10 ppm (parti per milione).

Per meglio comprendere quanto accadde il gruppo di ricercatori ha evidenziato che oggi, bruciando combustibili fossili, sono immessi in atmosfera circa 3 ppm di CO2 all’anno.

Questo studio dimostra, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, che è possibile agire sulle temperature globali mediante la riforestazione e proteggendo le aree boschive e le foreste native del pianeta.

MG

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CONFERENZA SUL CONFEDERALISMO DEMOCRATICO CURDO

RICEVIAMO

dall’Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia

E MOLTO VOLENTIERI PUBBLICHIAMO IL SEGUENTE AVVISO

 

INTERNATIONAL CONFERENCE

Democratic Confederalism, Municipalism and Global Democracy

4, 5 e 6 ottobre 2019 ROME, ITALY

Per poter partecipare alla Conferenza bisogna registrarsi al seguente link:

http://www.confederalism.eu/iscrizione

Sito internet della conferenza

http://www.confederalism.eu/

In questi ultimi mesi ci sono state tante novità.

Se da un lato Öcalan   è riuscito ad incontrare i suoi avvocati, dall’altro lato hanno appena destituito i sindaci di tre grandi città curde in Turchia. Gli equilibri sono cambiati, nuove alleanze si sono create e dietro gli scenari bellici si nascondono interessi sovranazionali pronti a rideterminare e ridefinire confini e zone di interesse. Sono passati circa 8 anni dall’ avvento delle primavere arabe e dall’ inizio della guerra civile in Siria.  Il ritiro della coalizione internazionale e il ricollocamento dei diversi eserciti testimoniano nuove trasformazioni in atto. All’ interno di questo contesto il popolo curdo, in alleanza con altri popoli, sta cercando di costruire una propria alternativa basata su principi quali il pluralismo democratico, il reciproco rispetto nella convivenza tra diverse etnie e religioni, l’uguaglianza tra i generi ed una economia eco-compatibile col territorio. L’esperienza del Confederalismo Democratico ci mostra come, all’ interno di un conflitto armato, sia possibile dar vita ad un nuovo progetto capace di dare voce e cristallizzare le volontà dei popoli che vivono quel territorio.

Un esperimento di democrazia radicale e diretta che, superando il modello “stato-nazione”, fa emergere in concreto un nuovo vissuto pacifico e armonioso in quelle terre, valido per l’intero Medio Oriente. Tutto ciò, si colloca all’ interno di un contesto globale in continuo mutamento.

Se da un lato emergono nuovi sovranismi e sciovinismi che ripropongono l’arretramento di civiltà, dall’altra si vedono avanzare traiettorie capaci di innovare il panorama societario, dal neo-municipalismo europeo fino alle esperienze indigene.

Per questi motivi, abbiamo deciso di organizzare una Conferenza che da una critica del presente, vede analizzare il paradigma del Confederalimo Democratico per raccontare una nuova prospettiva dalla quale partire per confrontarsi e proporre una alternativa.

Quest’anno, che ricorre il 20° anno dell’arresto di Öcalan, riteniamo importante e fondamentale ritrovarci con tutte e tutti voi, per relazionarsi con le più diverse e recenti esperienze, al fine di connettersi e costruire la possibile ” terza via”.

Per questi motivi, vi invitiamo quindi a prendere parte a queste tre giornate di confronto e discussione.

Vi aspettiamo,

un caloroso saluto

UIKI Onlus
Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia

Via Ricasoli 16, 00185 Roma, Italia
Tel. : +39 06 69284904
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Web : www.uikionlus.com
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LA LOTTA DEI WIRRARIKA PER SALVARE WIRIKUTA

La nostra Associazione si è molto occupata del popolo Wirrarika (Messico) e della sua lotta per salvare Wirikuta, uno di principali luoghi sacri.

Riceviamo da Xaureme Candelario Cosio, e volentieri pubblichiamo, questo appello alla mobilitazione in difesa di Wirikuta e del popolo Wirrarica.

Salve, questa questione della sospensione del progetto di estrazione mineraria a Wirikuta, è stata in sospeso fino a quando non è stata ripresa da coloro che sono a favore del progetto. Ancora una volta ci siamo organizzati per non permettere che venga meno la tutela di Wirikuta. Chiediamo a tutte le forze sociali e le organizzazioni che ci hanno supportato direttamente e indirettamente di unirsi al popolo Wixarika inviando comunicazioni in modo che ciò che è stato ottenuto con molto sforzo non sia abbandonato e per mantenere questa indispensabile tutela che ha impedito lo sfruttamento delle miniere e altri progetti che stanno devastando totalmente il deserto di Wirikuta …

FACCIAMO ALLEANZE DA TUTTI GLI ANGOLI DEL MONDO …

Saluti fraterni.

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