I DEMOCRATICI AMERICANI E LE BOARDING SCHOOL

Martedì 29 settembre scorso, la senatrice democratica degli Stati Uniti Elizabeth Warren e il deputato Deb Haaland (democratico del New Mexico) hanno presentato un disegno di legge per l’istituzione di una Commissione per la verità e la guarigione relativa alla politica di assimilazione forzata dei Nativi Americani attuata dagli Stati Uniti dalla metà del XIX alla metà del XX secolo. Durante quel periodo di tempo furono aperte centinaia di collegi, le cosiddette Indian Boarding School, in cui i bambini nativi, portati via dalle loro case contro la volontà dei loro genitori, venivano costretti a imparare la cultura dei colonizzatori bianchi, secondo il famigerato detto “uccidi l’indiano, salva l’uomo”.Unknown

Se la legge sarà approvata verrà istituita la prima commissione formale nella storia degli Stati Uniti per indagare, documentare e riconoscere il genocidio culturale e le pratiche di assimilazione forzata attuate del governo degli Stati Uniti contro gli indiani. La Commissione avrebbe il compito di esplorare, documentare e riconoscere i torti del governo federale allo scopo di aiutare la guarigione dei traumi intergenerazionali tramandati nelle famiglie e nelle comunità dei Nativi Americani. Darebbe, inoltre, alle vittime l’opportunità di parlare delle proprie esperienze personali legate alle molte violazioni dei più elementari diritti umani, fra cui il diritto di crescere ed educare i propri figli, il diritto di parlare la propria lingua e di praticare la propria religione, nonché il diritto a non essere violentati fisicamente, sessualmente e psicologicamente. E, da ultimo ma non ultimo, il diritto alla vita.

La politica delle Boarding School è stata una macchia nerissima nella storia degli Stati Uniti, ed è da tempo che le sue vittime chiedono giustizia per i danni inimmaginabili che hanno subito. Per tali motivi il disegno di legge ha il sostegno convinto dei leader tribali che vedono e vivono ancora oggi gli effetti del trauma associato alla separazione forzata dei bambini e dei ragazzi indiani delle loro famiglie e delle violenza che subirono nei collegi. L’alto tasso di suicidi, di alcolismo, di abuso di droghe e di violenza domestica, che sono purtroppo una caratteristica delle comunità Native Americane, è il risultato di decenni di violenze perpetrate all’interno delle Boarding School. Il disegno di legge denominato Truth and Healing Commission on Indian Boarding School Policy in the United States Act è supportato da molte organizzazioni tribali fra cui la National Native American Boarding School Healing Coalition e la Association on American Indian Affairs.

La tempistica per la presentazione di questo disegno di legge, che avviene a ridosso delle elezioni presidenziali americane, fa sorgere il sospetto che il Partito Democratico degli Stati Uniti voglia conquistare in questo modo una parte dei voti dei Nativi Americani, tuttavia, se questo fosse il prezzo da pagare per ottenere l’istituzione della Commissione, e contemporaneamente battere Trump, potrebbe valere la pena pagarlo.

Una commissione per la verità e la guarigione sulle Indian Boarding School è attesa da tempo negli Stati Uniti mentre in Canada un processo analogo a quello proposto si è da tempo concluso con la presentazione di scuse ufficiali del governo canadese a chi ne subì  le conseguenze e alle rispettive First Nations e con l’avvio di programmi di supporto alle comunità e alle persone colpite dal trauma.

BISONTI IN UMBRIA

Importato dal giovane imprenditore Massimiliano Gatti, il bisonte americano è arrivato in Italia. In Umbria, alle pendici di Panicale – nell’elenco dei Borghi più belli d’Italia – in località Olmini, vicino alla sponda meridionale del lago Trasimeno, è possibile vedere questi magnifici animali.IMG_6934

Gatti non l’ha fatto per il puro piacere di farlo, ma per sviluppare una sua preesistente attività imprenditoriale. Così, dopo tre anni di attività spesi per risolvere comprensibili difficoltà burocratiche e dopo avere ottenuto un contributo finanziario dal programma di Sviluppo Rurale della Regione Umbria, nell’estate 2018, ha acquistato da un allevamento canadese, dove è rimasto qualche mese per imparare come allevarli, 17 bisonti e, con un trasporto speciale via mare e via terra, li ha fatti arrivare in Umbria, dove li alleva in un terreno di sua proprietà. Cosa non semplice perché il bisonte mantiene in cattività il temperamento dei suoi simili che vivono liberi in natura, che non ha nulla ha a che vedere con il carattere delle razze bovine storicamente allevate in Italia. Il bisonte da allevamento, pur abituandosi alla presenza dell’uomo, non può mai dirsi un animale addomesticato perché mantiene le attitudini e le abitudini del suo omologo selvatico e come tale va considerato. Ad esempio non può essere richiuso in stalle, ma deve vivere all’aperto. I cicli di riproduzione non possono essere forzati perché seguono i ritmi naturali. Inoltre, essendo un animale fortemente gregario, ama vivere in branco. Oggi la mandria di Gatti conta circa 30 esemplari fra femmine, vitelli e maschi e solo questi ultimi sono destinati alla macellazione a scopo alimentare. Le pelli vengono conciate e il vello invernale raccolto e utilizzato per ricavarne una lana dalle qualità termiche eccezionali.

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Apache e scoiattoli rossi

Due giorni fa, 16 settembre 2020, il Center for Biological Diversity e la Maricopa Audubon Society hanno notificato il loro intento di citare in giudizio l’U.S. Fish and Wildlife Service, l’Agenzia statunitense per la pesca e la fauna selvatica, per ottenere l’espansione dell’area definita di l’habitat critico per gli scoiattoli rossi del Monte Graham (Tamiasciuris hudsonicus grahamensis), a elevatissimo rischio di estinzione, in Arizona. Questa specie di scoiattolo, di cui restano meno di 80 esemplari, vive solo nelle montagne del Pinaleño, una catena isolata nel deserto dell’Arizona.squir1l

L’attuale habitat critico, designato a favore degli scoiattoli, include solo le foreste di abeti rossi che, a quella latitudine, si trovano sopra i 2.800 metri. La costruzione di alcuni telescopi, gli incendi naturali e quelli programmati per proteggere i telescopi dalle fiamme libere hanno ridotto l’areale tipico della specie e spinto gli scoiattoli a quote più basse, nelle foreste miste di conifere che sono prive della designazione ufficiale di habitat critico e quindi non protette. Continua a leggere

Distruttori di luoghi sacri

Rio Tinto Group è un gruppo multinazionale anglo-australiano che si occupa di ricerca, estrazione e lavorazione di risorse minerarie. È tra le più grandi società minerarie del mondo ed è attiva in ben 36 paesi. Il gruppo è composto da 2 società: Rio Tinto Plc, quotata al London Stock Exchange e Rio Tinto Limited, quotata all’Australian Securities Exchange. Rio Tinto Group fu fondato a Londra nel 1873, come Rio Tinto Company Limited, per sfruttare le risorse minerarie della provincia spagnola dell’Huelva. Nonostante che all’interno del sito internet della società si possa trovare la frase seguente: “In Australia, our archaeologists work alongside Indigenous Australians to preserve 40,000-year-old rock art”, è di una settimana fa la notizia che la società ha costretto alle dimissioni il proprio amministratore delegato Jean-Sébastien Jacques a causa delle diffuse e forti proteste per la distruzione dei rifugi preistorici nella gola di Juukan, in Australia, sacri ai popoli aborigeni Puutu Kunti Kurrama e Pinikura.

Le grotte, frequentate per più di 46.000 anni, incastonate in una gola del deserto australiano, avevano già restituito un tesoro di manufatti che tracciavano la lunga storia degli aborigeni in quella zona: un coltello di osso di canguro di 28.000 anni e una treccia di capelli umani, vecchia 4.000 anni, che si pensa fosse stata usata come cintura e da cui verrà estratto il DNA di quegli antichi uomini. Purtroppo l’area delle grotte è ricchissima di minerali di ferro di alta qualità, perciò, lo scorso mese di maggio, Rio Tinto ha deciso di far saltare in aria le grotte per raggiungere le ricchezze sottostanti.

La stessa storia si sta per ripetere agli antipodi. Continua a leggere

Gli Ainu contro il Giappone

Quando entrarono nella storia, gli Ainu vivevano nelle isole di Hokkaido e Sakhalin nel nord del Giappone, nelle isole Curili e in Kamchakta. Cacciavano, pescavano i salmoni e costruivano i loro villaggi lungo i fiumi o in riva al mare. Si vestivano con pelli di animali, panno di corteccia e fibra di ortica, decorando i loro abiti tradizionali con caratteristici motivi geometrici. Sulla loro origine ci sono due teorie. La prima è che gli Ainu provenissero dalle terre asiatiche settentrionali che furono in seguito abitate da mongoli e da cinesi. La seconda è che i loro antenati siano arrivati della Polinesia, perché con gli abitanti dell’Oceania, gli Ainu hanno molte somiglianze per quanto riguarda abbigliamento, rituali, religione e tatuaggi.5d2861fc15e9f9605f362aa3

Ciò che è noto per certo, è che gli Ainu furono i primi nativi delle isole giapponesi, anche se in Giappone questo fatto non è molto popolare e a lungo è stato tenuto nascosto. Con gli Ainu, i giapponesi ebbero una lunga faida territoriale. Gli Ainu persero una battaglia dopo l’altra, poiché non avevano uno stato o un esercito strutturato, e furono costretti ad arretrare, rifugiandosi sempre più a nord. Ciononostante, nel medioevo il Giappone era ancora per metà abitato dagli Ainu. Continua a leggere