Anche in Canada c’è chi predica bene e razzola male

Una serie di eventi internazionali di alto livello si sono svolti di recente, e altri ne sono in programma nei prossimi mesi, in preparazione della Conferenza internazionale sui cambiamenti climatici che si terrà dal 1 al 12 novembre 2021 a Glasgow (COP 26). Il 23 marzo 2021, la Cina, la Commissione Europea e il Canada hanno co-convocato la quinta sessione del Ministerial on Climate Action (MoCA). L’evento ha riunito i ministri dei paesi del G20 ed è stata la prima riunione ministeriale dell’anno incentrata sull’azione internazionale per il clima in vista della COP 26. In quell’occasione, il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha sottolineato che “tutti i paesi, le aziende, le città e le istituzioni finanziarie devono impegnarsi per la neutralità climatica con piani chiari e credibili”. Per quanto riguarda il Canada riportiamo quanto reperito sul sito ufficiale del governo canadese –

https://www.canada.ca/en/services/environment/weather/climatechange/climate-plan/climate-plan-overview.html –

“Il quadro pan-canadese del 2016 sulla crescita pulita e sui cambiamenti climatici (PCF) è il primo piano nazionale per il clima del Canada sviluppato con le province e i territori e in consultazione con le popolazioni indigene. È un primo passo importante per il Canada per raggiungere l’obiettivo dell’accordo di Parigi e si sta facendo di più per ridurre l’inquinamento in modo pratico e conveniente rispetto a qualsiasi altro piano climatico nella storia canadese. Nel dicembre del 2020, il governo del Canada ha adottato A Healthy Environment and a Healthy Economy, il piano climatico rafforzato del Canada per un ambiente sano e un’economia sana. Il piano si basa sugli sforzi attualmente in corso attraverso il PCF per ridurre l’inquinamento, creare più buoni posti di lavoro e sostenere un’economia e un ambiente più sani. Nel complesso, il Canada è ora sulla buona strada per superare il suo obiettivo di riduzione delle emissioni in base all’Accordo di Parigi del 2030 e ha posto le basi per arrivare a un futuro prospero a emissioni nette zero entro il 2050”.

Tuttavia, anche oltre Atlantico c’è chi predica bene e razzola male. Dal 1976, le colline e le Montagne Rocciose dell’Alberta furono vietate all’estrazione di carbone da miniere a cielo aperto. Lo scorso mese di giugno l’Alberta ha cambiato questa politica e aperto la regione allo sviluppo delle miniere di carbone. Lo scorso novembre si è tenuta una riunione congiunta Governo-Provincia le cui deliberazioni finali, con la probabile approvazione del progetto, sono previste per questa estate. In tale occasione l’Alberta ha sostenuto che la sua politica sul carbone era “obsoleta” e che occorreva trovare un nuovo equilibrio tra il “garantire una forte protezione ambientale e fornire all’industria incentivi per aumentare gli investimenti”. Oltre a questo, molti altri progetti estrattivi simili nelle Montagne Rocciose sono in attesa di approvazione. Il primo progetto esaminato è stato quello relativo alla Grassy Mountain, in Alberta, dove dovrebbe iniziare l’estrazione a cielo aperto del carbone nell’autunno del corrente anno, devastando una superficie, finora incontaminata, di circa 16 kmq. Grassy Mountain, così come altre montagne che contengono carbone, si trova all’interno del territorio ancestrale della Nazione Blackfoot (Siksika, Kainai-Blood e Piikani) e la gente delle tre tribù è molto preoccupata del potenziale inquinamento dell’acqua e dell’aria e dei loro effetti sulla salute umana, oltre che degli impatti più gravi a lungo termine sulla crescente crisi climatica.

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GREESY MOUNTAIN, ALBERTA, CANADA

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SONDAGGI PRELIMINARI A GREESY MOUNTAIN

Un numero crescente di Blackfoot e altre nazioni indigene, sia in Canada sia negli Stati Uniti, si oppongono a questi progetti a causa della preoccupazione per il degrado ambientale, l’inquinamento e la violazione dei paesaggi naturali tradizionali. Ci sono anche timori sul fatto che l’incremento della presenza di personale forestiero, collegato all’industria dei combustibili fossili, possa aggravare l’annoso problema delle donne indigene scomparse e uccise in Canada e negli Stati Uniti.

Chi si preoccupa di questo, come degli altri progetti in itinere, non ha bisogno di andare lontano per vedere esempi della profanazione che teme. Sul versante opposto delle Montagne Rocciose, rispetto a quello dove si trova Greesy Mountain, e che è all’interno dei confini della British Columbia, è da tempo in corso lo smantellamento delle cime di cinque montagne. Le aree vicino alle miniere a cielo aperto e a valle di esse hanno subito l’inquinamento da selenio, oltre alla profanazione del paesaggio trasformato in un paesaggio lunare. Il selenio ad alti livelli è tossico: nella British Columbia, studi governativi hanno dimostrato che ha contaminato e causato deformazioni ai pesci e ha inquinato le riserve idriche locali.

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UNA DELLE MINIERA DI CARBOME A CIELO APERTO IN BRITISH COLUMBIA

Coal Mountain Mine

COAL MOUNTAIN MINE, BRITISH COLUMBIA

I membri della Nazione Kainai (Blood) credono che le montagne siano i loro antenati e si stanno organizzando per fermare il progetto su Grassy Mountain attraverso un nuovo gruppo di giustizia ambientale indigena di base, i Niitsitapi Water Protectors. Temono che le loro comunità sperimenteranno gli stessi problemi di salute umana e degrado ambientale che hanno visto in altre comunità indigene nelle Montagne Rocciose.

BLACKFOOT LAND

IL TERRITORIO ANCESTRALE DELLA NAZIONE BLACKFOOT

Alla fine del XIX secolo, la Nazione Blackfoot fu una delle firmatarie del Trattato 7 con il Governo del Canada che, seguendo una prassi già adottata dagli Sati Uniti, decise di tenere lontane le une dalle altre le tre componenti della Nazione. Fu così che alla Blood First Nation (Kainai) fu assegnata la riserva denominata Blood 148 che con i suoi  1.413,87 kmq è la più grande riserva del Canada. Il 12 giugno 2019, i tribunali federali hanno stabilito che, in base alle disposizioni sul diritto alla terra del Trattato 7, la tribù aveva diritto ad ulteriori 425 kmq di riserva. Il Trattao 7 riconobbe alla Siksika First Nation una riserva di 696,54 kmq denominata Siksika 146. Alla First Nation Piikani fu assegnata la riserva denominata Piikani 147, di 430,31 kmq.

Oggi i Blackfoot del Canada sono circa 23.000, quelli che vivono all’interno degli Stati Uniti, nella riserva che hanno in Montana, sono circa 11.000.

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