Hitler’s American Model

Nel settembre 1935, nel corso del congresso del Partito Nazionalsocialista tedesco, svoltosi a Norimberga, furono emanate le cosidette Leggi di Norimberga. Queste leggi, che furono precedute e seguite da decreti legislativi e da numerose disposizioni d’ufficio, avevano lo scopo di ridurre, fino ad annullarli, i diritti di cittadinanza delle persone “non gradite”, in particolare degli ebrei tedeschi e in seguito anche di quelli dei territori occupati. In questo modo, il nazismo si dotò di un appiglio giuridico per la sempre più aspra persecuzione antiebraica che sarebbe poi culminata con l’olocausto. Com’è noto non furono solo gli ebrei a essere perseguitati e a finire vittime della “soluzione finale” di angosciante memoria. Zingari, oppositori politici, persone con menomazioni fisiche o psichiche, omosessuali, subirono la medesima sorte. Fra le altre cose, fu anche stabilita una distinzione tra chi doveva essere considerato “appartenente allo Stato” e chi “cittadino del Reich”. Poteva far parte di quest’ultima categoria solo chi era “di sangue tedesco o affine” la qualcosa gli conferiva pieni diritti politici, mentre gli “appartenenti allo Stato” subivano pesanti limitazioni ad esempio in campo matrimoniale. Si trattava, nell’aberrante logica nazista, d’impedire l’indebolimento della “razza ariana” attraverso unioni con individui di “razze” considerate inferiori. Sempre a tale scopo fu poi approvata la Legge sulla prevenzione della nascita di elementi ereditariamente malati che imponeva lasterilizzazione forzata dei potenziali trasmettitori di tare ereditarie e che permetteva alla polizia di fare irruzione nelle abitazioni dei segnalati e prelevare a forza gli interessati.

Nel 2017, James Q. Whitman, un professore di giurisprudenza dell’Università di Yale, ha scritto un saggio intitolato Hitler’s American Model: The United States and the Making of Nazi Race Law dove sostiene che i nazisti avessero studiato minuziosamente le leggi federali e statali americane che, fino allora, avevano discriminato gli Indiani Americani, gli afro-americani e altri gruppi razziali negli Stati Uniti. Vale qui la pena evidenziare che gli Stati Uniti, ancora oggi, distinguono la propria popolazione in razze: white, afro-american, american indians, ecc. Whitman scrive nel suo libro che per anni, fino alle leggi di Norimberga del 1935, avvocati, giuristi, studiosi e funzionari nazisti studiarono e condussero ricerche sulle leggi sull’immigrazione degli Stati Uniti, dagli inizi del 1790 fino al 1924, così come studiarono a fondo le leggi statali e federali statunitensi che consentivano discriminazioni razziali e limiti ai diritti di cittadinanza delle minoranze razziali e fra queste quelle relative agli Indiani Americani. I nazisti s’interessarono particolarmente alle leggi americane contro la mescolanza (divieti del matrimonio inter-razziale). Tali divieti esistevano in nord America già nel 1664 nel Maryland, nel 1691 in Virginia, e furono presenti fino ai primi anni ’30 del XX secolo, quando i nazisti li studiarono, così come studiarono i molti aspetti della legge razziale statunitense e quelle del tutto peculiari della legislazione relativa agli indiani Americani.

Whitman afferma che l’interesse dei nazisti per le politiche e le leggi degli Stati Uniti sugli Indiani d’America ebbe origine dallo stesso Adolf Hitler. Che nel suo libro Mein Kampf, Hitler scrisse che gli Stati Uniti erano un modello razziale per l’Europa e che era “l’unico stato” al mondo ad avere creato il tipo di società razzista che il regime nazista voleva stabilire e che, in un discorso del 1928, affermò che gli americani avevano “ucciso milioni di Pellerossa riducendoli a poche centinaia di migliaia, e ora tengono sotto osservazione i loro modesti resti in gabbia …”. Whitman nota anche che con l’utilizzo della parola tedesca lebensraum (spazio vitale), che fu uno degli slogan più gridati durante i raduni nazisti, Hitler intendeva inculcare nei suoi concittadini l’idea di incorporare le terre dell’Europa orientale nel Reich per farle colonizzare dalla crescente popolazione tedesca. Questa politica nazista evoca chiaramente il motto americano del “destino manifesto”, enunciato nel 1845, che portò ad azioni militari, massacri, politiche e leggi federali per rimuovere gli Indiani dalla strada dell’espansione americana. Il destino manifesto americano portò allo sterminio delle nazioni e delle tribù indiane, comprese quelle già confinate nelle riserve, e alle politiche federali per lottizzare e confiscare molte di quelle riserve e porre fine allo status politico delle nazioni indiane. Seguendo quanto fatto da Hitler, nota ancora Whitman, anche studiosi, funzionari e giuristi nazisti approfondirono la legislazione indiana degli Stati Uniti mettendo in evidenza le leggi statunitensi che trattavano gli indiani in modo diverso rispetto agli altri cittadini americani, discriminandoli per secoli in base alla razza e alla linea di sangue. I nazisti studiarono a fondo anche le leggi di trenta stati degli Stati Uniti che criminalizzavano o annullavano i matrimoni interrazziali. Sette di quelle trenta leggi statali vietavano espressamente agli americani bianchi di sposare gli indiani.

Whitman cita nel suo libro tale Heinrich Krieger, che negli anni ’30 del XIX secolo era uno studente della facoltà di legge dell’Università dell’Arkansas, e che incentrò la sua tesi di laurea sulla “American Racial Law”, la legislazione razziale americana. Krieger pubblicò anche diversi articoli sull’argomento. Uno di questi “Le leggi razziali negli Stati Uniti”, pubblicato nel 1934, quasi contemporaneamente alle leggi naziste di Norimberga, Krieger affermò che la legislazione indiana degli Stati Uniti era una legislazione razziale e che gli Stati Uniti discriminavano e trattavano gli indiani e le nazioni indiane in modo diverso dagli altri cittadini americani in base alle loro presunte differenze razziali. E che ciò era apertamente incostituzionale anche perché “La natura propria dello status degli indiani tribali è quello di un gruppo razziale posto sotto uno speciale potere di polizia degli Stati Uniti”. Cioè proprio ciò che si accingeva a fare la Germania nazista nei confronti degli ebrei e che anche l’Italia fascista fece.

I commenti sono chiusi.