I NO-DAPL PRESENTANO UN RAPPORTO ALL’ONU

 

Alcuni membri della facoltà di giurisprudenza e alcuni studenti dell’International Human Rights Advocacy Workshop del programma IPLP (People of Law and Policy) dell’University of Arizona hanno presentato un Rapporto all’ONU in merito alle violazioni dei diritti umani commesse contro i water protector, contrari al Dakota Access Pipeline (DAPL). Il Rapporto, dal titolo “Resistenza indigena al gasdotto Dakota Access Pipeline: criminalizzazione del dissenso e repressione della protesta”, è stato inviato al Relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti delle popolazioni indigene, Victoria Tauli-Corpuz, per conto del collettivo Water Protectors Legal Collective (WPLC). Il WPLC fornisce supporto legale sul campo a coloro che si trovano ad affrontare spese legali derivanti dall’opposizione attiva alla realizzazione del Dakota Access Pipeline a Standing Rock, North Dakota.

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Il Rapporto sarà anche presentato ai funzionari dell’ONU durante la 17a sessione del Forum Permanente delle Nazioni Unite sulle questioni indigene (UNPFII) presso la sede di New York. La prof.ssa Seanna Howard, direttrice dell’International Human Rights Advocacy Workshop, ha convocato una tavola rotonda all’UNPFII intitolata “Dakota Access Pipeline Resistance e Criminalization of Indigenous Human Rights Defenders” il 19 aprile. Il panel comprende importanti studiosi dei diritti umani ed esperti delle Nazioni Unite, tra cui anche la signora Tauli-Corpuz, e affronterà la criminalizzazione dei water protector che si oppongono alla DAPL e la necessità di proteggere i difensori dei diritti umani indigeni in tutto il mondo.

Sotto la direzione della prof.ssa Howard, gli studenti del Workshop hanno contribuito a preparare il rapporto conducendo ricerche sulla soppressione della protesta pacifica e sulla criminalizzazione del dissenso nei confronti delle popolazioni indigene negli Stati Uniti e in tutto il mondo. Il rapporto è stato presentato in vista del prossimo studio tematico del Relatore Speciale dell’ONU, che verterà sulla criminalizzazione dei difensori dei diritti umani indigeni. Lo studio analizzerà le sfide affrontate dai water protector e indicherà delle modalità per proteggere i loro diritti alla protesta pacifica e all’espressione del dissenso. La signora Tauli-Corpuz presenterà il suo rapporto al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite nel settembre 2018.

Le informazioni contenute nel Rapporto, tuttavia, dovrebbero sollevare le preoccupazioni di tutto il mondo sugli obiettivi, le strategie e le tattiche che le società di estrazione delle risorse usano per acquisire i diritti di sfruttamento nelle terre che le popolazioni indigene usano e proteggono per la loro sopravvivenza culturale, fisica e spirituale.

Il rapporto formula le seguenti raccomandazioni:

  • riesaminare e riconsiderare i procedimenti penali contro i water protector per applicare sanzioni proporzionate;
  • indagare, accertare ed erogare adeguate condanne a tutte le violazioni dei diritti umani, compreso l’uso eccessivo della forza e gli arresti di massa in risposta all’opposizione al DAPL; o convocare una commissione di verità con la partecipazione delle istituzioni rappresentative indigene dell’Oceti Šakowiŋ;
  • adottare un quadro normativo per supervisionare e monitorare le attività delle industrie estrattive e delle compagnie energetiche, degli istituti di sicurezza privati e di altri attori non statali per prevenire violazioni dei diritti umani in relazione ad attività che colpiscono le popolazioni indigene e le loro terre;
  • fornire formazione alle forze dell’ordine e alla sicurezza privata sulle migliori pratiche per la gestione di manifestazioni pacifiche; il diritto alla libera espressione e alle manifestazioni; e i diritti delle popolazioni indigene regolate dal diritto internazionale;
  • attuare misure nazionali per proteggere i difensori dei diritti umani indigeni in conformità con la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Difensori dei Diritti Umani, la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni e le altre norme internazionali che garantiscono il pieno godimento dei loro diritti alla libertà di espressione e di riunione;
  • emettere ordini esecutivi per regolare e limitare il trasferimento di armi e attrezzature di livello militare alle forze dell’ordine locali;
  • annullare o modificare le legislazioni statali che violano il diritto di libera assemblea e manifestazione;
  • garantire che i poteri straordinari di gestione delle emergenze statali e locali non vengano abusati nel contesto di proteste sociali;
  • attuare la dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti delle popolazioni indigene e le raccomandazioni sui diritti delle popolazioni indigene inviate agli Stati Uniti dagli organismi dell’ONU Treaty Bodies, Universal Periodic Review, Special Procedures e dal sistema interamericano dei diritti umani.Chief Arvol Looking Horse - Lakota

I tre punti che seguono costituiscono l’introduzione alla Relazione

  1. Le manifestazioni pacifiche sono un catalizzatore per il progresso dei diritti umani. Eppure in tutto il mondo i governi stanno criminalizzando il dissenso e reprimendo la protesta pubblica, spesso come mezzo per proteggere gli interessi delle multinazionali. In questo contesto, le popolazioni indigene si trovano sempre più soggetti a perseguimento penale e a violenza dalla polizia quando difendono le terre su cui fanno affidamento per la loro esistenza e sopravvivenza dall’estrazione delle risorse.
  1. La presente Relazione è presentata al Relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti delle popolazioni indigene in risposta alla sua richiesta di contributi a una relazione tematica sulla criminalizzazione dei difensori dei diritti umani indigeni in tutto il mondo. Il seguente studio esemplificativo descrive la resistenza indigena al Dakota Access Pipeline Project (DAPL) e l’uso eccessivo della forza e gli arresti di massa da parte del governo degli Stati Uniti per minacciare, intimidire e silenziare i “protettori dell’acqua” che cercano di difendere le loro terre, risorse e cultura. La violenza perpetrata dallo stato attraverso le sue forze dell’ordine e l’incapacità dello stato di proteggere i difensori dei diritti umani dalle forze di sicurezza privata violano i diritti umani fondamentali alla libertà di parola e di riunione sanciti dalla legge internazionale sui diritti umani e dalla Costituzione degli Stati Uniti.
  1. Nella relazione sulla sua missione negli Stati Uniti, la relatrice ha espresso la sua preoccupazione per il trattamento dei difensori dei diritti umani indigeni che resistono alla costruzione della DAPL. Da quel momento, i protettori dell’acqua continuano a subire impatti e rischi di danno psicologico dalla criminalizzazione del loro dissenso, mentre lo stato avanza nei territori indigeni permettendo nuovi progetti di gasdotti. Chiediamo alla signora Tauli-Corpuz e ad altri detentori del mandato della procedura speciale delle Nazioni Unite di riferire al Consiglio e all’Assemblea Generale dell’ONU su questa situazione di particolare importanza per quanto riguarda la promozione e la tutela della libertà di parola e di assemblea e dei diritti dei difensori dei diritti umani indigeni.

 

 

di Vittorio delle Fratte e Teresa Bortone

 

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