CHACO CANYON MINACCIATO DAL FRACKING

Il Chaco Culture National Historical Park si trova nel nord-ovest del Nuovo Messico, tra Albuquerque e Farmington e conserva una delle più affascinanti aree storiche e culturali d’America. E’ un parco nazionale storico degli Stati Uniti dal 1980 e patrimonio dell’umanità tutelato dall’UNESCO dal 1987. Possiede la più densa ed eccezionale concentrazione di pueblo degli Stati Uniti e ben 2400 siti archeologici si trovano all’interno del territorio del parco. I siti culturali e tutta l’area che li conserva sono considerati sacri dagli Hopi, dai Navajo e dai Pueblo, che si considerano diretti discendenti degli antichi costruttori di Chaco e che continuano a tramandare tradizioni orali narranti della storica migrazione da Chaco e della loro relazione spirituale con quei luoghi. Ora tutto ciò è messo in pericolo.

Pueblo Bonito (Chaco Canyon) – Foto M. Galanti

Cheto Ketl (Chaco Canyon) – Foto M. Galanti

L’orizzonte a nord di Chaco Canyon – Foto M.Galanti

Da diversi anni tutta l’area a nord di Chaco Canyon è soggetta allo sfruttamento intensivo dei depositi di scisti bituminosi che vi si trovano attraverso l’apertura di numerosissimi pozzi per l’estrazione di gas e petrolio con la contestatissima tecnica del fracking. La regione ospita il più grande hotspot di metano degli Stati Uniti e vi sono già avvenuti diversi incidenti: esplosioni di depositi di gas, esplosioni di serbatoi d’acqua (associati alla produzione di gas), rotture, perdite, sversamenti, terremoti e contaminazione di aria, suolo e acqua. A luglio 2016, una piattaforma petrolifera è esplosa e ha bruciato per giorni, uccidendo il bestiame e costringendo i residenti locali a evacuare le proprie case.

Ora il Bureau of Land Management (BLM) dell’Amministrazione Trump sta accelerando le procedure di vendita di terre pubbliche, destinate al fracking, nella regione del Greater Chaco, l’area di rispetto di Chaco Canyon. Il BLM è stato indotto a quest’accelerazione dal Secretarial Order n. 3354 emesso lo scorso mese di luglio dal Segretario agli Interni Ryan Zinke che impone di rimuovere tutti gli ostacoli burocratici al rilascio delle concessioni e alla vendita delle terre pubbliche. E cosa ha fatto il BLM? Ha abolito d’ufficio il periodo di due settimane, fin qui disponibile, per la visione da parte del pubblico della documentazione e l’eventuale presentazione di osservazioni.leases-near-chaco-canyon

Il BLM prevede di mettere all’asta dei lotti di terra, di proprietà pubblica, all’industria del fracking entro l’8 marzo 2018. I lotti si trovano vicino a case di residenti Navajo e nella zona di rispetto di 10 miglia dal Chaco Canyon National Historical Park. Questa decisione ha trovato l’opposizione della Nazione Navajo e del Consiglio dei Governatori di tutti i Pueblo della zona che si sono rivolte, oltre che al BLM, anche al Bureau of Indian Affairs (BIA) chiedendo che la sacralità dei luoghi sia rispettata e che sia messo a punto un piano protezione dell’intera area.

Una coalizione di associazioni costituita da WildEarth Guardians, Western Environmental Law Center, Amigos Bravos, Chaco Alliance, Dine Citizens Against Our Ruining Our Environment, Natural Resources Defense Council, San Juan Citizens Alliance, e Sierra Club si sono coalizzate e chiedono al Bureau of Land Management (BLM) dell’Amministrazione Trump di rinunciare a mettere all’asta le terre pubbliche e tribali nella regione del Greater Chaco a favore dell’industria petrolifera e del gas. Fino ad ora senza alcun esito positivo.unknownMa, nel mentre il BLM ha ammesso che è necessaria una nuova analisi per capire meglio gli impatti paesaggistici del fracking nella regione del Great Chaco, lo stesso ufficio, con l’avvallo del BIA, continua spudoratamente ad autorizzarne lo sviluppo in assoluto disprezzo per le terre pubbliche e il patrimonio culturale che dovrebbero sostenere.

M. Galanti

 

 

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