I POPOLI INDIGENI SIBERIANI

All’interno del territorio della Federazione Russa vivono più di 180 popoli, di questi 40 sono ufficialmente riconosciuti come “Popoli indigeni di piccole dimensioni del Nord, della Siberia e dell’estremo Oriente”. Questi popoli hanno consistenza numerica variabile e tutti insieme contano circa 260.000 individui, meno dello 0,2 per cento della popolazione della Federazione Russa. Solo otto di questi popoli hanno una popolazione di più di 10.000 persone e dieci contano meno di 1.000 individui. Per quanto riguarda la conservazione delle loro lingue la situazione può definirsi molto compromessa. Solo uno di questi popoli ha una popolazione parlante la lingua ancestrale che si avvicina alla totalità, in dieci popoli fra il 40 e il 20% della popolazione parla la lingua indigena, undici popoli hanno parlanti fra il 20 e il 10% della popolazione, e in quattro casi la lingua è già estinta.

I popoli indigeni di piccole dimensioni sono previsti dall’articolo 69 della Costituzione russa e da tre leggi quadro federali che stabiliscono i diritti culturali, territoriali e politici dei popoli indigeni e delle loro comunità, compresi i diritti di consultazione e di partecipazione in casi specifici. Tuttavia, non esiste un concetto di “consenso libero, preventivo e informato” sancito dalla legislazione. L’articolo 69 della Costituzione stabilisce: “La Federazione Russa garantirà i diritti dei piccoli popoli indigeni conformemente ai principi e alle norme universalmente riconosciute del diritto internazionale e dei trattati internazionali della Federazione Russa”. E’ importante notare che quest’articolo si applica solo ai piccoli popoli indigeni, escludendo altri gruppi etnici che, per il diritto internazionale, potrebbero rivendicare di essere considerati indigeni. Un’altra disposizione costituzionale rilevante per i popoli indigeni si trova all’articolo 26: “Ogni individuo ha il diritto di determinare e indicare la sua nazionalità. Nessuno può essere costretto a determinare e indicare la propria nazionalità”. Dove la nazionalità si riferisce alla nazionalità etnica e non alla cittadinanza. Questa disposizione, almeno in teoria, consente a qualsiasi cittadino di dichiarare di essere membro di qualsiasi popolo indigeno.

Secondo la legislazione russa, una popolazione indigena di piccole dimensioni del Nord deve:

  • essere un gruppo etnico distinto e identificarsi come tale;
  • essere “di piccole dimensioni”, cioè con una popolazione non superiore a 50.000
  • essere indigeno e risiedere all’interno di un certo territorio geografico (“Il Nord, la Siberia o l’Estremo Oriente”)
  • mantenere un modo di vivere “tradizionale”, dove l’ambito di ciò che è “tradizionale” è in parte soggetto a interpretazione, in parte soggetto a ulteriori regole.

Tre di questi quattro criteri corrispondono alla definizione dell’ONU dei popoli indigeni stabiliti dallo studio di Martínez-Cobo sulla discriminazione nei confronti dei popoli indigeni:

  • autoidentificazione;
  • continuità storica in materia d’insediamento in un luogo specifico;
  • distintività culturale.

Non trova, invece, alcun riscontro nel diritto internazionale il limite imposto alla numerosità della popolazione come criterio per essere considerati popolo indigeno.unknown-1

Tuttavia, anche se tutti i criteri richiesti sono soddisfatti, il riconoscimento come popolo indigeno in Russia non è automatico. In pratica, la questione di come l’identità indigena deve essere determinata e documentata è in gran parte irrisolta. Qualora lo Stato decida di concedere il riconoscimento di essere indigeno a un gruppo lo inserisce in un apposito “Inventario Comune dei Popoli Piccoli Indigeni della Federazione Russa”. Ci sono molti gruppi che chiedono di essere inclusi in questo inventario, ma gli è negato.

La Federazione Russa ha adottato tre leggi quadro nazionali che avrebbero dovuto allineare lo status giuridico dei popoli indigeni con le norme internazionali. Queste leggi sono:

a) La legge federale “Sulle garanzie dei diritti delle piccole popolazioni indigene “, adottata il 30 aprile 1999. Questa legge prevede taluni privilegi in materia di occupazione e possesso delle terre e uso delle risorse naturali, compreso il diritto delle popolazioni indigene di utilizzare gratuitamente la terra nelle aree da loro tradizionalmente abitate o utilizzate. Prevede misure speciali che facilitano la partecipazione delle persone indigene che svolgono le attività economiche tradizionali nell’amministrazione locale e la possibilità per le regioni di adottare per queste persone misure protettive supplementari.

b) La legge federale “Per i Territori naturali di uso tradizionale dei popoli indigeni di piccole dimensioni del Nord, della Siberia e dell’estremo Oriente della Federazione Russa” adottata il 7 maggio 2001. Questi Territori dovrebbero essere legalmente considerati di tipo speciale, essere soggetti a conservazione protettiva e riservati alle attività tradizionali dei popoli indigeni. Dovrebbero essere gestiti, o comunque almeno co-gestiti, dalle comunità indigene.

c) La legge “Sui principi generali dell’organizzazione degli obchchina dei popoli indigeni di piccole dimensioni del Nord” approvata il 20 giugno 2000. Nella Russia contemporanea, l’obshchina è una cooperativa, basata sulla parentela, operante nelle attività economiche tradizionali. Secondo la legge, le obchchina dovrebbero svolgere un ruolo anche nell’amministrazione locale.

Queste leggi dovrebbero proteggere i diritti dei popoli indigeni. Le organizzazioni indigene, come l’Associazione Russa dei Popoli Indigeni del Nord (RAIPON), hanno partecipato attivamente al loro sviluppo e hanno sostenuto la loro adozione. Tuttavia, subito dopo la loro entrata in vigore si sono evidenziati i principali problemi:

  • Queste tre leggi sono di carattere generale e dichiarative e necessitano di regolamenti da adottare a livello nazionale o regionale per consentire la loro attuazione. Per la maggior parte, tali regolamenti non sono mai stati adottati.
  • Altre leggi settoriali che disciplinano la gestione di terreni, foreste, acque, risorse naturali, petrolifere e minerarie contengono disposizioni che sono in conflitto con queste leggi su questioni decisive. Allo stesso tempo, le disposizioni delle leggi settoriali sono sviluppate dettagliatamente e immediatamente applicabili.

La Russia non ha ratificato la Convenzione ILO 169; si è astenuta al momento della votazione dell’Assemblea Generale dell’ONU sulla Dichiarazione dei Diritti dei Popoli Indigeni; ha ratificato la Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali del Consiglio d’Europa.images

Nel 2014, il Ministero degli Affari Regionali (che aveva la supervisione degli affari indigeni) è stato sciolto. Di conseguenza, le competenze sugli affari indigeni e sulla gestione dei territori artici e dell’estremo oriente sono stati suddivisi. La gestione degli affari dell’Artico è stata assegnata al Ministero dello Sviluppo Economico mentre i popoli indigeni sono finiti sotto la supervisione del Ministero della Cultura e quindi le tematiche indigene sono ora gestite a livello di eventi cultural/folcloristici slegati dalle questioni essenziali del diritto alla terra e alle risorse. Molte organizzazioni indigene sono rappresentate, a livello federale dall’Associazione Russa dei Popoli Indigeni del Nord (RAIPON) la quale, dopo essersi vista sospendere l’autorizzazione a operare, ha accettato di modificare il proprio statuto nel senso richiesto dal governo russo, con ciò acconsentendo a operare sotto stretto controllo statale.

Il 1 marzo 2015 una modifica del Codice federale delle Terre ha annullato un articolo che stabiliva che nei luoghi di dimora e di attività tradizionale dei popoli indigeni, le autorità locali, quelle cioè più vicine ai popoli indigeni, avevano la facoltà di decidere se installare o meno impianti industriali, impianti petroliferi, oleodotti ecc. solo sulla base dei risultati delle riunioni o dei referendum delle comunità indigene e locali. Ciò significa che adesso le autorità locali non hanno più la possibilità di proteggere le terre e le risorse indigene dalle attività delle imprese. Nel 2015 e nel 2016 ciò ha portato a un aumento dei casi di violazione dei territori indigeni.

La già citata legge sui Territori Naturali di Uso tradizionale potrebbe offrire una certa forma di riconoscimento del possesso delle terre dei popoli indigeni. Tuttavia, il governo federale non ha mai confermato nessuno dei Territori creati, in collaborazione con le comunità indigene, dalle amministrazioni regionali e locali, negandone, di fatto, lo status giuridico ed esponendoli al rischio di essere smantellati in qualsiasi momento, proprio ciò che è avvenuto nella regione dell’Estremo Oriente di Khabarovsk nel 2016. Qui, senza alcun preavviso alle autorità locali e alle organizzazioni indigene, il governatore di Khabarovsk ha emanato un ordine di modifica dei confini dei tredici Territori precedentemente creati dalle autorità regionali o locali, riducendone la superficie a meno della metà della dimensione precedente. Il governatore dichiarò che la decisione era stata presa perché si era reso necessario assegnare dei terreni a tutti i cittadini russi che desideravano trasferirsi nell’Estremo Oriente in base a un programma del governo federale volto a concedere gratuitamente un ettaro di terreno a ciascuno di essi.

Le autorità russe hanno escogitato un altro modo per estromettere dai loro territori i popoli indigeni, in verità non molto originale perché già adottato in altre aree del pianeta: la creazione di parchi nazionali sui territori indigeni. Poiché l’uso sostenibile dei propri territori fatto per millenni dai popoli indigeni ha permesso di preservarli pressoché incontaminati, sono queste le aree dove si concentra la creazione dei parchi naturali. Ciò nonostante le popolazioni indigene sono escluse dalla gestione dei parchi e si vedono negare l’accesso ai loro territori, gli è negato il diritto di mantenere le loro attività di sussistenza tradizionali o di impegnarsi nell’etno-turismo, una delle poche potenziali fonti di entrate. Al momento l’unica possibilità che gli indigeni hanno di essere coinvolti nella gestione di quelli che erano parte dei loro territori ancestrali dipende dalla volontà in tal senso dei direttori dei parchi stessi. E’ il caso del Parco Nazionale di Bikin, vasto di 1.160.000 ettari, istituito nel 2016 per proteggere la popolazione superstite della tigre siberiana. Questo territorio è tradizionalmente abitato e utilizzato dagli Udega, un popolo di 1.500 persone che ha lottato per il riconoscimento dei propri diritti su questo territorio sin dalla fine degli anni ’80. Qui il Direttore ha costituito il “Consiglio permanente dei popoli indigeni sotto l’amministrazione del parco nazionale” per dare modo agli indigeni di avere voce in capitolo, ma tale decisione è estremamente soggettiva e non garantisce nel tempo i diritti indigeni.

Com’è noto la Russia dipende molto dalle entrate valutarie derivanti dalla vendita di gas naturale e petrolio. Perciò l’attenzione del governo russo agli interessi delle industrie estrattive costituisce un’altrettanto forte minaccia ai diritti dei popoli indigeni. Il lago Numto nella zona autonoma di Khanty-Mansi è uno dei luoghi più sacri per i popoli Khanty, Nenets e Mansi che lo considerano il luogo dell’incarnazione terrena di Num, il dio dei cieli e creatore della terra e degli uomini. Alla fine del 2016 il governo dell’area autonoma Khanty-Mansi ha modificato i confini del Parco Nazionale Numto, entro cui si trova il lago, per assecondare i desideri di una società petrolifera. Una rete di organizzazioni e attivisti indigeni si appellò al governatore chiedendo di rivedere la sua decisione e di salvaguardare un’area giunta fino a noi intatta. Purtroppo, quest’appello non ha fermato la decisione di espandere l’esplorazione petrolifera in quell’ambiente incontaminato. Nella stessa regione artica vivono i pastori di renne Nenets i quali hanno dovuto assistere impotenti ad alcune strane coincidenze. La prima riguarda la decisione del governo russo di vietare agli stranieri l’ingresso in quel territorio a meno dell’ottenimento di un permesso speciale dei servizi di sicurezza federali; la seconda è la concessione dei permessi di esplorazione e sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio a una società che vede la partecipazione, oltre che di società russe e cinesi, anche di Total; la terza è stata un’epidemia causata dal virus dell’antrace che, in coincidenza con la concessione dei permessi di estrazione degli idrocarburi, ha colpito la popolazione di renne dei Nenets. Il governo della regione ha dichiarato che l’epidemia è stata causata dalla sovrappopolazione delle renne e ha annunciato la sua intenzione di far abbattere oltre un terzo delle mandrie dei Nenets senza aver consultato i pastori. Questo significa che un gran numero di nomadi delle penisole Yamal e Gydan perderanno i loro mezzi di sussistenza e la possibilità di mantenere il loro modo di vita tradizionale. A ciò va aggiunto il fatto che il progetto di sfruttamento petrolifero andrà ad intaccare in modo irreversibile un ambiente molto delicato nei suoi equilibri ecologici.unknown

A seguito dell’adozione di una legge nel 2012, il governo russo sta adottando anche una strategia di criminalizzazione dei popoli e delle personalità indigene accusandoli di essere “agenti stranieri”. Questa legge obbliga le organizzazioni non governative (ONG) che si occupano di “attività politica” e ricevono finanziamenti esteri a registrarsi come “ONG che svolgono le funzioni di agenti stranieri”. Il governo russo ha poi emanato un decreto che prevede che tutte le ONG che non si siano volontariamente registrate come “agenti stranieri” lo siano d’ufficio. La legge è stata modificata nel febbraio 2014 introducendo ispezioni senza preavviso alle ONG sospettate di “attività politica” o di “estremismo”. La prima organizzazione dei popoli indigeni colpita da questa legge è stata l’Associazione Chukotka dei cacciatori tradizionali di mammiferi marini (ChAZTO). All’inizio di dicembre 2014, l’Associazione è stata convocata al dipartimento di giustizia regionale e gli è stato detto di chiedere volontariamente l’inclusione nell’elenco delle ONG che svolgono le funzioni di agenti stranieri. L’Associazione ha rifiutato dichiarando di non essere impegnata in alcuna attività politica e che tutti i finanziamenti ricevuti dall’estero erano destinati alla ricerca scientifica e alla protezione dei mammiferi marini. Con ogni probabilità era stata la partecipazione alle audizioni pubbliche sull’esplorazione e l’estrazione del petrolio nella piattaforma continentale dell’isola di Wrangel nel Mar di Chukchi, dove espresse la propria preoccupazione per i possibili effetti negativi sulle popolazioni di mammiferi marini e orsi polari e lo stile di vita tradizionale dei popoli indigeni di Chukotka, ad accendere i riflettori delle autorità russe su quest’Associazione. Va anche ricordato che il governo russo ha deciso di classificare come aree d’interesse strategico nazionale i territori dove sono presenti massicce quantità d’idrocarburi o di altre risorse minerarie e di interdirne all’accesso agli stranieri. Diversi attivisti indigeni che hanno organizzato proteste contro le estrazioni minerarie sono stati arrestati con l’accusa di essere agenti stranieri poiché con la loro azione minacciavano l’interesse nazionale. Un caso è quello di Sergey Nikiforov, leader della comunità di Ivanovskoye Evenk nella regione di Amur, condannato a quattro anni di carcere nel dicembre 2015 per avere lottato contro il progetto di sfruttamento di una miniera d’oro. Anche un’organizzazione indigena, la Fondazione Batani, è stata dichiarata “agente straniero” nel marzo 2016, tre anni dopo l’adozione della legge. Questo pericoloso precedente ha fatto si che la maggior parte delle organizzazioni indigene siano ora accusate di essere agenti stranieri. Poiché le conseguenze di queste accuse possono essere molto pesanti molte ONG indipendenti e organizzazioni indigene si sono sciolte.

MG

 

 

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