IL GENOCIDIO DIMENTICATO DI WEST PAUPA

Il 22 febbraio 2017, i membri di una coalizione di chiese appartenenti al Consiglio Ecumenico delle Chiese hanno chiesto all’Indonesia di aprire il West Papua ai giornalisti internazionali, agli osservatori indipendenti dei diritti umani e alla Croce Rossa Internazionale. La richiesta era accompagnata dalla sollecitazione a cessare gli atti di violenza contro i Papuani occidentali a opera delle forze paramilitari al soldo delle imprese indonesiane e multinazionali che operano in quel territorio e a porre fine alla violenza dell’esercito indonesiano, oltre che alla diffusa impunità di cui godono. A seguito di tale richiesta, per la prima volta da molti anni, il Governo indonesiano ha consentito al Sig. Dainius Puras, Relatore Speciale per gli affari sanitari delle Nazioni Unite, una visita di due giorni (31 marzo – 1 aprile 2017) a Jayapura capitale della provincia indonesiana di West Papua. Scopo della visita era verificare come e se l’Indonesia garantisca il diritto alla salute degli abitanti di quella provincia.

Questa visita è stata la prima dopo molti anni in cui l’Indonesia ha negato l’accesso a West Papua agli organismi internazionali che si occupano di Diritti Umani e ai giornalisti. Il Sig. Puras presenterà la sua relazione definitiva al Consiglio dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite nel giugno 2018. Nelle sue anticipazioni il Relatore Speciale rileva che esistono barriere in materia di diritto alla salute e chiarisce che è necessario e urgente un approccio basato sui Diritti Umani per sostenere la salute delle popolazioni. Il relatore ha constatato che i Papuani occidentali presentano un tasso di contagiati con l’HIV di proporzioni “epidemiche” poiché più dell’85% di coloro che sono stati trovati positivi al virus dell’HIV durante l’inchiesta non sapevano di esserlo. Il tasso di HIV rilevato è di 15 volte superiore a quello di qualsiasi altro luogo dell’Indonesia. Tuttavia, nella regione è presente un solo ospedale, il che significa che molte persone nella parte occidentale di Papua continuano a non avere accesso adeguato a cure sanitarie.images-2

Alla Conferenza Internazionale sull’AIDS di Durban nel 2016 i rappresentanti dei popoli indigeni evidenziarono come il colonialismo abbia svolto un ruolo fondamentale nella diffusione del rischio HIV. Fino a ora l’approccio oppressivo del governo indonesiano a West Papua ha ostacolato lo sviluppo della società civile, accusando qualsiasi attività in tal senso come attività separatista. Gli attivisti sperano che questa recente visita del Relatore Speciale possa rappresentare l’inizio di un ripensamento del governo.

La popolazione di West Papua è costituita da circa 3,5 milioni di persone. Di questi metà sono indonesiane e metà appartenenti a 312 tribù indigene di origine melanesiana. Secondo Human Rights Watch: “Gli indigeni di West Papua sono colpiti da un’epidemia di HIV e dalla mancanza di un’adeguata assistenza sanitaria nel mezzo di una più ampia e sistematica negazione dei diritti umani e della violenza perpetrata dalle aziende indonesiane e dall’esercito che le appoggia”.unknown-2

Free West Papua, un gruppo di attivisti che ha parlato al Relatore Speciale della la violenza condotta dall’esercito e dal governo indonesiano, sostiene che 100.000 persone sono state uccise o sono “scomparse” dal 1962, anno dell’annessione illegale del paese da parte dell’Indonesia. Inoltre, altre azioni come la distruzione sistemica degli orti dei villaggi da parte dell’esercito indonesiano negli anni ’90 provocò una diffusa carestia e la morte di molte persone. Ora, i Papuasi occidentali stanno affrontando una crescente epidemia di HIV senza un sistema sanitario che soddisfi i loro bisogni. In questo contestato di violazioni dei diritti umani, i Papuasi occidentali hanno espresso al Relatore Speciale le loro preoccupazioni “che il governo lasci intenzionalmente diffondersi la malattia senza prendere misure serie per superare il problema”.

La grande isola di Papua-Nuova Guinea faceva parte del vasto territorio costituito dalle Indie Orientali Olandesi. Nel 1961 l’Indonesia, divenuta indipendente nel 1945, occupò militarmente la parte occidentale dell’isola, l’attuale West Papua, rivendicandone la sovranità. Nel 1969 le Nazioni Unite avrebbero dovuto supervisionare un referendum del popolo di Papua occidentale che prevedeva due opzioni: rimanere parte dell’Indonesia o diventare una nazione indipendente. Ma il voto fu viziato all’origine, l’esercito indonesiano selezionò fra la popolazione indigena di West Papua un gruppo di anziani i quali furono costretti a votare all’unanimità per rimanere parte dell’Indonesia. Il “risultato” del referendum fu respinto dai nazionalisti Papuasi, che fondarono il Movimento Libera Papua (OPM) che da allora, pur sotto la violenta repressione dell’Indonesia, ha continuato una protesta pacifica e sollecitato l’intervento internazionale. Alcuni gruppi armati di autodifesa hanno condotto per anni una guerriglia contro le forze armate indonesiane. Nel 1971 un gruppo di organizzazioni per l’indipendenza di Papua occidentale, tra cui il Movimento Libera Papua, il West Papua Liberation Organization (WPLO) e l’Esercito di liberazione di West Papua (WPLNA) hanno dichiarato unilateralmente l’indipendenza di West Papua.images-3

Il 1 marzo 2017, i Sigg. Benny Wenda and Octovianus Mote, il leader del United Liberation Movement for West Papua (ULMWP), erano a Ginevra ad assistere ai lavori della 34a sessione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. In tale occasione i rappresentanti di sette stati del Pacifico: Vanuatu; Tonga; Nauru; Palau; Tuvalu; Isole Marshall e Isole Salomone hanno chiesto di essere ascoltati per il tramite del Ministro della Giustizia di Vanuatu, il Sig. Ronald Warsal. Nella sua dichiarazione il rappresentante di queste sette stati ha richiamato l’attenzione sui resoconti della violenza dello Stato indonesiano nella parte occidentale di Papua, tra cui: “uccisioni e arresti di papuasi; esecuzioni extragiudiziali di attivisti; arresti, pestaggi e repressione di manifestanti pacifici, compresi gli studenti delle scuole superiori; e una persistente violenza contro le donne Papuase”. Rilevando il fallimento del governo indonesiano nel ridurre questi e altri abusi, ha invitato il Consiglio dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite a “chiedere all’Alto Commissario per i diritti umani di produrre una relazione sulla situazione reale in Papua occidentale” e ha dichiarato che la relazione dovrebbe “precisare i vari diritti ai sensi della Legge internazionale sui diritti dell’uomo e le relative convenzioni, incluso il diritto all’autodeterminazione”.images-4

IL 26 maggio scorso il leader indipendentista dei Papuani occidentali Benny Wenda, dopo che i funzionari di polizia indonesiani hanno brutalmente torturato Nareki Kogoya della Commissione nazionale per i diritti umani, ha rilasciato la seguente dichiarazione.

“Porta altro dolore, lacrime e tristezza, ai popoli di West Papua, scoprire che un’altra persona innocente è stata brutalmente torturata dalla polizia indonesiana. Nareki Kogoya è un noto commissario per i diritti umani di West Papua che lavora per la Commissione Nazionale Diritti Umani (KOMNAS HAM). Il 18 maggio la sua casa è stata invasa dalla polizia indonesiana che l’ha torturato a sangue, lo ha condotto alla stazione di polizia e lo ha interrogato. Questa terribile tortura di una figura molto conosciuta nel campo dei diritti umani a West Papua mostra che la polizia e le forze armate indonesiane non hanno alcun rispetto per i diritti umani a West Papua.

Ci guardano come subumani a causa del colore della nostra pelle. Non siamo animali, siamo Papuani occidentali.

Questo è un uomo che rappresenta West Papua nella Commissione nazionale indonesiana per i diritti umani. Se si trattano così i rappresentanti delle agenzie governative nella capitale di West Papua, cosa succede alle persone ordinarie? E agli attivisti? Che cosa succede alle persone nei villaggi le cui storie non sono mai raccontate, che sono uccise dalle forze armate e dalla polizia indonesiane come animali, lontano dall’attenzione dei media?

In West Papua, non è importante se sei una persona che protesta pacificamente, un giornalista, un commissario per i diritti umani o una persona ordinaria che passa per strada. Chiunque può essere arrestato, torturato e ucciso dall’esercito e dalla polizia indonesiane.

Dobbiamo urgentemente avvertire il mondo. Questa è la cosiddetta “democrazia” dell’Indonesia in West Papua colonia occupata. Non esiste una democrazia per il popolo del West Papua e non ci sarà mai finché non ci sarà permesso di esercitare liberamente il nostro diritto fondamentale all’autodeterminazione con un voto riconosciuto a livello internazionale. La nostra determinazione e risoluzione per questo diritto fondamentale aumenta sempre più ogni giorno. Le persone che vivono sotto il colonialismo non sperimentano mai la vera democrazia finché non sono liberi.

Devo affermare che tutto ciò che il governo indonesiano ha affermato sui diritti umani e la democrazia in West Papua è FALSO e tutto quello che hanno sostenuto per risolvere i casi passati in West Papua è FALSO. Ogni giorno i Papuani occidentali sono perseguitati e il governo indonesiano viola i nostri diritti umani. Oltre 500.000 persone sono già state uccise in questo genocidio dimenticato.

La tortura di Nareki Kogoya poi, è la prova che il governo indonesiano non rispetta la Dichiarazione Universale delle Nazioni Unite per i diritti umani. Non esiste libertà di espressione, libertà di stampa o libertà di riunione. Non c’è libertà nella West Papua occupata.

A nome del popolo di West Papua, mi appello al mondo e alle persone in tutto il mondo, anche a livello parlamentare, per esaminare urgentemente la situazione dei diritti umani in West Papua e ad agire immediatamente per aiutare a fermare questo continuo genocidio.

Se il governo indonesiano si preoccupa dei diritti umani in West Papua, deve consentire l’accesso completo agli ispettori dei diritti umani, ai giornalisti stranieri e ad altri osservatori internazionali. Vogliamo vivere come buoni vicini con l’Indonesia quando saremo liberi. Se il governo indonesiano vuole sul serio la pace, la democrazia e il rispetto del diritto internazionale, DEVE permettere che il popolo di West Papua eserciti il suo diritto fondamentale all’autodeterminazione con un voto riconosciuto a livello internazionale.

Abbiamo disperatamente bisogno di più sostegno internazionale prima che sia troppo tardi. Sostieni il popolo di West Papua Occidentale e il nostro diritto fondamentale all’autodeterminazione.

Benny Wenda

Leader per l’Indipendenza di West Papua

Portavoce del Movimento Unitario per la Liberazione di West Papua (ULMWP)”

M.G.

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