COMUNICATO PUBBLICO DELLE COMUNITÀ MAPUCHE IN RESISTENZA E DEI PRIGIONIERI POLITICI DEL CARCERE DI LEBU

16195820_1220841841338426_6693308187697792843_nIl Cile brucia. Negli ultimi due mesi si è consumato uno dei maggiori disastri forestali della storia del Cile, secondo quanto dichiarato dallo stesso governo, con centinaia di incendi in 7 delle 15 regioni del paese, soprattutto nel centro-sud, che hanno  investito più di 500mila ettari di terreno. Il governo ha dichiarato lo stato di catastrofe nelle regioni di Valparaíso, O’Higgins, Maule, Bíobío e Araucanía. Contemporaneamente, si assiste alla corsa per trovare un capro espiatorio del disastro e, come spesso accade in Cile, la colpa viene addossata a presunti atti di terrorismo da parte dei mapuche. Questa accusa non solo viene pubblicata su molti media e riportata in rete, ma, ciò che è più grave, si sente direttamente dalla voce di rappresentanti istituzionali. Ma qual è la verità che si vuole coprire? Ciò che è certo è che le multinazionali della cellulosa non perdono niente a causa degli incendi, poiché incassano l’assicurazione, e ricevono poi dallo Stato i finanziamenti per ripiantare. Questo comunicato ci sembra particolarmente interessante, poiché si rivolge direttamente alla società civile cilena, con un appello all’azione e all’autorganizzazione.

COMUNICATO PUBBLICO DELLE COMUNITÀ LAVKENCHE IN RESISTENZA E DEI PRIGIONIERI POLITICI MAPUCHE DEL CARCERE DI LEBU

18 febbraio 2017

Dai Lov Lavkenche in Resistenza (comunità dei mapuche della costa), nel sud della Provincia di Arauco, e dal carcere, vogliamo informare l’opinione pubblica sulla nostra posizione di fronte all’ondata di incendi, di alcuni dei quali hanno cercato di colpevolizzarci:

Facciamo appello alla coscienza del popolo cileno, di sollevarsi contro l’impresariato forestale, poiché questo attenta gravemente contro la vita umana con lo sfruttamento demolitore dei boschi, della terra e dell’acqua che appartengono a tutti coloro che viviamo nei differenti territori di questo paese chiamato Cile.

È stato detto e ripetuto che noi mapuche staremmo dietro agli incendi nel nord. Televisioni, radio, giornali e reti sociali sono state utilizzate per FB_IMG_1485625372744cercare un colpevole e discolpare così ai veri responsabili di questi mega incendi. Però a noi che viviamo e lavoriamo nei boschi non ci raccontano frottole. Non abbiamo bisogno di specialisti perché ci dicano chi sono i colpevoli.

Accusiamo direttamente lo Stato e le imprese forestali (1). Quelli che hanno invaso grandi territori con un modello di sfruttamento che è distruttore della natura e pericoloso per la vita umana. “È lo sfruttamento delle piantagioni che ha generato tanto combustibile”. Lo Stato è stato complice delle forestali (Mininco, Arauco, Volterra ecc) in questa catastrofe. Un esempio palpabile è il modo in cui 40 anni fa arrivò la Forestal Arauco, comprando a 7mila pesos all’ettaro durante la controriforma agraria. Lo Stato asfissiò i piccoli assegnatari delle terre con tasse e condizioni impossibili, per obbligarli a vendere per poche briciole le loro particelle, e gli impiegati statali passarono a essere impiegati del CELCO (2), minacciando i piccoli proprietari mapuche e bianchi che avrebbero perso tutto, e inoltre arricchendosi essi stessi, commettendo vari delitti per appropriarsi delle terre. Quindi venne la sostituzione del bosco nativo, grandi incendi per cambiare l’uso del suolo dei boschi nativi o delle terre agricole in piantagioni forestali. Così come sicuramente torneranno a fare ora. In tempi recenti si inizia a parlare di questa sostituzione, essendo che la CONAF (3) fu complice e lo continua ad essere in molti posti.

13055002_491337644399986_873040212978262161_oDalla nostra esperienza di resistenza, vogliamo chiamare il popolo cileno vittima degli incendi alla lotta. A non accontentarsi della carità, poiché solo l’autorganizzazione vi darà condizioni di vita degna. La catastrofe, la distruzione, si possono superare solo con questa organizzazione. Questa è l’autonomia, la capacità che hanno tutte le persone di decidere il proprio destino de agire, di sollevarsi e lottare. In altro modo, continuerete a essere schiavi tutta la vita delle forestali, vedendo come distruggono l’ambiente dove vivete, come lo eravamo noi fino a poco tempo fa.

Attualmente nel nostro territorio non ci sono attività della Forestal Arauco, grazie alla lotta del popolo, il controllo territoriale è una realtà, e così riusciremo a espellere anche Mininco. Questo ha i suoi costi, abbiamo detenuti, feriti d’arma da fuoco e torturati, però possiamo dire con la fronte in alto che viviamo meglio essendo autonomi che lavorando per le imprese forestali. Le piantagioni forestali, in piccole porzioni, possono essere un sostegno economico per molte famiglie, lottando per controllare il territorio, non permettendo che Forestal Arauco e Mininco si prendano tutto il profitto, o i loro appaltatori che arrivano sul territorio per diventare ricchi, per poi andarsene e lasciare tutto desertico. Solo così, con un controllo territoriale, non aspettando una soluzione dallo Stato, si può arrivare a una forma di vita più degna, e anche meno distruttrice della natura. Non abbiamo bisogno di distruggere migliaia di ettari, come fanno le imprese forestali, per vivere.

Salutiamo con solidarietà anche le persone e famiglie cilene che si sono sollevate contro Forestal Arauco nella zona di Curanilahue, e che affrontano anch’esse la persecuzione giudiziaria, accusate di “usurpazione” o di “furto di legname”.

I prigionieri politici mapuche del Carcere di Lebu e le Comunità Lavkenche in resistenza

Qui il comunicato in lingua originale: http://linkis.com/eldesconcierto.cl/MvPe3

Note:

16299262_400278540321565_1619075821674180822_n(1) Nell’ottobre 1974, la Junta Militar approvò la Ley de Fomento (promozione) Forestal DL 701, che finanzia la piantagione massiccia di monocoltivo di specie esotiche destinate alla produzione di cellulosa (eucalipto e pino radiata) fino al 75%. nello stesso tempo decine di migliaia di ettari di terre, molte di esse sottratte alle comunità mapuche, furono consegnate alle imprese forestali. Questa procedura non solo favorì la concentrazione della terra, ma anche l’arricchimento esponenziale di due famiglie: i Matte (Forestal Mininco, papelera CMPC) e gli Angelini (Forestal Arauco, celulosa Celco). Mentre quelle possiedono congiuntamente più di due milioni di ettari di terra, i 300mila mapuche che vivono nelle comunità rurali en possiedono poco più di 900.000. Nel 2013 il governo cileno ha deciso di estendere la legge 701 per altri 20 anni (non va dimenticato che l’esportazione di legno e cellulosa rappresenta la terza voce del bilancio del Cile). http://www.resumenlatinoamericano.org/2017/01/30/en-chile-el-negocio-forestal-detras-de-los-incendios/  http://resumen.cl/2017/02/estado-subsidiara-reforestacion-con-pino-radiata-zonas-afectadas-por-incendios-forestales/

16195768_400278556988230_6049160063357024163_n(2) “CELCO = Celulosa Arauco y Constitución” è una società anonima costituita nel settembre del 1979, in piena dittatura, come risultato della fusione di Celulosa Arauco S.A. (1967) e Celulosa Constitución S.A. (1969), entrambe imprese della “Corporación de Fomento de la Producción” privatizzate rispettivamente nel 1977 e 1979, nel periodo cioè dello sviluppo delle teorie economiche neoliberiste in Cile. L’impresa fabbrica polpa di cellulosa e derivati del legno. È attualmente controllata dal gruppo economico di Anacleto Angelini (AntarChile). Ha fabbriche di cellulosa in Cile, Argentina e Brasile.

(3) La CONAF (Corporación Nacional Forestal) è un’istituzione autonoma dello Stato cileno, dipendente dal Ministero dell’Agricoltura. Fu creata il 13 aprile del 1973 dal governo di Allende, riformando la corporazione precedentemente esistente. Augusto Pinochet designò il proprio genero, Ponce Lerou, come direttore esecutivo della CONAF tra il 1974 e il 1980, che promosse la legge 701. Lo stesso Ponce Lerou si arricchì diventando proprietario di numerose ed estese proprietà.

Sulla storia dell’usurpazione del territorio mapuche vedere anche l’articolo da noi già pubblicato: http://www.associazioneilcerchio.it/wordpress/?p=1831

Introduzione, traduzione e note: Luisa Costalbano

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