IL TERRITORIO MAPUCHE: ESPROPRIAZIONE, CRIMINALIZZAZIONE E MEMORIA

di Martín Correa Cabrera

mapucheIl popolo mapuche vive attualmente in un territorio significativamente minore di quello che occupava ancestralmente e le sue terre sono diventate parte di proprietà di privati, di imprese forestali, o vi si sono stabiliti megaprogetti di sfruttamento. Da lungo tempo le organizzazioni e le comunità mapuche hanno intentato azioni legali rispetto all’espropriazione territoriale della quale sono state oggetto, espropriazione che si è andata materializzando nel corso del tempo in molteplici forme, ma mantenendo una costante: la scelta operata dallo Stato cileno di occupare o promuovere l’occupazione della loro terra, al fine di realizzare vari progetti di sviluppo, sviluppo che ha sempre escluso dai suoi beneficiari gli stessi mapuche, i quali ne hanno sempre assunto i costi.

Prigionieri mapuche nella campagna di “Pacificazione dell'Araucanía”

Prigionieri mapuche nella campagna di “Pacificazione dell’Araucanía”

Ciò ha fatto sì che tra lo stato cileno e le organizzazioni mapuche vi sia stata e ci sia attualmente una relazione conflittuale. Sebbene potremmo far risalire il conflitto ai tempi dell’arrivo della Corona Spagnola nel territorio cileno, la vera perdita territoriale incomincia nel momento in cui lo stato cileno decide di occupare militarmente il territorio mapuche, nel cosiddetto processo di “Pacificazione dell’Araucanía”, in virtù del quale, tra il 1867 e il 1883, l’esercito cileno occupa militarmente il territorio a sud del fiume Bío Bío, compiendo gli ordini delle autorità governative che segnalavano la necessità da un lato di soddisfare interessi economici, incorporando terre per l’agricoltura – specialmente per la produzione di grano per rifornire il mercato della corsa all’oro californiano – e mano d’opera, e dall’altro interessi politici, al fine di porre la propria sovranità su un territorio non soggetto a legge cilena, la necessità di popolarlo con immigrati europei per rendere economicamente produttive queste terre e, con questo, porre termine allo stato di barbarie degli indigeni, come si diceva allora.

Due foto storiche di Mapuche davanti alla ruca (capanna) tradizionale. Una famiglia e, sotto, una tessitrice al lavoro sul telaio tradizionale

Due foto storiche di Mapuche davanti alla ruca (capanna) tradizionale. Una famiglia e, sotto, una tessitrice al lavoro sul telaio tradizionale

Così si andrà annettendo il territorio mapuche, avanzando fino al sud lungo la linea di frontiera, spopolando di mapuche e innalzando forti e città. Una volta raggiunto l’obiettivo, si procederà a delineare le terre mapuche, consegnando “Titoli di Mercede”, cioè di proprietà, ai suoi abitanti. Senza dubbio le terre riconosciute ai mapuche sono notevolmente inferiori a quelle abitate di fatto, solo il 6% di quelle realmente occupate, circa 500.000 ettari di un totale vicino ai 10 milioni di ettari. In pratica, si riconobbe in Titolo di Mercede – come “effettivamente occupati” – la capanna, gli orti familiari e il recinto, lasciando fuori i terreni di pascolo e foraggio, raccolta di legna e di frutti, vale a dire i territori antichi che permettevano la sopravvivenza materiale e culturale delle famiglie, e che sì erano “effettivamente occupati”. Ciò significa che non si rispettarono i confini naturali che separavano le comunità, tracciando linee immaginarie su un piano e creando figure geometriche, lontane dallo spazio effettivamente utilizzato, e che le famiglie cessarono di essere confinanti. Come contropartita, i territori del “cacique antico” (N.d.t. letteralmente “capotribù”, quindi i terreni di una comunità estesa o Lof), come fino ad oggi vengono z001-telar-mapuche-apr-1903chiamati, furono dichiarati vacanti ed eccedenti, e quindi furono requisiti e assegnati a privati, dando origine al latifondo nel territorio mapuche. In questo modo si produce la prima tappa della perdita territoriale, lasciando fuori dai loro domini una parte importante delle aeree di antica occupazione.

In seguito, a partire dal 1930, una volta terminato il processo di radicazione/riduzione, si dettarono diverse leggi al fine di favorire la divisione e la successiva alienazione delle terre dei Titoli di Mercede, il che produsse come conseguenza che alla fine del decennio del 1940 le comunità mapuche perdono circa altri 100.000 ettari, stavolta all’interno dei Titoli di Mercede, a favore di privati senza scrupoli, che si appropriarono delle loro terre attraverso molteplici e ingannevoli meccanismi, con l’avvallo delle autorità dell’epoca.

Massacro del levantamento di Ránquil, tra giugno e luglio 1934, in cui i contadini mapuche della zona di Lonquimay e Alto Bio Bio si ribellarono contro gli abusi dello stato e dei latifondisti. Il 6 luglio furono attaccati da polizia de esercito, che lasciarono sul terreno circa cinquecento morti. http://diarioelitihue.blogspot.it/2014/04/memoria-viva-la-masacre-de-ranquil.html

Massacro del levantamento di Ránquil, tra giugno e luglio 1934, in cui i contadini mapuche della zona di Lonquimay e Alto Bio Bio si ribellarono contro gli abusi dello stato e dei latifondisti. Il 6 luglio furono attaccati da polizia de esercito, che lasciarono sul terreno circa cinquecento morti. http://diarioelitihue.blogspot.it/2014/04/memoria-viva-la-masacre-de-ranquil.html

La situazione territoriale mapuche cambia tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70, momento in cui le comunità partecipano attivamente al processo della Riforma Agraria, processo che permette l’ampliamento delle terre, l’accesso agli antichi territori, che le comunità introducano migliorie nei loro terreni e la creazione con successo di cooperative e insediamenti mapuche. Ciò nonostante, la
situazione territoriale non arriva a regolarizzarsi poiché il possesso legale dei terreni non viene immediatamente trasferito alle comunità, restando in mano della CORA (N.d.T. La Corporación de la Reforma Agraria fu un’impresa statale cilena, incaricata di effettuare la suddivisione delle terre) – quindi dello stato – e così dopo il colpo di stato, nel settembre del 1973, la maggioranza delle terre saranno restituite a proprietari privati.

Allende saluda a mujer mapuche1Insieme alla perdita territoriale, il golpe militare significò, per il popolo mapuche, lo sgombero violento dalle terre e la morte di molti dei suoi dirigenti e comuneros (N.d.R. i membri di una comunità indigena), la frustrazione delle speranze di recuperare terre antiche e la perdita delle migliorie realizzate nei poderi recuperati. Nella percezione mapuche, era lo stato che aveva riconosciuto loro il diritto alle terre, e lo stesso stato che nuovamente tornava a privarli di esse. Quello che avevano sentito dai loro nonni lo vivevano ora sulla propria pelle. A partire dal 1978 fanno la loro comparsa nell’area le imprese forestali, che si appropriano di molte delle terre ancestrali. Il Cile fa propria l’opzione di “paese forestale”, e il luogo prescelto per sviluppare il progetto è il territorio mapuche, nel quale si creano le basi per l’impianto e lo sfruttamento per l’esportazione di monocolture di specie forestali esogene a rapido accrescimento e ampio mercato: pino ed eucalipto, con gli effetti negativi che ciò comporta per le famiglie mapuche, che si ritrovano rinchiuse da veri cordoni forestali; la loro economia di sopravvivenza viene notevolmente impoverita e la migrazione indigena cresce in termini allarmanti, e la maggior parte delle volte questi finiscono per ingrossare le masse marginali ed emarginate delle città.

1005514_312720238867483_1911231559_nCon la fine della dittatura, a partire dall’ottobre 1988, si presenta un nuovo scenario, e i nuovi governanti – in accordo con le organizzazioni indigene – promuovono e promulgano la Legge Indigena Nº 19.253, che nel suo articolo 1° recita che “è dovere della società in generale e dello stato in particolare, attraverso le proprie istituzioni, rispettare, proteggere e promuovere lo sviluppo degli indigeni, la loro cultura, le famiglie e le comunità, adottando le misure adeguate a tal fine, e proteggere le terre indigene vigilando sul loro adeguato sfruttamento, sul loro equilibrio ecologico e favorire la loro espansione”. Col passare del tempo le comunità e le organizzazioni mapuche cominciano a pretendere l’adempimento delle promesse da parte del governo, l’ampliamento territoriale e la partecipazione politica alle decisioni sulle alternative di sviluppo per i popoli indigeni. Entriamo così in un nuovo stadio: nella misura in cui il movimento mapuche si va consolidando ed esige il compimento degli impegni delle autorità governative, l’impresariato regionale e nazionale esigono dal governo l’applicazione delle “maniere forti”, il rispetto e la protezione della proprietà privata, l’esistenza di garanzie per il lavoro forestale e il rispetto dello stato di diritto.

Il problema, per lo stato, è che le organizzazioni e le comunità mapuche si trovano ad affrontare forti interessi impresariali, nazionali e transnazionali, e influenti gruppi di potere. Il problema, per lo stato, è la perseveranza, convinzione e capacità di mobilitazione delle comunità e organizzazioni mapuche, e la solidità del loro approccio. Il problema, per lo stato, è che il conflitto per le terre comincia ad occupare le prime pagine dei giornali e gli schermi televisivi, trasformandosi da un conflitto locale in un problema nazionale. In questo contesto, la risposta dello stato alla protesta mapuche contemporanea – allo stesso modo che in tutta la storia dell’incontro/scontro – si caratterizzerà per l’uso e l’abuso della violenza legale di cui questo dispone, attraverso la penalizzazione e il castigo dei comportamenti collettivi causati da un “ordine” da cui una parte importante della società è esclusa, che considera solo la legittimità di chi detiene il potere e non la legittimità delle richieste di un popolo. 30382_10200104166271537_377294144_nSi potrebbe pensare che, per il fatto che sono coinvolte le comunità, la Legge Indigena sarebbe lo strumento adeguato da utilizzare, ma si sceglie piuttosto di criminalizzare e perseguire penalmente la rivendicazione sociale e territoriale. Il quadro appropriato per questa sarà, dal principio del 2000, l’applicazione in Araucanía della Riforma di Procedura Penale e della legge antiterrorista, meccanismi attraverso cui sono stati realizzati processi sommari brevi e in forma orale, utilizzando procedimenti poco chiari con la presenza di testimoni protetti e in incognito, il che ha significato persecuzione e carcere per molti dei dirigenti mapuche e repressione e irruzioni poliziali nelle comunità, principalmente in quelle che decidono di occupare materialmente i poderi che erano stati usurpati.

In sintesi, da più di un secolo ad oggi, sostenendo l’argomento della necessità imperiosa dello sviluppo, lo stato cileno – qualunque sia stato il suo colore politico – ha sempre addossato il costo dello sviluppo ai popoli indigeni. E non solo, ma di uno sviluppo che mai favorisce coloro che ne pagano i costi. È precisamente qui che gioca un ruolo fondamentale la memoria storica del popolo mapuche, in cui la proprietà ancestrale ha un luogo privilegiato. Per le comunità e le organizzazioni mapuche ha più valore la testimonianza che parla delle antiche demarcazioni, dello spazio comunitario prima della riduzione, di come furono usurpate le terre ancestrali, rispetto a un Titolo iscritto nel registro immobiliare. Ciò che è in discussione non è tanto la legalità, per la quale esistono molti e insondabili sotterfugi, bensì la legittimità: la presenza antica e duratura nel tempo e con animo di signori e padroni in un territorio dal quale mai si alienarono è una fonte di diritto, in tal senso costituisce un argomento per la rivendicazione e la pretesa che siano rispettati questi diritti. In tal senso la memoria dell’espropriazione costituisce altresì un argomento per mobilitarsi e realizzare azioni tendenti a recuperare gli spazi territoriali usurpati. Ciò che accade oggi ai comuneros mapuche, essi già lo ascoltarono dai propri nonni, e questi a propria volta dai loro.

(Traduzione Luisa Costalbano)

Scheda biobibliografica su Martín Correa

Articolo originale El territorio mapuche: despojo, criminalizacion y memoria:

http://www.publicaciones.deusto.es/servlet/BlobServer?blobheadername3=MDT-Type&blobcol=urldata&blobtable=MungoBlobs&blobheadervalue2=inline%3B+filename/201/740/EL_TERRITORIO_MAPUCHE.pdf&blobheadername2=Content-Disposition&csblobid=1178114097641&blobheadervalue1=application/pdf&blobkey=id&blobheadername1=content-type&blobwhere=1303763300837&blobheadervalue3=abinary%3B+charset%3DUTF-8

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