Ua Mau ke Ea o ka ʻĀina i ka Pono

 (La vita della terra si perpetua nella giustizia) [1]

di Emanuela Borgnino

Quello che segue è il racconto della lotta per la sovranità ed indipendenza dei Kanaka Maoli, il popolo nativo e sovrano delle isole da tutti conosciute come Hawai’i. Una storia raccontata da coloro i quali oggi, portano la torcia di quell’antica conoscenza passata loro dai kupuna, dagli anziani e dagli antenati; custodi di un passato non dimenticato che condiziona il presente. Principali informatori di questo scritto sono stati gli hawaiiani nativi dell’isola di Ohau, dove ho avuto il privilegio di vivere e lavorare. In particolare Kumu Ramsay Remigius Mahealani Taum, una guida spirituale e gran maestro di Lua, aunty Lynette Hi’ilani Cruz (PhD.) docende di antropologia presso HPU e il Prof. David Keanu Sai (PhD.) docente di storia hawaiiana presso il Kapiolani Community College.

La domanda che tutti dovremmo farci è: esiste ancora il regno delle Hawaii, come stato indipendente e sovrano? Un mese fa questo quesito è stato posto dall’amministratore delegato del OHA[2] (l’ufficio degli affari hawaiiani) al segretario di stato John Kerry richiedendo un consulto legale con il procuratore degli Stati Uniti. Dopo mesi d’incontri con leader della comunità nativa e dopo aver consultato legali, storici e scienziati politici, si è reso evidente che la nazione hawaiiana continua ad esistere, almeno per i dettami della legge internazionale.native-hawaiian-government

La situazione dei nativi hawaiiani è assai diversa da quella dei nativi americani, poiché la mancanza di trattati derivante dall’annessione forzata agli Stati Uniti nega alla popolazione autoctona quella scarsa autonomia riconosciuta alle altre nazioni indigene degli Stati Uniti; autonomia concessa attraverso sovvenzioni federali, esenzioni fiscali, e forme di autogoverno locale. Per questo, in base alle legge internazionale, i nativi hawaiiani hanno diritto a rivendicare la sovranità del proprio territorio, in quanto le Hawaii prima del 1893 erano riconosciute attraverso trattati come stato sovrano da altre potenze internazionali; in questa prospettiva gli Hawaiiani avrebbero persino diritto ad avere un seggio alle Nazioni Unite.

Eppure l’unico luogo alle Hawaii dove la bandiera hawaiiana può ancora sventolare solitaria non sovrastata dalla bandiera americana (grazie alla risoluzione n.28) è il mausoleo di Mauna ‘Ala, l’unica reminiscenza di quello che fu il regno sovrano delle Hawaii prima del colpo di stato ordito da un piccolo gruppo di americani. Mauna ‘Ala non custodisce solo i resti umani dei sovrani hawaiiani, ma anche il passato di un popolo indipendente e sovrano, la storia di una nazione che continua a lottare per la propria sovranità.

La verità può essere nascosta solo per un tempo limitato[3] – Negli ultimi decenni gli hawaiiani sono diventati sempre più consapevoli della vera storia delle Hawaii, storia che gli è sempre stata celata. Entrambi gli informatori di questo lavoro, Kumu Ramsay e il Dott. Sai sono entrati nell’esercito americano pensando di servire il proprio paese, solo durante gli anni di servizio hanno scoperto che forse stavano prestando servizio nell’esercito sbagliato. Entrambi non erano a conoscenza della vera storia, del colpo di stato, dell’annessione e dell’indipendenza negata. Come molti hanno lasciato l’esercito e incominciato a fare ricerca, l’uno nell’ambito storico spirituale, l’altro in quello storico giuridico. Oggi i nativi che ricoprono ruoli decisionali hanno iniziato a prendere posizione, insegnando ad adulti e bambini ciò che è veramente successo e ricominciando a parlare hawaiiano.

IMG_4588Aina (la terra) – Tuttavia per capire questa intrigata situazione legale e politica bisogna conoscere la storia del popolo e della sua terra. I Kanaka maoli letteralmente persona tremante, uomo che si muove[4], come per molti popoli indigeni il termine identifica l’essere umano nella sua essenza, arrivano nell’arcipelago da Taiwan durante la grande migrazione australonesiana[5] tra il 400 e l’800 d.C. L’economia delle Hawaii al tempo era basata su di un sistema di divisione del territorio a sezioni chiamate ahupau’a. Ogni ahupau’a ricopriva una fetta di territorio dalla montagna fino alla costa ed era autosufficiente. Dalle foreste si produceva il legname che veniva utilizzato per le abitazioni, canoe, armi e arnesi; le zone pianeggianti venivano sfruttate per l’agricoltura e le coste per la pesca; il corso fiumi veniva modificato con delle dighe per irrigare i campi e le terrazze di taro. Questa gestione valorizzava l’ecosistema garantendone la conservazione delle risorse. Non vi erano villaggi, la popolazione viveva sparsa a macchia di leopardo sul territorio. I pescatori che vivevano vicino alla costa avevano però bisogno di proteine ad implementare la propria dieta così come chi viveva in montagna aveva bisogno dei prodotti del mare, non essendoci alcuna forma di commercio o di baratto, la società era basata sulla generosità e sul concetto di cura reciproca (aloha e kuleana). Questo atteggiamento permetteva a uomini, animali e divinità di dimorare insieme. I confini tra il mondo manifesto, degli uomini, e quello invisibile erano fluidi e permeabili quello che oggi possiamo definire un ecologia spirituale. Nella cultura hawaiiana vi è uno speciale rapporto, più spirituale che materiale, con aina (terra). La parola aina è costituita dal termine ai = cibo e na = la fonte, quindi aina è ciò che sfama, la fonte del cibo, ma non solo sussistenza alimentare anche cibo per l’anima. La terra, persino una roccia, è vista come un entità spirituale più importante dell’essere umano; un proverbio hawaiiano dice “aina è il capo e l’uomo il suo servitore”. Esisteva, comunque, la figura del konohiki, (supervisore) che si assicurava uno scambio costante di prodotti e merci per soddisfare le esigenze di tutti. Tradizionalmente erano gli ali’i (capi) ad amministrare i territori, ma non possedevano la terra servivano come degli amministratori fiduciari. Così quando arrivarono i primi stranieri alle Hawaii, fu normale da parte del governo hawaiiano concedere, a seconda dello status dell’individuo, un appezzamento gratuito. Tuttavia, la concessione di un territorio sottintendeva il prendersi carico della cura della terra e della comunità che vi risiedeva (malama aina) e non esserne proprietario.

L’arrivo di James Cook – Questo atteggiamento, alla base della cultura hawaiiana, segna l’incontro con il famoso capitano James Cook, il quale non fu certo il primo ad attraccare nelle splendide baie dell’arcipelago. Prima di lui arrivarono spagnoli e olandesi, come dimostrano le carte navali che prima del 1778 riportano l’esistenza di queste isole, insieme a numerose leggende e costumi hawaiiani che suggeriscono visitatori precedenti. Al Capitano James Cook viene, comunque, riconosciuto il merito di aver “scoperto” le Isole Sandwich nel 1778 così chiamate in onore di John Montague, il conte Sandwich. Il 18 gennaio del 1778 Cook avvista l’isola di Ohau ma non attracca, sarà solo due giorni dopo che attraccherà a Waimea sull’isola di Kauai. Questo incontro può essere descritto come l’impatto di un meteorite nell’arcipelago che innescata una reazione a catena di duecento anni. Nei diari di Cook si legge la sua incredulità per la generosità di questo popolo, “le donne si davano liberamente e il cibo veniva condiviso”[6]. Quest’idilliaco incontro, come già accaduto nella storia della conquista, genera i primi casi di malattie veneree che decimano i locali, quando Cook tornerà alle Hawaii un anno dopo segnalerà già che le malattie veneree i serano diffuse. Questa volta Cook attracca nella baia di Kealakekua su Big Island (Hawaii), in un periodo considerato makahiki, un tempo di festa in onore del dio della terra Lono e la baia dove attracca era sacra proprio al dio Lono. Cook viene perciò onorato e ospitato per più di un mese, dopo alcuni furti e atteggiamenti contrari al codice comportamentale hawaiiano (kapu) Cook decide di partire, purtroppo pochi giorni dalla partenza incontra una tempesta che danneggia seriamente la nave ed è costretto a ritornare alle Hawaii. Tuttavia non è più periodo di festa, bensì di guerra e Cook viene ucciso. La battuta più in voga tra i nativi riferita a Cook è: “he came in peace and left in pieces”. (Cook è venuto in pace e se ne è andato a pezzi). Un gioco di parole che si basa sull’assonanza fonetica tra peace e pieces, e sulla credenza che parti del corpo di Cook vennero consegnate ai diversi capi dell’isola di Big Island.

Il legno di sandalo – Al tempo di Cook le isole erano divise in regni indipendenti, fu il re Kamehameha, passato alla storia come il Grande, ad accentrare il potere nel 1791, divenendo il solo e unico capo di Hawai’i (Big Island) e riuscendo con la forza e con le armi degli europei a conquistare le isole di Maui, Molokai e Oahu. L’isola di Kauai non venne mai conquistata, ma il re di Kauai firmò un trattato nel 1810 che garantiva a Kamehameha la sovranità su Kauai alla sua morte. Verso la metà del 1780 le Hawaii erano rinomate a livello internazionale per il legno di sandalo, la leadership hawaiiana cominciò così a scambiare legno per armi. Anche se le Hawaii erano ricche di foreste di legno di sandalo Kamehameha mise un kapu, un divieto sacro, su tutte le foreste, in questo modo, secondo la legge il re era l’unico a poter controllare il traffico di legno. Tuttavia l’oculatezza di Kamehameha non fu condivisa dai suoi successori che sospesero il kapu, permettendo ai capi locali di entrare nel commercio iniziando ad accumulare beni di lusso firmando dei pagherò su futuri carichi di legno di sandalo. I capi dirottarono l’attenzione della popolazione dalla cura della terra e del mare al disboscamento delle foreste di legno di sandalo per procurarsi sempre più merce di scambio, indebolendo non solo il tessuto sociale, ma anche l’economia e la sostenibilità delle isole. Gli alberi iniziarono ad essere abbattuti incuranti della loro età e della misura e in pochi anni dalla morte di Kamehameha le foreste di sandalo erano estinte.

L’arrivo dei missionari – Alla morte di Kamehameha il trono passò al suo successore Liholiho (Kamehameha II), ma in realtà il potere passò a Kaahumanu, la favorita delle mogli di Kamehameha. Determinata a scardinare l’antico sistema dei kapu dei divieti sacri, che minavano la libertà sociale e alimentare delle donne. Il regno di Liholiho durò solo cinque anni, ma fu caratterizzato da un profondo rinnovamento delle tradizioni culturali, il Re incalzato da Kaahumanu, abolì molte tradizioni ritenute troppo legate al passato. Questo è lo scenario in cui entrarono in scena i primi missionari che arrivarono il 19 aprile del 1820. Una civiltà in transizione che stava modificando il vecchio sistema religioso. I cambiamenti nella cultura hawaiiana stavano avvenendo troppo rapidamente e questo avvantaggiò i missionari che riuscirono a ingraziarsi i favori delle regine. Iniziarono, così, una crociata per l’alfabetizzazione attraverso la traduzione della bibbia, ai fini di convertire l’intera popolazione. Il primo segnale infausto all’apertura delle Hawaii alla società occidentale fu la visita del re Liholiho e di Kaahumanu in Inghilterra, la patria della nuova religione, entrambi non tornarono più alle Hawaii poiché colpiti dal morbillo morino a Londra nel 1824.

Il grande Mahele – Kamehameha III, secondogenito di Kamehamea il Grande, governò per 30 anni dal 1825 al 1854, introducendo la prima costituzione hawaiiana, stabilendo la prima assemblea legislativa e corte suprema, garantendo la libertà di religione e dando voto ai cittadini maschi. Purtroppo nel 1848 suddivise il territorio hawaiiano passando il grande Mahele che cambiò per sempre l’assetto territoriale, introducendo il concetto di proprietà della terra. Il Mahele fu proposto e caldamente spalleggiato dai consiglieri occidentali del re. L’idea iniziale era una partizione in tre del territorio: un terzo al re, un terzo ai capi e un terzo ai cittadini. In realtà ai capi fu concesso un milione e mezzo di acri, al re un milione di acri sotto la dicitura “terre della corona” ed il resto, circa un milione e mezzo di acri, fu dichiarato “terre del governo”. Il programma di governo prevedeva che, nel 1850, due anni dopo, i cittadini che avessero vissuto per i dieci anni precedenti su un appezzamento di terra potessero rivendicare la proprietà di uno o due acri. Queste vennero chiamate concessioni. Kamehameha III inizialmente riluttante all’idea del Mahele si convinse della necessita di questa suddivisione a causa del numero sempre maggiore di cittadini che dopo essere stati cacciati o aver abbandonato l’ahupua’a vivevano come senza tetto in città. Pensava che garantire della terra ai propri sudditi li avrebbe fatti tornare alle campagne e alla terra. Inoltre il re e i capi erano convinti che le terre sarebbero state concesse solo ai cittadini nativi hawaiiani per 50 centesimi ad acro. Infatti secondo la legge i non hawaiiani non potevano acquistare terre. Le terre del governo furono quindi messe da parte per i soli cittadini hawaiiani, unici che potessero beneficiarne per la propria sopravvivenza. Bisogna tener presente che in questo periodo erano molto pochi i non hawaiiani residenti nelle isole, tra i 1300 e i 1500 circa, uno straniero ogni 100 hawaiiani. Inoltre pochi stranieri erano naturalizzati cittadini hawaiiani, poiché per essere riconosciuto cittadino bisognava fare un giuramento di fedeltà al regno e rinunciare alla propria nazionalità.

L'ahupua

Il Mahele fu uno dei più grandi disastri della storia dell’arcipelago, la terrà scivolò dalle mani degli hawaiiani come sabbia in pugno. Subito dopo la firma del Mahele Kamehameha III inziò a scoprire i piaceri dei prodotti europei, soprattutto degli alcolici e incominciò a mancare alle sedute del consiglio, tutti i cambiamenti frettolosi portati dalla modernità e la pressione occidentale fu troppa per il re, fu così che i consiglieri iniziarono a governare. Nel 1850, un mese prima di dare la possibilità ai cittadini nativi di rivendicare le terre attraverso le concessioni, i consiglieri del re, presero il potere sul gabinetto e l’assemblea legislativa confermò la decisione del consiglio di permettere a tutti i residenti, anche gli stranieri, di acquistare e vendere terre. Così le terre del governo, precedentemente messe da parte dal re e dai capi per gli hawaiiani, si resero disponibili per scaltri e ricchi stranieri che le acquistarono sotto il naso dei cittadini hawaiiani ancora incerti su cosa la proprietà privata fosse e con scarse risorse economiche. Fu come aprire il vaso di pandora, una volta comprate tutte le terre del governo gli occidentali passarono ad acquistare le terre dei capi, i quali trovandosi continuamente in debito per acquistare prodotti di lusso occidentali vendevano le loro terre. Il censimento del 1890 rivela il devastante risultato del Mahele, solo sull’isola di Ohau su 90.000 abitanti meno di 5000 erano proprietari di terre. La minoranza occidentale possedeva più di un milione di acri, tre su quattro acri erano proprietà di occidentali. Va menzionato che i nativi potevano richiedere solo uno o due acri, mentre il consiglio riconobbe ai missionari la possibilità di acquistare al prezzo nominale 560 acri a testa.

La canna da zucchero – Visto il ruolo fondamentale che i missionari ebbero nel influenzare il governo ad adottare la proprietà privata, finirono per perdere le sovvenzioni della Direzione Americana delle Missioni, e non potendo più essere uomini di chiesa i loro figli divennero uomini d’affari. Nei 40 anni tra il 1850 e il 1890 i missionari e i loro figli investirono il proprio futuro nella canna da zucchero e l’intera economia delle isole venne a dipendere dallo zucchero. Le piantagioni avevano bisogno di numerosa manodopera, ma popolazione nativa era stata decimata dall’incontro con gli europei. I latifondisti iniziarono a cercare manodopera all’estero avviando un processo di immigrazione che cambiò per sempre la demografia dell’arcipelago. Vennero ingaggiati braccianti cinesi, giapponesi, coreani e portoghesi; furono circa 350.000 gli immigrati della canna da zucchero. Alcuni rimasero per i tre anni di contratto altri tutta la vita portando le proprie famiglie, la propria cultura, e il proprio dna nelle isole.

Dopo Kamehameha III, il regno di Kamehameha IV fu breve, disarmonico e segnato dalla lotta tra i sostenitori della monarchia e coloro che volevano limitarne il potere. Il suo successore, Kamehameha V, cercò di ridare legalmente più potere al sovrano a scapito dei politici, ma non lasciò eredi. Il re Kalākaua, suo successero, ebbe un gabinetto formato principalmente da americani (proprietari di piantagioni), interessati a costruire il terreno per un trattato di reciprocità con gli USA. Infatti gli Stati Uniti erano il maggior mercato di zucchero, tuttavia sul profitto delle esportazioni pesavano i dazi doganali. Un modo per eliminare i dazi sarebbe stato quello di annettere le Hawaii agli USA; un piano fortemente supportato dai proprietari di piantagioni. Per evitare questo scenario nel 1876 fu siglato un accordo di reciprocità che cedeva per un periodo di 7 anni, Pearl Harbor agli USA, in cambio dell’eliminazione dei dazi doganali sullo zucchero hawaiiano. Il Re era contrario, ma i produttori di canna da zucchero erano fortemente favorevoli. Un piccolo gruppo di uomini d’affari americani fondò un organizzazione secreta chiamata, la Lega Hawaiiana, scrissero una costituzione e formarono un esercito che prese il controllo di Honolulu obbligando il re Kalakaua a firmare una nuova costituzione passata alla storia come La Costituzione della Baionetta. Questa nuova costituzione, imposta a forza, tolse molto potere al re e mise il potere nelle mani della Camera dei Nobili[7], che non sarebbero più stati scelti dal re ma eletti. In questo modo era la Camera dei Nobili a controllare il gabinetto che a sua volta controllava il re. Così il re finì per firmare il trattato di reciprocità con gli USA e concedere Pear Harbor. Si ipotizza che dietro a questo primo tentativo vi fosse la connivenza di alcuni politici americani, visto che quattro anni più tardi il congresso americano avrebbe passato la legge McKinley che eliminava i dazi d’importazione sullo zucchero proveniente da ogni parte del mondo. La legge McKinley aveva un duplice aspetto, mentre toglieva i dazi doganali riconosceva un prezzo di due centesimi al pound per lo zucchero nazionale. Se le Hawaii fossero state annesse agli USA, lo zucchero hawaiiano avrebbe goduto di un prezzo superiore e avrebbe rilanciato l’economia e arricchito i proprietari terrieri. Da qui la necessità di un colpo di stato per abbattere la monarchia.

Il colpo di stato – Alla morte del re il regno passò alla sorella, la regina Lili’uokalani determinata a rafforzare il potere della monarchia. Nel gennaio del 1893, quando la regina stava per proclamare una nuova costituzione che avrebbe restituito il potere nelle mani del monarca, un gruppo di 13 latifondisti (5 americani, 6 americani naturalizzati hawaiiani, un inglese e un tedesco), formarono il Club per l’annessione. Con l’aiuto del ministro americano John Leavitt Stevens presero il potere. I membri del Club dell’annessione si dichiararono in pericolo perché minacciati dalla nuova costituzione, con questo stratagemma il ministro Stevens ordinò alla fregata USS Boston di attraccare alle Hawaii per proteggere gli americani e comandò alle truppe armate statunitensi di sbarcare sull’isola. Ebbe luogo il colpo di stato e venne proclamato un governo provvisorio guidato da Sanford Dole, figlio di un missionario. La regina rinunciò alla nuova costituzione, sottoscrisse la costituzione della Baionetta e fece appello agli Usa per ristabilire la monarchia. Il presunto pericolo di una nuova “rivoluzionaria” costituzione non esisteva più, la regina consegnò la sua sovranità al presidente degli Stati Uniti per evitare uno spargimento di sangue confidando di aver giustizia in base alla legge internazionale. Va sottolineato che la sovrana non si arrese al governo provvisorio ma, temporaneamente agli USA, fino a quando il governo degli Stati Uniti non avesse valutato i fatti e fatto giustizia. Questo è un aspetto fondamentale per il riconoscimento odierno all’autodeterminazione degli Hawaiiani, insieme al fatto che all’epoca il Regno delle Hawaii era membro del Unione Postale Universale[8] ed era riconosciuto da numerosi paesi come nazione sovrana attraverso trattati internazionali, alcuni dei quali ancora in vigore[9] con la Francia, l’Inghilterra e non ultimo l’Italia. Nell’accordo esecutivo firmato dalla regina il 17 gennaio 1893, Lili’uokalani vincola legalmente il presidente Cleveland e dei suoi successori in carica, incluso il presidente Obama, ad amministrare il regno hawaiiano sotto la legge hawaiiana, non la legge statunitense, in virtù di un’assegnazione temporanea e condizionata del potere esecutivo hawaiano della regina, effettuata sotto minaccia di guerra da parte delle forze americane illegalmente sbarcate in territorio hawaiano[10].

Tuttavia il potere era ormai in mano a un piccolo gruppo che instaurò un governo provvisorio fatto di pochi imprenditori il cui solo interesse era quello di arricchirsi. Il Presidente degli Stati Uniti Grover Cleveland avviò un indagine per capire quello che era successo alle Hawaii. Qui un estratto della relazione[11] presentata al congresso: “Lo sbarco delle truppe americane sul territorio di Honolulu con la scusa di proteggere dalla presunta minaccia un gruppo di cittadini statunitensi è un atto di guerra. Se realmente ci fosse stato un pericolo per gli americani, le truppe si sarebbero dovute disporre nelle vicinanze delle dimore e proprietà dei cittadini non con le armi spiegate davanti al palazzo reale e al governo hawaiiano. Il possesso del territorio delle isole Hawaii è stato preso dalle forze statunitensi senza il consenso o la richiesta del governo delle isole, o di altre parti tranne il ministro degli Stati Uniti presente sulle isole per cui l’occupazione militare di Honolulu non ha giustificazione”. (G.Cleveland)

Purtroppo il mandato di Cleveland termina senza che sia riuscito a vincere la resistenza delle lobbies finanziarie che propugnano l’espansione americana nel Pacifico (a quel tempo gli Stati Uniti hanno già diverse colonie a Guam, Samoa, le isole Midway e le Filippine).

La repubblica delle Hawaii – I membri del Club per l’annessione inaugurarono la Repubblica delle Hawaii il 4 luglio del 1894 e Dole si autoproclamò presidente e la regina fu imprigionata nel suo palazzo, quando venne liberata, passò il resto della propria vita cercando di far riconoscere l’occupazione delle Hawaii da parte statunitense. La prima cosa che il neonato governo fece fu cambiare i criteri per gli elettori. Riconobbe il diritto al voto solo agli uomini che dimostrassero di avere proprietà private, che facessero un giuramento contro la monarchia e che sapessero leggere, scrivere e parlare inglese, questo eliminò più dell’80% della popolazione nativa. Un governo non eletto, ma autoproclamato non rappresentato da alcun cittadino nativo, in base alla legge internazionale non avrebbe avuto il potere legislativo di consegnare le Hawaii agli Stati Uniti. Cosa che avvenne cinque anni dopo, illegalmente, con l’annessione delle Hawaii al territorio statunitense, quando nel 1898 la marina statunitense spostò il suo quartier generale a Pearl Harbor. I discendenti dei missionari si erano impossessati delle isole e gli hawaiiani avevano perso la propria sovranità contro stranieri ambiziosi, senza aver nemmeno combattuto.

Il governo statunitense si sostituisce al regno Hawaiiano con una risoluzione congiunta di annessione passata dal congresso americano. Questa risoluzione non è un trattato tra due stati, bensì un accordo tra la Camera dei Rappresentanti e il Senato, quindi una legge locale limitata al territorio statunitense. Nel giugno del 1898 quando si era aperto il dibattito sulle Hawaii il parlamentare texano Thomas H. Ball aveva dichiarato: “l’annessione delle Hawaii per mezzo di una risoluzione congiunta è anticostituzionale, inutile e imprudente”. Se il regno hawaiiano è stato illegalmente annesso e non vi è un valido e legale successore vuol dire che la presunzione di esistenza di uno stato indipendente chiamato regno delle Hawaii è concreta. In altri termini la continuità di esistenza del regno delle Hawaii è garantita sotto la legge internazionale anche se è stato illegalmente e lungamente occupato dagli USA dal 1898. Tuttavia grazie a questa risoluzione nel 1900 le Hawaii entrano a far parte del territorio americano e il presidente incarica McKinley nomina, sempre Sanford Dole primo governatore territoriale delle Hawaii.

Lo Stato delle Hawaii – Riassumendo sono stati i missionari e i loro discendenti ad avviare l’industria della canna da zucchero, furono i figli e i nipoti a scrivere e imporre la costituzione della Baionetta, a volere l’annessione e a deporre la monarchia. Dal momento del colpo di stato nel 1894 al 1959 quando le Hawaii divennero ufficialmente e illegalmente il 50° stato degli USA, dopo diversi tentativi di annessione falliti, l’obbiettivo fu sempre quello di de-hawaiianizzare la popolazione nativa facendola diventare americana. Lingua, cultura e qualsiasi espressione nativa era proibita, gli hawaiiani impararono a rifiutare la propria tradizione e a vederla come inferiore e incapace di accettare le sfide del futuro. Agli hawaiiani non fu mai chiesto il consenso alla completa annessione. Quando, nel 1959, fu indetto il referendum per l’annessione, le opzioni di voto erano: diventare uno stato degli USA oppure rimanere un territorio governativo americano, non vi era l’opzione essere indipendenti. Alla popolazione nativa non è mai stato chiesto, attraverso una votazione, il permesso di cedere il territorio. Anzi, vi sono numerose e spontanee raccolte di firme per evitare l’annessione. Come la petizione Hui aloha ‘aina[12] del 1898, che aveva raccolto 21.269 firme di Kanaka Maoli e alcuni hawaiiani contro l’annessione. Questo referendum non può rappresentare la volontà di un popolo visto che il 90% dei votanti non erano nativi, ma americani trasferiti alle Hawaii dal continente.

Rivendicazioni attuali – Oggi quelle che vennero definite “terre della corona” e “terre del governo” costituiscono la base delle rivendicazioni territoriali, in quanto gli hawaiiani rivendicano la loro proprietà esclusiva. Quando il governo provvisorio spodestò la monarchia, dichiarò che ciò che rimaneva delle terre della corona e del governo appartenevano al governo e grandi parti furono vendute per cifre irrisorie. Con l’annessione questi territori furono ceduti agli USA dalla Repubblica delle Hawaii con l’accordo che sarebbero state messe in un fondo per il popolo hawaiiano. Questi territori ceduti costituiscono circa metà del territorio delle otto isole principali. Purtroppo il 20% di questi territori fu riservato a uso militare o finì sotto la tutela dei parchi naturali statunitensi. Nel 1921 dopo numerose pressioni fu passata dal governo americano una legge chiamata Hawaiian Homes Commission Act per garantire l’accesso al territorio agli hawaiiani. Tuttavia le terre concesse furono gli appezzamenti che nessuno era riuscito a rendere produttivi perché sulle pendici delle montagne oppure nelle zone aride e paludose, le peggiori aree delle isole. Anche in questo caso circa il 68% di queste terre disposte per gli hawaiiani finirono nelle mani degli stranieri, con contratti di affitto per la cifra simbolica di un dollaro all’anno. Tra il 1921 e il 1984 solo 3000 hawaiiani ricevettero della terra. A poco sono servite le scuse formali del governo statunitense presentate dal presidente Bill Clinton nel 1993 attraverso il “Apology Bill” (progetto di legge di scuse): “(scuse) ai nativi hawaiani per il rovesciamento del Regno delle Hawai`i il 17 gennaio 1893, con la partecipazione di agenti e cittadini statunitensi e per la privazione dei diritti dei nativi hawaiani all’autodeterminazione”. Anche se si tratta di un riconoscimento delle responsabilità federali statunitensi, non produce alcun cambiamento, ne avvia meccanismi di compensazione.

Il Prof. Keanu Sai ci spiega come siamo arrivati a tutto questo. Dalla guerra ispano americana il regno sovrano delle Hawai’i è stato occupato dagli Stati Uniti, la monarchia è stata spodestata con un colpo di stato. I fatti appaiono chiari ad uno storico, il regno divenuto una repubblica e poi un territorio fu annesso agli Stati Uniti nel 1898. Questo territorio era posto sotto legge marziale durante la II guerra mondiale e successivamente divenne il 50° stato degli Stati Uniti d’America nel 1959[13]. Tuttavia il regno delle Hawaii, espressione politica del popolo nativo dell’arcipelago i Kanaka maoli, potrebbe continuare ad esistere sotto la legge internazionale e le azioni statunitensi potrebbero essere sanzionate come crimini di guerra.

Non è un caso che il 23 maggio di quest’anno l’amministrazione Obama abbia proposto di creare un governo separato dallo stato hawaiiano per i “nativi hawaiani”. È stata, infatti, suggerita la creazione di un sistema giuridico su due livelli basato sull’appartenenza etnica, dove, una serie di tasse, spese e applicazione della legge governerà un gruppo etnico, e la seconda serie di leggi governerà tutti gli altri gruppi entici presenti sull’isole. Tuttavia la soluzione all’autodeterminazione e alla sopravvivenza degli Hawaiiani dipende dal riprendersi parte del territorio. Le rivendicazioni territoriali si basano su due fattori:

  1. Che il colpo di stato americano e l’annessione che ha portato via le terre al governo sovrano e al popolo hawaiiano sottomettendolo alla tutela americana erano contrari alla legge internazionale e alla legge americana.
  2. Che gli USA non hanno rispettato il patto di proteggere e prendersi cura della popolazione hawaiiana, mantenendo in fase di occupazione la legge hawaiiana[14].

Come dice in una famosa canzone[15] un rappresentante del movimento d’indipendenza hawaiiano:

Our children deserve to know                          (I nostri figli hanno il diritto di sapere)

What went down a hundred years ago            (ciò che è accaduto cent’anni fa)

You can pay the man, you can take the land  (puoi pagare un uomo, puoi   prendere la terra)

But you can’t take the truth away!                   (ma non puoi nascondere la verità)

E Ola, living in a sovereign land                       (E Ola, vivendo in una terra sovrana)

Mahalo nunui e Kamanaʻopono grazie a tutti coloro che continuano a mantenere accesa la torcia.

Bibliografia

Lili’uokalani, Hawaii’s History by Hawaii’s Queen, Mutual Publishing, Honolulu, 1990

M.Kioni Dudley & K.Kealoha Agard, A call for Hawaiian sovereignty, Na Kane O Ka Malo Press, Honolulu, 1993

Ty P. Kawika Tengan, Native man remade, Duke University Press, London, 2008

  1. Keanu Sai, Ua Mau Ke Ea-Sovereignty Endures: An Overview of the Political and Legal History of the Hawaiian Islands, Pu`a Foundation, Honolulu, 2011.

[1] Questa frase è stata pronunciata da Kamehameha III il 31 luglio 1843 a Thomas Square, sull’isola di Oahu, quando la sovranità del Regno delle Hawaii è stata restituita dagli inglesi attraverso l’azione di riparazione dell’ammiraglio Richard Darton Thomas, dopo una breve acquisizione da parte di Lord George Paulet.

[2] L’Ufficio degli Affari Hawaii (OHA) è un’entità semi-autonoma dello stato delle Hawaii incaricato dell’amministrazione di 1,8 milioni di acri (7.300 km²) delle terre della corona a beneficio dei nativi hawaiani. Creato dalla Hawaii State Convention nel 1978, ha riconosciuto per la prima volta ai nativi hawaiani il diritto di prendere le proprie decisioni su investimenti di terreni e raccogliere rendite generate dai terreni e finanziare programmi per i nativi. L’Ufficio degli Affari Hawaii è considerato il braccio più influente del movimento di sovranità hawaiana che ha ispirato la sua creazione. La lettera di richiesta formale è stata presentata dal Dott. Kamanaʻopono Crabbe amministratore delegato di OHA.

[3] citazione dal diario di campo, Kumu Taum, Waimanalo, luglio 2013.

[4] “uomo che si muove , poiché se non si muovesse sarebbe morto” citazione dal diario di campo, Kumu Taum, Kailua, febbraio 2014.

[5] L’origine degli Austronesiani è da rintracciare sull’isola di Taiwan, da dove si diffusero lontano fino al Madagascar nell’Oceano Indiano, all’Isola di Pasqua, alle isole dell’Asia sud-orientale, alla Nuova Zelanda e al resto delle Isole del Pacifico. Secondo il convenzionale “modello fuori da Taiwan”, un’espansione austronesiana su larga scala cominciò intorno al 5000-2500 a.C. navigando verso est e ovest e si diffusero dal Madgascar alle isole della Melanesia e della Micronesia tra il 1200 a.C. e il 500 d.C.

[6] James R. Cook, The Journals of Captain Cook, Penguin Classics, Paperback, 1999. (176)

[7] Ente politico parte dell’apparato legislativo del Regno delle Hawaii.

[8] Fondata nel 1874, l’Unione postale universale (UPU), con sede in Svizzera a Berna, è la seconda più antica organizzazione internazionale in tutto il mondo. Con i suoi 192 paesi membri, l’UPU è il forum principale per la cooperazione tra i soggetti del settore postale. Aiuta a garantire una rete universale di prodotti e servizi.

[9] vigore con l’impero austro ungarico (18 Giugno, 1875), ora Austria e Ungeria; Belgio (4 Ottobre, 1862); Danimarca (19 Ottobre, 1846); Francia (8 Settembre, 1858); Tahiti (24 Novembre, 1853); Germania (25 Marzo, 1879); Inghilterra (26 Marzo, 1846); New South Wales (10 Marzo, 1874), ora Australia; Italia (22 Luglio, 1863); Giappone (19 Augosto, 1871, 28 Gennaio, 1886); Olanda (16 Ottobre, 1862); Portogallo (5 Maggio, 1882); Russia (19 Giugno, 1869); Samoa (20 Marzo, 1887); Spagna (9 Ottobre 9, 1863); Svezia e Norvegia (5 Aprile, 1855); Svizzera (20 Luglio, 1864) e gli Stati Uniti d’America (20 Dicembre, 1849).

[10] http://hawaiiankingdom.org/sai-obama.shtml

[11] Grover Cleveland Presidente USA, discorso al senato e alla Camera dei Rappresentanti, Washington, 18 Dicembre 1893.

[12] Nel 1996 la Dott.ssa Noenoe Silva mentre faceva ricerche presso gli archivi nazionali di Washington, DC scoprì casualmente gli originali della petizione firmata dagli hawaiani che protestavano contro il movimento di annessione nel 1897-1898. Con due petizioni chiamate Hui Aloha ‘Aina e Hui Kulai’aina vennero raccolte quasi 40.000 firme – in sostanza la totalità dei nativi presenti sulle isole in quel periodo – che dimostra la diffusa opposizione alla annessione e il supporto per il restauro della monarchia. Le petizioni sono state consegnate alla regina Lili’uokalani che si era recata a Washington, per esercitare pressioni sul Senato degli Stati Uniti contro l’annessione. Con l’aiuto delle petizioni, gli sforzi per annettere Hawai’i attraverso un trattato sono stati sventati. Le isole furono, tuttavia, annesse come un territorio attraverso la risoluzione congiunta del Congresso 7 Luglio 1898, un processo ormai riconosciuto come illegale.

[13] Vedere Gehard von Glahn, The Occupation of Enemy Territory: A Commentary on the Law and Practice of Belligerent Occupation (University of Minnesota Press 1957), 60.

[14] È giunto il momento che il governo degli Stati Uniti rispetti i dettami del diritto internazionale che obbligano il paese occupante a sostenere la costituzione delle Hawaii fino alla fine dell’occupazione. A maggio di quest’anno la Native Hawaiian Roll Commission ha presentato un documento con 130.000 firme di nativi hawaiiani per stabilire la costituzione di una nazione hawaiiana indipendente nel gennaio 2015. Questa commissione creata dal governo Hawaiiano nel 2011 aveva come missione la fondazione di una nazione hawaiiana con proprie leggi e quindi separata dagli USA ma riconsosciuta dal governo federale.

[15] Israel Kamakawiwo’ole, Living in a Sovereing Land

 

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