HUGO BLANCO IN ITALIA

Dal 26 aprile al 3 maggio sarà in Italia Hugo Blanco Galdos. Personaggio molto conosciuto in America Latina, ha guidato le lotte degli indigeni e dei campesinos peruviani negli anni ’50 e ’60 che portarono infine alla riforma agraria in Perù.

Locandina Hugo Blanco 27 aprile pdf

HUGO BLANCO GALDOS, UN EROE ANTIMODERNO

di Aldo Zanchetta

Ho conosciuto Hugo Blanco nella manciata di giorni del seminario America Latina del 2012 a Cortona, dove egli fu invitato a perorare con passione la causa dei comuneros che attorno a El Perol, nel dipartimento peruviano di Celendin, lottano contro l’ennesimo megaprogetto minerario, il progetto Conga. Sono certo che invece di una prefazione tradizionale, Hugo apprezzi che essa apporti un tassello di supporto in più alla più impegnativa delle sue lotte di oggi. Del resto gli scritti di Eduardo Galeano e Raúl Zibechi offrono due presentazioni esaustive di questo libro, alle quali sarebbe difficile aggiungere qualcosa di significativo.

El Perol è una laguna cabecera de cuenca. Così sulle alture andine viene chiamata una fonte di acqua che, superficialmente o attraverso il sottosuolo, si espande su grandi estensioni di territorio dando origine a uno o più fiumi. Questa cabecera è parte di un ecosistema complesso che risulterebbe irrimediabilmente compromesso dalla miniera. La compagnia mineraria autrice del progetto ha dichiarato che interverrà su quattro delle molte lagune così formate: sotto a due estrarrà l’oro mentre le altre due verranno utilizzate come discarica. In realtà le lagune distrutte sarebbero oltre quaranta perché l’enorme scavo della miniera attirerebbe inevitabilmente le loro acque al suo interno, per legge fisica.

images (1)Spiega Hugo: le quaranta lagune di altura attraverso percorsi sotterranei alimentano con la loro acqua circa 600 sorgenti poste a diverse altezze e riforniscono di acqua decine di migliaia di campesinos che la utilizzano per i loro campi e i loro allevamenti, per sfociare successivamente in cinque fiumi che si riversano parte nell’oceano Pacifico e parte nel bacino amazzonico finendo infine nell’oceano Atlantico. La miniera necessita di molta energia. Così queste acque verrebbero intercettate a valle, al loro arrivo sul Rio Marañón, affluente del Rio delle Amazzoni, per costruire una grande idroelettrica che espellerebbe varie centinaia di contadini dai loro terreni.

Qui a El Perol, attorno alle lagune, è in corso da alcuni anni un esasperato braccio di ferro che ha già avuto i suoi morti -fra i comuneros, naturalmente-: da un lato il governo peruviano e una potente compagnia mineraria, dall’altro la popolazione locale, consapevole delle conseguenze che questa miniera “a cielo aperto”, ultimo grido della tecnologia mineraria, comporta: l’uso del cianuro per strappare pochi grammi di oro e di argento da ogni tonnellata di roccia. 192mila per la precisione, da frantumare ogni giorno per rendere redditizio un progetto del valore di oltre 5.5 miliardi di dollari.

imagesQualcuno dei lettori avrà certamente letto il bellissimo libro di Manuel Scorza, Rulli di tamburo per Rancas, che Hugo giustamente rammenta nel suo libro. Nel racconto di Scorza, era la Cerro de Pasco Corporation a seminare morte e disperazione. Una storia che si perpetua. Cambiate Cerro de Pasco Copper Corporation con Minera Yanacocha S.R.L., le regione di La Oroya con la regione di Celendin, il nome del presidente di allora con quelli dei presidenti Alan Garcia, Alejandro Toledo, Ollanta Humala, e il nome di Manuel Scorza con quello di Hugo Blanco, e sarete nella realtà di oggi, in una delle cattedrali della religione della modernità, lo “sviluppismo”. Cliccate sul web Minera Yanacocha e guardate.

A La Oroya, dove la Cerro de Pasco ha la sua fonderia, ancora oggi i bambini nascono con il piombo nel sangue, e lo accumulano giorno per giorno arrivando ad averne, prima dei sei anni, fino a 10 microgrammi per decilitro di sangue, contro gli 0.010 stabiliti come limite massimo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Minera Yanacocha in realtà si legge Newmont Mining Corporation, Compañia de Minas Buenaventura e Corporación Financiera Internacional, membro del Gruppo della Banca Mondiale. Tre giganti del potere minerario e finanziario mondiale da un lato, sostenuti da un governo, contro alcune migliaia di comuneros andini dall’altro: il divario delle forze in campo è smisurato, ma Hugo, l’uomo delle molte battaglie, impossibili sulla carta però vittoriose sul terreno, sulla copertina del n.87 (novembre 2013) del suo mensile Lucha Indigena -la cui sopravvivenza è sempre appesa a un esile filo- in un momento felice della lotta poté scrivere a caratteri cubitali,: “!Il grido trionfale fu: Conga no va!”. Una battaglia vinta non è la fine della guerra, però un passo avanti della speranza si, lo é. Mentre scrivo queste righe, Hugo diffonde la notizia di una battaglia persa, almeno per ora, quella della famiglia Chaupe, che ha percorso tutti i gradi di giudizio per opporsi all’esproprio del proprio modesto appezzamento di terra che costituisce un cuneo inaccettabile nel cuore della miniera. Espropriati e condannati per resistenza! Ma i Chaupe non si arrendono, e Hugo neppure. Un’ulteriore battaglia, sul piano giudiziario questa, “impossibile” da vincere?

Nel corso delle loro manifestazioni di resistenza i comuneros cantano Flor de Retama: “…la sangre del pueblo tiene rico perfume, huele a jazmines, violetas, geranios y margaritas, a pólvora y dinamita, carajo! a pólvora y dinamita, carajo!…” ( Il sangue del popolo ha un profumo inebriante, odora di gelsomini, violette, gerani e margherite, e di polvere e dinamite, carajo! polvere e dinamite, carajo!…).


copertinaDue parole sul libro, per dovere. Un linguaggio asciutto, incalzante, senza fronzoli, coinvolgente, come il personaggio: jeans, camicia colorata, due limpidi e penetranti occhi marroni su un volto bianco inquadrato da una candida barba e dall’immancabile cappello di paglia. Un discorso incisivo e chiaro, comprensibile alla gente comune, la sua gente. Già, un indio dal volto bianco … del più indio degli indios, nel cuore e nella mente.

Hugo non manca di humor. Gustoso il suo riferimento al “valore aggregato”, espressione da lui usata per dimostrare, come annota argutamente, di avere anche lui una cultura adeguata ai tempi. Cultura che Hugo ha per istinto, profonda e con le giuste priorità, non negoziabili, per poter vivere con dignità, dalla parte degli oppressi di sempre. Nessun tentennamento quando il potere, che qualche volta sembra essere “buono”, (ma due volte ne ha chiesto la condanna a morte e un ministro gli ha perfino inviato in regalo una bara quando in prigione faceva lo sciopero della fame!), gli offre di lottare dall’alto, con un incarico di governo, per i suoi obiettivi. Hugo non ha dubbi: la lotta giusta sta in basso, a lato della sua gente. Dotato di indiscutibili doti di leader, lo è in modo anomalo per il pensiero e la pratica corrente: le sue opinioni sono sempre sottoposte al vaglio dei compagni, alle cui decisioni si sottomette, anche quando non collimano con le sue. Strano, no, di questi tempi?

In un’epoca di crisi della rappresentanza e di stravolgimento del potere, di assenza di ogni limite al sopruso, leggere le vicende di Hugo conforta e riorienta. Ci sono ancora la dignità, la speranza, la vita, al di là dell’economia, della finanza e dei “mercati”. Si, ci sono persone la cui vita ha tutti i requisiti per diventare leggenda. Hugo Blanco potrebbe essere una di queste, come Ernesto Guevara o Emiliano Zapata. Nelle loro leggende i popoli che le tramandano trovano forza e speranza per le loro lotte.

Ma la leggenda crea un’icona, che cristallizza e imbalsama e fa dimenticare la persona reale, con le sue ansie,le sue pene, quale Hugo Blanco è: ancora oggi in piedi sulle barricate, inesauribile, con la sua eccezionale carica di umanità e il suo desiderio di andare oltre, perché i successi sono ormai realtà del passato mentre le necessità del presente sono ancora tante, tante, tante …

Noialtri, gli indigeni!. Un libro da non leggere distrattamente !

Presentazione del libro, scaricabile: SCHEDA LIBRO

scheda Hugo

da: RULLI DI TAMBURI PER RANCAS

La strada verso Cerro de Pasco era una collana di cento chilometri di pecore moribonde. Greggi famelici rosicchiavano gli ultimi cespugli nelle strettoie che, a ogni lato della strada,venivano tollerate dall’imperiosità del Recinto*. Quel transito durò due settimane. Nella terza il bestiame cominciò a morire. Nella quarta morirono centottanta pecore; nella quinta, trecento, nella sesta, tremila.

Immaginarono che fosse pestilenza. La signora Tutina mandò a comprare un unguento contro la verminazione. Sua figlia si procurò per conto suo anche un po’ di acqua benedetta. Né unguento né acqua benedetta arrestarono la moría. Morirono a migliaia. La strada correva tra due cordoni di bava bianca.

Castigo di Dio, castigo di Dio” bramiva don Teodoro Santiago marcando con croci le case degli adulteri e dei calunniatori. “E’ per le vostre colpe! Per le vostre lingue infette e per i vostri desideri sporchi. Dio sputa su Rancas!”. I peccatori si inginocchiarono. “Perdono, don Santiago!” [………]

Un uomo grasso, con la faccia mezzo pallida, impillaccherato di fango, parlò dalla porta. “Non è Dio, paparini, è la <Cerro de Pasco Corporation>!”

* Il recinto in costruzione che delimitava i territori acquistati dalla Cerro de Pasco.

(Manuel Scorza, da “Rulli di tamburo per Rancas”, 1970, ediz. ital. Feltrinelli 1972)

Qui il programma completo del suo giro in Italia: programma tour in Italia

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