LIBERTÀ PER EMILIO BERKHOFF

emilioHo conosciuto Emilio nel novembre del 2013 durante una visita al carcere di Lebu, dove era rinchiuso già da diversi mesi in condizione di carcerazione preventiva, mentre mi trovavo in Cile come osservatrice dei diritti umani con lo specifico compito, tra gli altri, di visitare i prigionieri politici mapuche e per la causa mapuche. Emilio mi ha accolta nel parlatorio apparecchiando il tavolo e offrendomi un mate, e abbiamo parlato della sua situazione giudiziaria e della lotta che stanno conducando le comunità indigene. Dopo di che, Emilio ha impiegato il tempo restante del colloquio a chiedermi e confrontarsi sulle lotte di liberazione di altri popoli nel mondo, dai Paesi Baschi alla Palestina passando per il Chiapas e il Sahara Occidentale, come se fossimo stati tranquillamente seduti nel salotto di casa sua. Mi è rimasta impressa la limpidezza dello sguardo diretto di questo ex studente di antropologia, cileno, che ha scelto di unirsi alla lotta del popolo mapuche, andando a vivere in una comunità e crescendo lì i suoi due figli.


Da allora sono rimasta in contatto con la madre di Emilio e ho seguito le complicate vicende del suo iter processuale, con il quale sembra si voglia dare una lezione esemplare: attenzione, perchè chi si mette dalla parte dei mapuche può pagare un prezzo molto alto. Lo stato del Cile probabilmente non accetta quello che considera un tradimento da parte di un suo cittadino “non-indigeno”. (Luisa Costalbano)563325_10200298190712845_1498031161_n

COMUNICATO PUBBLICO DEI FAMILIARI E AMICI DI EMILIO BERKHOFF DI FRONTE ALLA CONTINUA PERSECUZIONE POLITICO-GIUDIZIARIA

Noi familiari e amici di Emilio Berkhoff comunichiamo all’opinione pubblica nazionale e internazionale quanto segue:

A partire dal 2 febbraio 2012, Emilio è stato oggetto di una persecuzione politica, giudiziaria e mediatica, a causa della quale è stato in carcere 14 mesi. La procura insieme all’amministrazione Piñera-Chadwick, dietro pressione delle imprese forestali più potenti del Cile (Arauco, Mininco y Volterra), hanno imbastito una causa giudiziaria contro Emilio che ingloba 10 delitti, tutti vincolati alla lotta Mapuche, in quanto si sarebbe trattato di azioni di sabotaggio contro le imprese menzionate. In tal modo, con la carcerazione di Emilio e l’attacco mediatico di cui è stato oggetto, si è cercato di frenare la lotta Mapuche e l’appoggio e la simpatia che questa genera. Puntando imoltre sulla tesi degli infiltrati nelle comunità, che sarebbero i veri violenti, pretendendo così di nascondere la realtà ineludibile del conflitto tra le forestali e le comunità, dove le imprese sono quelle che concentrano il possesso della terra e la distruggono con l’utilizzo del monocoltivo di pini de eucalipti, e le comunità quelle che lottano per recuperare il territorio saccheggiato.

Le prove esistenti contro Emilio, dopo tre anni di investigazioni, durante i quali ha subito perquisizioni doniciliari e carcere preventivo, non sono nient’altro che le dichiarazioni di 14 testimoni protetti, dei quali si sa poco o nulla. La difesa, durante il periodo delle investigazioni, è riuscita ad ottenere che il tribunale desse ordine di rivelare l’identità dei testimoni protetti, di conseguanza al quale la procura ha deciso di non portare detti testimoni al processo, argomentando di voler salvaguardare la loro incolumità. Mentre chiaramente voleva solo nascondere il proprio montaggio. Decisive rispetto all’uso dei testimoni protetti sono state le sentenze della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale. Ciò nonostante la procura ha ottenuto di portare come testimoni al processo gli agenti della P.D.I (polizia d’investigazione) che raccolsero le dichiarazioni dei testimoni protetti. Ciò significa che gli agenti racconteranno ciò che hanno ascoltato, introducendo così le dichiarazioni dei testimoni protetti in maniera nascosta e indiretta.

Con tutto questo, ciò che viene meno sono le reali garanzie per un processo equo e giusto. In quanto le basi minime perché ciò possa avvenire sono state vulnerate con prove spurie e non controbattibili da parte della difesa, come sono le dichiarazioni riportate di testimoni protetti la cui identità e le cui argomentazioni non conosceremo mai.

Di fronte a tutto ciò lanciamo un appello alla gente mapuche e non mapuche, cosciente e solidale, di seguire Emilio in questo processo politico a suo carico, a partire dal giorno 3 marzo alle 9.00 al tribunale di Cañete. Lì saremo ad esigere un processo giusto ed equo.

MAI PIÙ TESTIMONI PROTETTI
LIBERTÀ A TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI MAPUCHE
WEUWAIÑ. FAMILIARES Y AMIGOS DE EMILIO BERKHOFF.

COME COORDINAMENTO IL CERCHIO ABBIAMO DECISO DI SOSTENERE EMILIO E LA SUA BATTAGLIA PER UN GIUSTO PROCESSO.

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Comunicato originale:
http://www.mapuexpress.org/2015/02/18/comunicado-publico-familiares-y-amigos-de-emilio-berkhoff-ante-continuacion-persecucion#sthash.ke6WPEdN.GaBDcob5.dpbs

altri link:
http://www.mapuexpress.org/2015/02/20/el-caso-de-emilio-berkhoff-deja-al-desnudo-la-existencia-de-persecucion-politica-en-chile#sthash.47pWTICX.dpbs
http://www.biobiochile.cl/2015/02/28/emilio-berkhoff-previo-a-inicio-de-juicio-oral-se-me-persigue-por-apoyar-las-demandas-mapuche.shtml

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