LO SGUARDO OLTRE 2: LA PALESTINA

LO SGUARDO OLTRE 2: LA PALESTINA

Per aprire la prospettiva oltre i confini delle Americhe, oltre i popoli indigeni o tribali in senso stretto, negli ultimi anni, parlando di genocidi dimenticati o volutamente ignorati, abbiamo allargato lo sguardo all’Africa e alla Turchia, palando del genocidio in Ruanda e di quello armeno. In questo contesto, non possiamo dimenticare il popolo palestinese che, nonostante le risoluzioni ONU, sta subendo un autentico genocidio, tra l’indifferenza o la rimozione di buona parte dell’opinione pubblica internazionale e la complicità degli stati occidentali, che fingono di credere in presunti “processi di pace”. Dal dopoguerra ad oggi stiamo assistendo al sistematico furto del territorio e dell’acqua, dei campi e del mare, oltre alla costruzione del muro dell’apartheid, agli attacchi militari criminali alla popolazione civile, alla pratica dell’incarcerazione amministrativa senza prove e senza processo e all’arresto arbitrario persino di ragazzi e bambini, alle condizioni di detenzione disumana dei prigionieri politici, e l’elenco sarebbe ancora lunghissimo…

Uno degli ultimi esempi in ordine di tempo di questa politica genocida è Piano Prawer, che prevede il trasferimento forzato e urbanizzazione di circa 40mila beduini del deserto del Negev. Un progetto a cui le autorità israeliane lavorano da tempo e che ha come obiettivo ultimo la distruzione di 45 villaggi beduini non riconosciuti dallo Stato e il trasferimento della popolazione residente in “township”, città costruire ad hoc dal governo, contro il quale ci sono state nell’ultimo periodo numerose proteste. Su questi temi torno a proporvi la rubrica dell’Associazione Tessere Culture, che si occupa di intercultura nella provincia di Firenze. “4 libri x” è uno spazio dove, di volta in volta, qualcuno propone 4 libri su un determinato argomento, una presentazione o recensione veloce. Amin Nabulsi propone 4 libri per capire la Palestina e la questione palestinese.

(luisa)

1) Alain Gresh, ISRAELE, PALESTINA. LA VERITÀ SU UN CONFLITTO, 2004 Einaudi Editore. Dalla nascita del sionismo alla guerra del 1948 e alla creazione dello stato di Israele; dalla resistenza dei palestinesi alla loro trasformazione in rifugiati e alla creazione dell’Olp; dalla guerra del 1967 agli accordi di Oslo e ancora alle scelte del governo Sharon: ripercorrendo i momenti cruciali del conflitto israelo-palestinese, Alain Gresh ci aiuta a comprendere una sanguinosa vicenda che dura ormai da un secolo e ha provocato la morte di migliaia di israeliani e palestinesi. Un libro che rifiuta la solidarietà astratta con uno dei due contendenti – anche se non nasconde la simpatia per la «causa palestinese» – e abbraccia la tesi che nessuno dei due è investito da «una missione superiore», nessuno è buono, giusto, migliore per natura o per qualche grazia divina o immanente. Un libro che nasce dalla volontà di ristabilire principi indiscutibili su cui fondare una seria discussione e cercare una via alla soluzione laica del conflitto.

2) Ilan Pappé, LA PULIZIA ETNICA DELLA PALESTINA, 2008 Fazi editore. «Ilan Pappe è forse il più anticonformista degli israeliani, che conduce una battaglia radicale contro l’establishment politico e accademico di Israele» (Mario Vargas Llosa). Nel 1948 nacque lo Stato d’Israele. Ma nel 1948 ebbe luogo anche la Nakba (‘catastrofe’), ovvero la cacciata di più di un milione di palestinesi dalla loro terra. La vulgata israeliana ha sempre narrato che in quell’anno, allo scadere del Mandato britannico in Palestina, le Nazioni Unite avevano proposto di dividere la regione in due Stati: il movimento sionista era d’accordo, ma il mondo arabo si oppose; per questo, entrò in guerra con Israele e convince i palestinesi ad abbandonare i territori – nonostante gli appelli dei leader ebrei a rimanere – pur di facilitare l’ingresso delle truppe arabe. La tragedia dei rifugiati palestinesi, di conseguenza, non sarebbe direttamente imputabile a Israele. Ilan Pappe, ricercatore appartenente alla corrente dei New Historians israeliani, ha studiato a lungo la documentazione (compresi gli archivi militari desecretati nel 1988) esistente su questo punto cruciale della storia del suo paese, giungendo a una visione chiara di quanto era accaduto nel ’48 drammaticamente in contrasto con la versione tramandata dalla storiografia ufficiale: già negli anni Trenta, la leadership del futuro Stato d’Israele (in particolare sotto la direzione del padre del sionismo, David Ben Gurion) aveva ideato e programmato in modo sistematico un piano di pulizia etnica della Palestina. Ciò comporta, secondo l’autore, enormi implicazioni di natura morale e politica, perché definire pulizia etnica quello che Israele fece nel ’48 significa accusare lo Stato d’Israele di un crimine. E nel linguaggio giuridico internazionale, la pulizia etnica è un crimine contro l’umanità. Per questo, secondo Pappe, il processo di pace si potrà avviare solo dopo che gli israeliani e l’opinione pubblica mondiale avranno ammesso questo “peccato originale”.

3) Paolo Barnard, PERCHÈ CI ODIANO, 2006 BUR. Le menzogne uccidono. Ci sono le prove, le testimonianze, i documenti. Basta provare a cercare, basta avere voglia di sapere. È quello che ha fatto in anni di ricerca e di viaggi l’autore di questo libro utilizzando fonti “non sospette”, cioè quelle ufficiali americane, inglesi, israeliane che dimostrano come il terrorismo sia stata l’arma principale di questi paesi per imporre loro un ordine mondiale. Da decenni. Da quando gli israeliani si resero protagonisti di una vera pulizia etnica contro i palestinesi, e gli americani (con gli inglesi) sostennero le controrivoluzioni in Indonesia, in Guatemala, in America Latina. Con l’aggiunta dei russi in Cecenia: una lunga lista di esempi riguardo i quali non si può restare indifferenti. “Nella primavera del 2006 ho pubblicato un libro dal titolo “Perché ci Odiano”, edito dalla Rizzoli BUR, collana Futuro Passato. Rispetto al mio pezzo televisivo “L’Altro Terrorismo” (Report, 2003) esso è molto più documentato e soprattutto contiene una critica a Israele forse senza precedenti nell’editoria italiana importante, poiché Israele viene da me annoverato fra gli Stati terroristi e accusato da fonti ebraiche autorevoli di aver imposto “54 anni di ‘nazismo’ in Palestina”. E’ probabilmente il libro oggi più censurato nella saggistica italiana. Praticamente nessun media televisivo né cartaceo ha voluto recensirlo, dunque né RAI, né Mediaset o La7, o alcuna radio pubblica o privata mainstream. Neppure L’Unità, Liberazione, Diario o La Repubblica (che ha letteralmente tolto una recensione dalle pagine sia del quotidiano che del Venerdì). Uniche eccezioni, Odeon Tv e il Manifesto. La Rizzoli lo propose a 102 contatti affinché fosse recensito, e fu ignorato da 101 di essi. Sappiamo che la censura è politica e viene dall’alto, e credo che la critica a Israele ne sia alla base.”

4) Edward Said : LA QUESTIONE PALESTINESE, 2002 Feltrinelli. Un classico di sorprendente attualità, che continua a offrire elementi di riflessione e ci aiuta a cogliere in profondità le ragioni storiche di ciò che oggi sta accadendo in Palestina. Said ricostruisce i fatti dal punto di vista palestinese – e non genericamente arabo o islamico – a partire dagli inizi dell’intera vicenda: la nascita del movimento sionista, l’affermazione della sua ideologia nel contesto della cultura colonialista europea, l’avvio del fenomeno migratorio verso la Palestina. In parallelo traccia la storia del popolo palestinese, presentandone un accurato profilo demografico e sociologico. Molti sono i collegamenti e le affinità tra la storia degli arabi e quella dei palestinesi, così come si sono definiti nel secolo scorso. Ma l’incontro traumatico con l’occupazione israeliana ha reso unica la storia dei palestinesi. L’unicità di questa storia e di questo popolo, con le sue vite vissute, le sue tante sofferenze e le sue profonde aspirazioni, è messa a fuoco e analizzata in “La questione palestinese”. La storia nazionale palestinese testimonia uno scontro perdente tra un’ambiziosa ideologia, fondamentalmente europea, e l’incapacità di convincere l’Occidente della giustezza della causa anticolonialista araba. Eppure, nonostante questo tragico fallimento, nonostante i palestinesi siano stati dispersi, frazionati, espropriati dei loro territori, essi hanno saputo sviluppare una sorprendente capacità di resistenza e, soprattutto, dare vita alla loro specifica identità di popolo. A partire dalla realtà storica del suo popolo, Edward W. Said in questo libro mette crudamente alla prova l’infondatezza delle gabbie interpretative già criticate in “Orientalismo”, fornendo la definizione più esauriente e illuminante della questione palestinese.

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